Ramadan e digiuno

Sempre più spesso ci troviamo a confrontarci nelle nostre assistenze con pazienti di religione musulmana e molteplici sono gli aspetti di questa cultura che non sono noti nella loro interezza. Per esempio, ci siamo posti questa domanda: cosa fare se dovessimo assistere un paziente musulmano durante il mese del Ramadan? Proviamo ad analizzare il tema e a individuare gli elementi più interessanti, utili per la gestione del malato e la curiosità culturale.

Ramadan e digiuno

Parlare del Ramadan – il mese del gran caldo – significa affrontare un tema affascinante, di rilievo storico e simbolico. Il digiuno rappresenta, infatti, il quarto pilastro dell’Islam, gli obblighi fondamentali che ogni musulmano è tenuto a rispettare per ordine di Allah. Gli altri, vale la pena di ricordarli, sono: (1) le due testimonianze di fede, (2) le preghiere rituali, (3) l’elemosina, (5) il pellegrinaggio a La Mecca.

In questi giorni, e più precisamente dal 18 giugno al 16 luglio, tutti i fedeli osservano l’astinenza dal cibo dall’alba al tramonto. Tale evento si concluderà con la Id al-fitr, ovvero la festa che sancisce l’interruzione del digiuno (per importanza, la seconda festività islamica dopo Id al-adha, o festa del sacrificio).
Proviamo a elencare prima gli aspetti più prescrittivi, per comprenderne poi i significati e approfondire, infine, i valori spirituali che lo arricchiscono e lo accomunano ad altre tradizioni religiose.

Il mese di Ramadan è il nono del calendario islamico e coincide con quello in cui fu rilevato il Corano. Nella seconda Surat, versetti 183-185, sta scritto:

o voi che credete, vi è prescritto il digiuno come era stato prescritto a coloro che vi hanno preceduto. Forse diverrete timorati; [digiunerete] per un determinato numero di giorni. Chi però è malato o è in viaggio, digiuni in seguito altrettanti giorni. Ma per coloro che [a stento] potrebbero sopportarlo, c’è un’espiazione: il nutrimento di un povero. E se qualcuno dà di più, è un bene per lui. Ma è meglio per voi digiunare, se lo sapeste! E’ nel mese di Ramadan che abbiamo fatto scendere il Corano, guida per gli uomini e prova di retta direzione e distinzione. Chi di voi ne testimoni [l’inizio] digiuni. E chiunque è malato o in viaggio assolva [in seguito] altrettanti giorni. Allah vi vuole facilitare e non procurarvi disagio, affinché completiate il numero dei giorni e proclamiate la grandezza di Allah Che vi ha guidato. Forse sarete riconoscenti!

Sono versetti importantissimi indispensabili per interpretare alcuni degli aspetti principali di questo digiuno collettivo.
Innanzitutto, il digiuno (in arabo sawm) è prescritto nei confronti dei musulmani puberi, maschi e femmine, capaci di intendere e di volere. Sono esclusi i minorenni non ancora puberi, i malati qualora il digiuno possa risultare gravemente pregiudiziale alla salute, i viaggiatori (per un viaggio di oltre 81 km tra andata e ritorno). Hanno, inoltre, facoltà di non digiunare le donne che allattano e le persone in età avanzata. Infine, il digiuno è proibito alle donne mestruate e in stato di gravidanza. Non ci sono, pertanto, contrasti con le cure sanitarie, poiché il digiuno è subordinato alla salute. Quando, però, le cause legittime dell’interruzione del digiuno cessano si è tenuti a recuperare i giorni in cui non si è digiunato.

Il digiuno prevede l’astinenza da cibi, bevande, fumo e rapporti sessuali, ma soprattutto, da pensieri e intenzioni cattive. Infatti, Anas, Compagno del Profeta, riferisce che egli disse:

ci sono cinque cose che rompono il digiuno: la menzogna, la maldicenza, raccontare delle frottole, giurare il falso, la cupidigia e gli occhi concupiscenti.

E ancora, ad intendere come l’astensione dai cattivi pensieri si traduca anche in compassione e perdono:

se qualcuno discute con un altro e lo insulta, dica il secondo: sto digiunando, sto digiunando.

