La felicità sa di brioche ai frutti di bosco

Madame brioche, che grazia questo racconto fatto in punta di piedi da Stèphanie la stessa grazia con la quale la signora Antonia ha voluto congedarsi dalla sua Fanny. A volte ci si tiene per mano fino all’ultimo respiro, altre volte ci si lascia prima. Mi piace pensare che sono i nostri pazienti che decidono come e quando salutarci.

“Fanny oggi ci fermiamo al bar prima di andare a fare la spesa”.

Fanny era il soprannome che mi aveva dato la signora Antonia. Lei era ancora molto attiva quando l’incontrai per la prima volta malgrado la malattia. Viveva da sola, andava a fare la spesa tutti i martedì e portava fuori il suo cane ben tre volte al giorno, nonostante i quattro piani di scale da fare a piedi. Capii subito di avere a che fare con una signora dalla forte personalità. Era la prima volta che mi prendevo cura di qualcuno al di fuori delle mura domestiche ed ero entusiasta di condividere con lei un momento tanto banale come fare la spesa, al tempo stesso tanto importante per impedire alla malattia di spezzare la routine delle sue piccole abitudini di tutti i giorni a cui lei teneva molto perché rappresentavano ancora, per lei e per il mondo intorno a lei, la tangibile prova della sua indipendenza. Era un modo di dire: finché ne avrò la forza posso farcela!
Come facevo ormai da alcune settimane presi le borse sotto braccio e, ancora un po’ stupita da questo fuori programma, scesi con lei per strada, in direzione del bar all’angolo.

La felicità sa di brioche ai frutti di bosco

Il quartiere in cui abitava era il suo universo. In quelle strade aveva conosciuto suo marito. In quelle strade erano cresciuti i suoi ricordi e le sue abitudini. Anch’io abitavo lì, a pochi isolati da lei, forse frequentavamo gli stessi negozi, calcavamo gli stessi marciapiedi, aspettavamo forse in ore diverse il tram alla stessa fermata. Una vita con poco divertimento e tanto duro lavoro, come sa esserlo solo quello che ti consuma l’esistenza senza concederti nessun attimo di serenità. Lavoro e sempre lavoro! Sarà per questo che era nata in lei quell’ansia così comune alle persone abituate a gestire tutto da sole, a tenere tutto sotto controllo, come se qualcuno potesse e volesse portarle via qualcosa per sempre… Più la conoscevo e più capivo quanto questa vita vissuta così l’avesse privata di ogni distrazione: il tempo di vivere le cose semplicemente non esisteva più, forse non era mai esistito.

Ignoro il perché quella mattina volesse uscire, forse aveva capito che il tempo è la cosa più preziosa che abbiamo e di quel tempo non voleva sprecarne più neppure un attimo. Capii che ormai come un contabile contava il tempo che le restava e voleva usarlo bene, consumarlo attimo per attimo, perché quel tempo aveva ancora il sapore della vita.

Ci sedemmo in un anonimo bar all’angolo della strada. Ci ero passata davanti mille volte senza mai guardarlo veramente. Sedute al tavolo ordinò un cappuccino e una brioche. Le elencai tutti i gusti disponibili, poi scelse e mi disse: “voglio quella ai frutti di bosco!”. Le portai la brioche e la magia si compì: in quel momento, ma proprio in quel preciso instante, ebbi l’impressione che la sig.ra Antonia stava vivendo il proprio tempo, viveva e gustava finalmente il suo tempo e non quello degli altri. Poteva essere un attimo o un secolo aveva poca importanza. Quell’istante era suo. Si era ripresa il suo tempo, non certo quello che era andato, quello no, ma quello che gli restava si. Forse troppo poco, ma pur sempre il suo tempo! Per la prima volta era lei a rubare al tempo i suoi momenti migliori! Un sorriso dolce colorava il suo volto quella mattina e finita la brioche mi guardò e disse: “ma lo sai Fanny che quella brioche era proprio buona?”. Era felice, lo leggevo nella luce dei suoi occhi. Fu l’ultima volta che uscimmo insieme.

In seguito tutto se ne andò per conto suo, troppo velocemente, troppo pure per salutarla ancora una volta. Ma forse è stato meglio così, perché mi piace ricordarla in quel bar, felice come una bambina con la sua brioche ai frutti di bosco in mano.

 


Monica

Sono Monica Pontremoli o Moni e lavoro in casa Vidas come coordinadrice dei volontari della degenza dopo essere stata volontaria per qualche anno. Sono mamma di tre ragazzi adoloscenti e di un'adorabile labrador nera. Adoro tante cose : la natura, il silenzio, il buon cibo e il buon vino meglio se condiviso in compagnia, la lettura, il cinema e viaggiare. Credo di essere una donna ottimista e positiva ma detesto i soprusi.

1 commento

  1. mauro:

    ai frutti di bosco…il bosco dei frutti è la vita, come tutti i frutti poi cadono per lasciare posto, dopo l’inverno, ai fiori….bel racconto Stèphanie

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