La solitudine dei maturandi

“Mi spieghi il perché di questa morbosa attenzione per i temi della maturità?” mi ha chiesto ieri a cena mio marito. Confesso che non ho saputo dare risposta, se non che anche io alle tracce avevo già prestato attenzione. Sarà che è una tappa da cui tutti – o quasi – siamo passati. La prima prova, quella di italiano, unisce tutti i maturandi dal blasonato liceo classico al più bistrattato istituto professionale. E poco importa se gli intervistati nei grandi giornali escono sempre dai più patinati licei del centro, l’elaborato migliore potrebbe provenire dal più sperduto plesso di provincia quando in campo c’è il tema della solitudine.

Ai miei tempi scelsi il tema socio-economico. Sul titolo mi aiuta la rete: “Il viaggio: esperienza dell’altro, formazione interiore, divertimento e divagazione, in una parola, metafora della vita”. Metafora della vita di tanti ragazzi di oggi è invece forse la proposta artistico-letteraria il cui titolo recitava “I diversi volti della solitudine nell’arte e nella letteratura”. Almeno uno su cinque l’ha scelta, stando al Corriere della Sera. Perché se è vero che siamo in una società i cui i famosi 6 gradi di separazione sarebbero diminuiti a soli 3 e mezzo grazie a Facebook e compari, sembra che gli adolescenti non si siano sentiti mai così soli.

Ben venga allora, in questo ideale passaggio all’età adulta, metterli davanti a un fatto concreto: non siete i primi – e di certo non sarete gli ultimi – a subire lo scherno dei compagni, a essere messi alla berlina per il vostro corpo in costante mutamento, a sentirvi a disagio dentro una pelle che non riconoscete vostra. Ed è altrettanto incoraggiante che tra le opere d’arte scelte a rappresentare la solitudine non sia stata sceltaIl viandante sul mare di nebbia” con la sua aura eroica o “L’urlo” con i due passanti indifferenti alla sofferenza, ma una solitudine più moderna come quella di Hopper, una solitudine composta come quella di Fattori e persino un’opera dello stesso Munch in cui l’alienazione della società moderna è così sommessamente descritta. Allo stesso modo le tracce letterarie uniscono Petrarca e Alda Merini, con un viaggio di secoli da cui traspare l’universalità di questo tema.

La solitudine però sa essere sensazione insostenibile, lo sappiamo bene noi di Vidas. È questa la prima cosa che la nostra fondatrice Giovanna Cavazzoni ha voluto combattere, ciò che mi ha sempre colpito nel seme che diede vita al nostro ormai fiorente servizio. L’abbandono e l’isolamento di una donna, Rina, che dalla sua casa di ringhiera nel cuore di Milano chiedeva a una giovane Giovanna di avvicinare la sedia al suo capezzale, così che forse il medico invece di starsene dieci minuti sulla porta nel pronunciare la diagnosi andasse a sedersi accanto a lei e, stringendole la mano, le stesse accanto con il senso vero che ha la parola CURA.

Forse sono andata fuori tema? Può darsi, ma non sono mai stata brava a fermare la mente su un solo concetto. Per fortuna, a questo giro, non sono io tra i maturandi!


Roberta

Blogger, cinemaniaca, aspirante fundraiser 2.0, lettrice incallita, appassionata social networker, viaggiatrice e cuciniera folle... in una parola iperattiva in tutto tranne che nello sport! Frequento un cineforum ma non sono tagliata per i dibattiti. Sono più brava ad esprimermi nel mio blog in cui parlo di tutto quel che mi passa per la testa! Sono Roberta Tocchio e lavoro in Vidas dal maggio 2011: sono entrata come stagista e non me ne sono più andata. Mi occupo, per lavoro e per passione, di web e social network.

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