In ricordo

Due anni con un paziente e la sua famiglia sono “tanta roba”. I. è entrato nel nostro tessuto e grazie a lui siamo tutti più ricchi…

Maria Grazia, raccontando di cose semplici, passa questa sensazione anche a chi non ha fatto parte del gruppo di cura. Grazie I., grazie Elena, grazie per aver costruito con noi un lungo rapporto di fiducia e, sì, affetto.

È una bella giornata tiepida anche se siamo in gennaio.

Suono il campanello e mi apre Elena, con il suo solito sorriso. Ci abbracciamo a lungo, gli occhi si inumidiscono ma è solo un attimo, mi accoglie in cucina davanti a una tazza di caffè.

Ha tante cose da raccontarmi, del nuovo lavoro della figlia , così iniziamo a parlare fitto fitto, sono diversi mesi che non ci vediamo. Poi apro la mia borsa e le porgo un pacchettino e le dico: “lo so che ti farà piangere ma è un anno che lo custodisco: I. mi aveva chiesto di farlo per donartelo lo scorso Natale”. Lei lo apre, legge e mi guarda… È un ciondolo di legno dipinto con scritto “baby”, il vezzeggiativo che usava spesso I. per chiamarla. Ride, due lacrime le scendono, mi prende la mano e mi dice: “grazie, mi piace molto”.

Usciamo e camminiamo sottobraccio come due buone amiche finché ci troviamo davanti la foto di I. tutto elegante, proprio un bell’uomo, dall’aspetto molto diverso da quello che ho conosciuto. Lei sorridente accarezza la foto ed esordisce con: “ciao papi, guarda chi è venuto a trovarti!”. Cambia l’acqua alle rose e ci raccogliamo in preghiera.

Nel percorso verso casa ci tornano alla mente tantissimi ricordi, momenti vissuti insieme, dal trasporto in macchina verso Casa Vidas alle gite in compagnia dei tanti amici che ora non ci sono più.

Lei continua fra una lacrima e una risata a raccontare i tanti momenti trascorsi insieme. I. aspettava con piacere il fatidico giovedì mattino [giornata del long day in Casa Vidas, N.d.R.], si alzava presto per poter essere pronto ma la cosa non gli pesava. Poi alle 9 il citofono suonava, io e l’altro volontario lo aiutavamo con la carrozzina a scendere le scale. Lui beatamente ringraziava sempre me, facendo arrabbiare il mio compagno; e poi tutti scoppiavamo a ridere: abbiamo passato insieme più di 2 anni.

Parlandone con Elena mi sono resa conto che mi riaffioravano alla mente in continuazione i ricordi, gli ultimi momenti difficili, mi sono sentita frastornata dalle tante emozioni. La gente ci guardava vedendo due persone che un momento ridevano e un attimo dopo si abbracciavano e si asciugavano gli occhi…

Ci siamo lasciate con queste parole di Elena: “I., in questi ultimi anni di malattia è stato felice di avervi incontrato, ha sempre sentito la vicinanza anche di tutto il personale Vidas e ha sempre ringraziato tutti. Ora devo andare via un mese ma al mio ritorno vi aspetto una sera a cena, in ricordo di I., lui sarebbe stato contento così”.


Federica

Sono Federica, nata in Vidas più di dieci anni fa come volontaria domiciliare e poi chiamata per il coordinamento dei volontari, che oggi condivido ultrafelicemente con Monica. Ho tre bimbi che sono dei tesori e un marito con grandi spalle che viaggia sempre. Parlo molto, dormo niente, mi emoziono sempre. Mi pacifico in alta montagna. Adoro i nostri volontari, che insieme ai nostri pazienti vanno al cuore della vita. E io insieme a tutti loro.

Lascia un commento

Questo spazio è a disposizione di tutti per dare il proprio contributo al dibattito con riflessioni, pensieri, domande. Se sei un nuovo utente leggi la policy e ricorda che il tuo primo commento verrà rivisto dagli amministratori prima di essere pubblicato.


*obbligatorio