Basta provarci, il coraggio e l’esempio di Stephen Hawking

È morto a 76 anni Stephen Hawking. Il celebre astrofisico, che ha studiato le origini dell’universo, era malato di SLA fin da quando era poco più che ventenne.

Perché ricordarlo in questo blog? Che altro potremmo aggiungere di significativo su colui che ci ha stupito, commosso, divertito, raccontando, con infinita sapienza narrativa, i buchi neri, quelle smisurate regioni dello spazio e del tempo capaci di inghiottire in un sol colpo noi e altre mille galassie?

In apparenza nulla.

Tuttavia c’è qualcosa, nello straordinario romanzo che è stata la vita di Hawking (a proposito, vi ricordate il bel film di James Marsh La teoria del tutto del 2014 interpretato da Eddie Redmayne?) che riguarda noi tutti e da vicino noi di Vidas.

Se i figli e la progenie di Hawking lo consentono e forse approfittando della loro distrazione, il filo rosso che ci lega è nella tenace resistenza a non darla mai per vinta a ogni malattia, al dolore, alla sofferenza. Anzi, trasformando il tremendo handicap della SLA nel grimaldello in grado di scardinare paure, rinunce.

Quando hai di fronte l’eventualità di una morte precoce – ebbe a dire lo scienziato tanti anni fa – realizzi tutte le cose che vorresti fare e capisci che la vita deve essere vissuta a pieno”. Perciò Hawking ha davvero molto a che fare con noi di Vidas.

Ci racconta che riconoscere la nostra mortalità, i nostri limiti, le nostre angosce, non è solo una scoperta dolorosa. Al contrario ci può aprire gli occhi su quanto di bello c’è nella vita di ogni giorno.

Poco importa se Hawking lo faceva col naso all’insù e la testa piena di sapienza guardando le stelle e noi ad altezza d’occhio dell’amico o della persona cara che ci sta di fronte.

Ciò che conta è provarci. “La vita sarebbe tragica se non fosse divertente” amava ripetere Hawking.

Se lo ha detto lui che ha convissuto 55 anni con un male tanto devastante, amando, mettendo su famiglia, generando figli, c’è da crederci.

Proviamoci e pazienza se non potremo, come lui, farci una passeggiatina nello spazio. Vuol dire che la sogneremo.


Giuseppe

Mi chiamo Giuseppe Ceretti e ho fatto il giornalista per oltre 40anni. Ho fatto, ma a dire il vero faccio, perché se ami questo mestiere non smetti mai. Così qualche tempo fa ho detto sì ad un’amica che mi ha chiesto se volevo diventare un volontario della penna per Vidas. Un impegno che mi onora e che tengo ad assolvere con il massimo impegno. Tanto più ora. È un debito di gioia e di riconoscenza che mi lega a Giovanna, da qualunque parte mi guardi.

Lascia un commento

Questo spazio è a disposizione di tutti per dare il proprio contributo al dibattito con riflessioni, pensieri, domande. Se sei un nuovo utente leggi la policy e ricorda che il tuo primo commento verrà rivisto dagli amministratori prima di essere pubblicato.


*obbligatorio