Biotestamento, è tempo di applicare la legge

Fatta l’Italia bisogna fare gli italiani. La frase, attribuita a Massimo D’Azeglio, trova continue conferme nella pervicacia con la quale nel nostro Paese le leggi restano sovente inapplicate.

DAT

La norma sul biotestamento, approvata alla fine del 2017 poco prima della conclusione della legislatura, è frenata da una miriade di ostacoli determinati dall’incertezza di regole che si somma a una burocrazia ignara e a medici diffidenti.

Poche migliaia sono le persone che hanno redatto le disposizioni anticipate, nulla in rapporto a quanti in Italia ogni anno entrano nella terra sconosciuta del fine vita.

Un ulteriore passo in avanti potrebbe venire dal via libera alla legge dato dal Consiglio di Stato alla fine dello scorso mese di luglio. Al di là dell’ok, è importante che l’organismo della giustizia amministrativa abbia ribadito che l’interessato può decidere “ora per allora” sui trattamenti sanitari che potrebbero riguardarlo e sui quali in futuro non potrà dare il consenso.

Il Consiglio di Stato ha inoltre sottolineato che il registro nazionale è aperto a tutti coloro che sono iscritti al servizio sanitario e che le DAT non hanno alcun vincolo di contenuto. Ciò significa che l’interessato deve poter scegliere se vincolarle a una particolare malattia o alle future e di nominare o meno il fiduciario.

Le DAT, afferma il Consiglio di Stato, servono a orientare l’attività del medico ed è quindi importante che ci sia certezza sulla volontà.

Al di là delle nette espressioni di un alto organismo giuridico, resta tuttavia evidente che un diritto si fa sostanza solo con un atteggiamento pienamente responsabile delle strutture pubbliche.

Torna, come in tanti passaggi della vita di questo Paese, l’antica tentazione di considerare le regole che l’Italia s’è date, non l’imperativo categorico di un cittadino, ma un optional.

“Il servizio è sospeso. Torni, quando? Non lo sappiamo”.

Il modulo Vidas per la compilazione delle DAT è disponibile sul nostro sito al seguente link: www.vidas.it/biotestamento


Giuseppe

Mi chiamo Giuseppe Ceretti e ho fatto il giornalista per oltre 40anni. Ho fatto, ma a dire il vero faccio, perché se ami questo mestiere non smetti mai. Così qualche tempo fa ho detto sì ad un’amica che mi ha chiesto se volevo diventare un volontario della penna per Vidas. Un impegno che mi onora e che tengo ad assolvere con il massimo impegno. Tanto più ora. È un debito di gioia e di riconoscenza che mi lega a Giovanna, da qualunque parte mi guardi.

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