La pietà e la compassione si manifestano anche in un altro aspetto normativo. Infatti, coloro che per un motivo volontario interrompono il digiuno, devono rimediare offrendo un pasto a sessanta musulmani bisognosi, o donando a sessanta musulmani l’equivalente in denaro di un pasto, o, infine, facendo un digiuno di 60 giorni.
È interessante notare come le prime due sanzioni siano caratterizzate dall’elemento comunitario che associa il perdono per una trasgressione all’atto di offerta inclusivo dell’altro. Ancora, è utile ricordare che durante i 30 giorni è prevista la raccolta di una tassa con la quale vengono allestite mense per i meno abbienti.

Il Ramadan, non è, tuttavia, limitato alla normazione, ma colmo anche di mistero e bellezza poetica. Ci riferiamo, in particolare alla Notte del Destino, Lailat-ul-Qadr, e ai significati spirituali del digiuno.
In questa notte, convenzionalmente individuata nella notte tra il 26 e il 27 di Ramadan (e più in generale andrebbe ricercata all’interno delle ultime 10 notti dispari del mese: 21, 23, 25, 27, 29 di Ramadan), Maometto ricevette per la prima volta il messaggio divino dall’Arcangelo Gabriele. Sono bellissime le parole che la descrivono:

in verità, lo abbiamo fatto discendere nella Notte del Destino, e chi potrà farti comprendere cos’è la Notte del Destino? La Notte del Destino è migliore di mille mesi. In essa discendono gli angeli e lo Spirito, col permesso del loro Signore, per fissare ogni decreto. È pace, fino al levarsi dell’alba.

Durante le ore della Notte del Destino, afferma Maometto, i cancelli del Paradiso sono aperti, quelli dell’Inferno chiusi, e i diavoli incatenati. In questa notte di pace e speranza, di spiritualità e promessa, è saggio pregare per il perdono dei propri peccati, poiché, come Egli ricorda:

chi sta sveglio in preghiera durante la Notte del Destino, con fede e sincerità, alla ricerca di una ricompensa, si vedrà perdonati i peccati precedenti.

Tanti i significati insiti nei giorni del digiuno e, tra questi, è intrigante approfondire quelli relativi al cibo e all’astinenza. La Sura delle Greggi ci offre un passo descrittivo di eccelsa intensità:

Egli è colui che ha fatto crescere giardini, vigneti a pergolato e senza pergolato, e palme, e cereali vari al mangiare, e olive e melograni simili e dissimili. Mangiate del frutto loro, quando viene la stagione, ma datene il dovuto ai poveri, il dì del raccolto, senza prodigalità stravaganti, che Dio gli stravaganti non ama. Del bestiame, alcuni animali sono da soma, altri da macello: mangiate di quello che la Provvidenza di Dio v’ha dato, e non seguite i passi di Satana, ch’è per voi chiaro nemico.

Questi versi permettono di intendere alcuni dei molteplici significati che il cibo ha per i credenti. È dono di Dio, segno, quindi, della sua benevolenza; non è sempre puro, poiché esistono alimenti leciti (halal) e illeciti (haram) e mangiarli, se non in stato di estrema indigenza (“Se qualcuno si trovasse nel bisogno della fame, senza l’intenzione di peccare, ebbene Allah è perdonatore, misericordioso”) prefigura un comportamento peccaminoso; è strumento di comunione, poiché la condivisione e l’ospitalità sono atti di amore nei confronti di Allah.
Nel cibo, quindi, sono inclusi tutti gli aspetti tipici delle religioni, Dio, il male e l’uomo, e il digiuno è atto di sacrificio e purificazione. La religione ebraica prevede giorni di astinenza (per esempio quello dello Yom Kippur) così come quella cristiana (la quaresima) o come quella induista (il giorno di Maha Shivaratri).

Per i musulmani i giorni del Ramadan sono giorni di riflessione, di preghiera in cui l’umano prova a ricongiungersi con l’Uno, il Dio che ama e dal quale è amato. Questo desiderio di comunione con il divino si realizza tramite il rifiuto degli eccessi, delle passioni, di ciò che pur arricchendo l’esistenza (il cibo permette di sopravvivere, l’amore e la sessualità di vivere) può indurre l’uomo al male, quindi all’utilizzo scorretto di ciò che Allah dona. Il digiuno è, quindi, lo strumento che permette di rafforzare la propria volontà, perché si realizza attraverso la resistenza nei confronti di ciò che per natura desideriamo. È un atto di purificazione necessario per ricordare periodicamente al fedele cosa sia necessario nella sua vita e l’astensione dal cibo e dell’acqua è l’emblema di questa pretesa: l’uomo che rinuncerà per alcune ore al cibo, saprà rifiutare ciò che non è necessario e può predisporlo al peccato.

