Mozart14, che tu sia la benvenuta

Shalom Mozart14, che tu sia la benvenuta a Milano. Parola di Vidas, che ha fatto della musica la sua compagna ideale nel lungo percorso dedicato ai malati terminali, un filo rosso lungo ormai quasi 36 anni.

E Shalom alla presidente di Mozart14, Alessandra Abbado, che da anni sostiene le iniziative avviate in ambito sociale ed educativo dal padre Claudio. In soli tre anni l’associazione, con i suoi laboratori di musicoterapia e di canto corale, è entrata nella vita dei piccoli degenti nei reparti pediatrici, bimbi e adolescenti con difficoltà fisiche e cognitive, di detenuti e di ragazzi reclusi nel carcere minorile.

Da Bologna a Milano, un passo breve ma significativo per cercare sostegno e nuove alleanze terapeutiche nello straordinario percorso che in soli tre anni ha caratterizzato l’intensa attività di Mozart14.

Bastano pochi istanti del documentario realizzato con la regia di Enza Negroni per comprendere quanto il linguaggio della musica possa davvero cambiare la vita, tra i degenti dei reparti pediatrici, così come di bimbi e adolescenti con disabilità fisiche e cognitive, di detenuti e detenute, di ragazzi reclusi nei carceri minorili.

Fare musica è esercizio dell’ascolto dell’altro, è fondamento della convivenza civile, perché la musica è formidabile strumento per superare le barriere del pregiudizio culturale e dell’incomunicabilità.
Noi di Vidas lo osserviamo nei volti dei nostri pazienti quando giovani gruppi musicali ci regalano momenti gioiosi nell’hospice.

Il volto di quei giovani e di quei bimbi si fondono così in un caleidoscopico gruppo guidato dai personaggi  mozartiani, dal buffo uccellatore Papageno sino a Leporello, da Tamino a Cherubino, ovvero i nomi dei laboratori di musicoterapia e di canto corale.

Osservare quei visi così carichi di sofferenza interiore eppure così felici quando sono avvolti da straordinarie sonorità, fa bene agli occhi, al cuore e alla mente.

Solo per questo vale la pena tendere una mano alla Mozart14.
Fatelo informandovi sul sito www.mozart14.com


Giuseppe

Mi chiamo Giuseppe Ceretti e ho fatto il giornalista per 40anni. Ho fatto, ma a dire il vero faccio, perché se ami questo mestiere non smetti mai. Potevo scrivere libri, ma poi mi sono chiesto se avevo davvero qualcosa di importante da dire. Risposta: no. Il sì’ l’ho invece detto all’amica Giovanna che mi ha chiesto se volevo diventare un volontario della penna per Vidas. Perché sì? Perché avevo qualcosa da dare a chi è solo e soffre. E poi a Giovanna, meglio alla signora Cavazzoni, non si può dire no. E se capiterà vi spiegherò la ragione.

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