Al giardino ancora non l’ho detto, diario di Pia Pera

Pia Pera è morta il 26 luglio.

“Al giardino ancora non l’ho detto” è il suo diario, il diario di una donna colpita da una malattia che non perdona e che, togliendo poco alla volta autonomia e futuro, trasforma i ritmi del quotidiano:

C’è sempre un chiacchiericcio di fondo, sempre gente in casa, restate soli con se stessi è un lusso raro, trovarsi faccia a faccia con l’Ignoto uno stato di grazia.

Al giardino ancora non l'ho detto

Ma la malattia è soprattutto occasione per compiere un viaggio verso la consapevolezza, un percorso autentico e magistralmente raccontato e nella cui autenticità trovano posto lo sconforto e la rabbia, le contraddizioni e la speranza, anche quando è mal riposta – rivolta persino a cure quasi magiche e senza fondamento – oppure violentemente ridimensionata dal corpo che non risponde più.

E verso l’accettazione.

Suppongo capiti, nel rendersi conto di tutto quello che non si potrà sperimentare mai più, di chiedersi se non c’era qualcosa di sbagliato. Mentre me lo chiedo tuttavia vedo anche svaporare la forza attrattiva di quel che non è stato.

Perché mai tormentarsi giudicando retrospettivamente attraente ciò di cui non avevo avuto, allora, nessunissima voglia?

E da questa lucidità sul passato nasce anche un amore nuovo per il presente.

Accettare il qui e ora, e questo significa: non sprecare energie nell’anelito vano di mutare ciò che è stato, sperarlo diverso. Abbracciando per quanto possibile con tenerezza quest’anima tremebonda che teme di aver sbagliato tutto.

Vorrei non perdere nemmeno un attimo di questo periodo di grazia. (…) che strano che adesso che ne dubito che non lo do per scontato, il mondo mi appaia incredibilmente ricco di meraviglie.

Compagno di viaggio il giardino, amato e accudito dall’autrice, che, nel non potersene più prendere cura, ha una misura del male che avanza. È una storia, quella di Pia Pera, raccontata con straordinaria lucidità e con una scrittura finemente cesellata, efficace e commovente.


Giada

Sono medico, ho 40 anni da un po', da più di 20 mi occupo di cure palliative. Sono sposata con Giovanni, compagno di liceo. Ho due figli e un piccolo cane. Mi piacciono le cose semplici, le linee essenziali, lo stile minimale. Mi piace l’acqua per la sua capacità di adattarsi rapidamente ai contenitori e per la sua pazienza di modificare i profili delle cose. Se non avessi fatto il medico, avrei fatto il cuoco.

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