In punta di piedi

Ci sono libri che ti sorprendi a leggere tutto d’un fiato… Vuoi perché sono scritti bene, vuoi perché riconosci come tuoi alcuni tratti dei personaggi che incontri, vuoi perché lo stile narrativo è accattivante e sei curioso di sapere come va a finire, vuoi perché quella lettura te l’ha consigliata la persona giusta nel momento giusto.

Un mix di tutto questo e, forse, molto di più mi ha portato a leggere in soli due giorni le 259 pagine dello straordinario romanzo di Riccardo Betti, Ettore Biagi e Fabiola Abbate In punta di piedi, edito da Ibiskos Editrice Risolo.

In punta di piedi

Un libro che mi ha stimolata come medico ma non solo: tanti gli spunti di riflessione come mamma, figlia, moglie e persino paziente. Un libro che ancora una volta mi ha aiutata a comprendere lo straordinario potere terapeutico della scrittura. Un libro pieno di emozioni, di colore, di vita, un viaggio attraverso gli sguardi pieni di speranza, di paura, di dolore, di fiducia, di determinazione dei vari personaggi – davvero tanti! – che si susseguono e che vengono raccontati per quello che sono in realtà: persone, normali. Un libro, infine, che non sottoscriverei in ogni suo capitolo ma di cui vi consiglio caldamente la lettura. Perché?

Sei anni, capelli castani leggermente lunghi, due occhi grandi, quasi troppo, così vivaci e brillanti al punto che già illuminavano la stanza ben prima che sua madre accendesse la luce.

Questa una delle prime descrizioni di Gabriele la cui storia – sono certa – conquisterà anche voi. Avrete la possibilità di riscoprire l’importanza dei particolari e la bellezza delle cose semplici nella vostra vita, ad esempio. A me ha ricordato anche come sia importante il lavoro d’équipe e come dietro a donne e uomini di successo ci siano sempre e inevitabilmente gruppi di lavoro e famiglie solidi… non perché fatti di eroi o persone straordinarie ma perché tutti coloro che ne fanno parte, uomini e donne normali, sono capaci di andare oltre il proprio io e di mettere passione e conoscenze in progetti condivisi sapendo rimanere uniti sempre, nella cattiva sorte e – cosa non facile né scontata – nei momenti di successo. Ma qui mi fermo e lascio a voi il gusto della scoperta.

Buona lettura, dunque, e se ne avrete voglia io sarò qui per un confronto!


Barbara

Barbara Rizzi: figlia, sorella, amica, moglie, madre e… medico palliativista di professione. Direttore Scientifico del CSF (Centro Studi e Formazione) Vidas dove lavoro dal 2001. Amo il silenzio, il profumo dell’erba appena tagliata, leggere, scrivere, passeggiare in montagna. Preferenze: piatto, pizzoccheri alla valtellinese; sport, pallavolo; colore, blu.

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