Dio, il male, la sfida dell’uomo che si fa preghiera e ringraziamento (la festa che conclude il Ramadan ne è la raffigurazione più intensa) sono espressioni di una fede viva, di un anelito necessario al cuore dell’uomo. Ci ricorda un Hadith (aneddoti sulla vita di Maometto):

Ogni cosa ha la sua elemosina purificatrice e l’elemosina purificatrice del corpo è il digiuno.


GiuseppeC

Sono Giuseppe Costanzo, catanese, da poco in Vidas e a Milano. Appassionato di narrativa, scrivo spesso di etica sociale e antropologia. Dopo tanto vagare e qualche mese nel sud delle Filippine, ho capito che l’impegno lo vivi ovunque e che la realtà ti provoca anche mentre stai seduto ad osservare il mare. Non so bene chi sono, ma faccio mia la convinzione di Unamuno: “E questo è il cardine di tutta la vita: che l'uomo sappia chi vuole essere”.

3 commenti

  1. sergiopedrotti:

    bravo Giuseppe Costanzo , molto bravo : bella la tua scheda sul ramadan , senza pregiudizi , aperta al riconoscere il valore di un aspetto religioso carico di significati per tante persone diverse “da noi” !

    sapessi quante volte , anche con gli ospiti di vidas , viene disgraziatamente fuori questa espressione : ” noi” , “da noi” … quasi potresti farci una scheda sopra … e chi siamo “noi” , per essere diversi e naturalmente meglio di “loro” ? .. mah !

    riguardo alle prescrizioni del ramadan , un piccolo episodio : dieci giorni da , dunque in pieno ramadan , accompagnavo a casa in auto una signora siriana , sui 50 – 60 , certamente con problemi non transitori di salute ; aveva fatto la visita , e ricevuto una terapia

    in altra occasione , avevo per lavoro frequentato dei libici , che mi avevano raccontato di diversi livelli di applicazione delle prescrizioni , in particolare riguardo alla ingestione di acqua ( addirittura riguardo alla saliva : inghiottirla o sputarla ? ) … piu’ o meno “integralisti” , insomma

    chiedo allora alla signora siriana se ha considerato la necessità di rispettare gli orari della terapia
    ” acqua durante il giorno non posso berne , tutto quello che dovrei prendere prima di mezzogiorno , lo prenderò prima dell’alba , le cose da prendere nel pomeriggio le prenderò dopo il tramonto ; per le cose da prendere di notte rispetterò gli orari ”

    ” e se l’effetto della terapia , così facendo , venisse ridotto ? ne ha parlato con la dottoressa ? ”

    ” no , non ce n’è bisogno : Dio viene prima di vidas , vince Lui : è quello che Lui vuole ”

    ciao Giuseppe C. , a presto

  2. Giuseppe:

    Grazie Sergio! Credo che ogni cultura disponga di una “dispensa” di bellezza e la cultura e la religione musulmana ne sono indiscutibili testimoni. Dalla poesia alla sociologia, dalle preghiere all’arte architettonica, l’Islam ha donato moltissimo in termini di bellezza.
    Interessante la vicenda che racconti, forse declinabile anche nelle esperienze di malattia di fedeli di altre religioni.
    Difficile commentare la scelta della paziente, anche se è bene ricordare sempre che le regole del Ramadan sono molto precise e prevedono la sospensione del digiuno (si potrebbe dire, quasi un obbligo).
    I temi relativi alla malattia e al senso della sofferenza nella religione musulmana sono interessantissimi e magari in futuro potrebbe essere lo spunto per una riflessione per il nostro bellissimo blog.
    Ciao!

  3. Maria Strano:

    “Il digiuno è, quindi, lo strumento che permette di rafforzare la propria volontà, perché si realizza attraverso la resistenza nei confronti di ciò che per natura desideriamo.”
    C’era un tempo in cui anche nella tradizione cattolica il Digiuno era parte integrante del credere e del vivere , ma ormai questa realtà è stata del tutto edulcorata in alcuni giorni o ore in cui ci si priva di alcuni alimenti quali la carne. Si è perso il senso della rinuncia e della bellezza del digiuno inteso come collegamento con Dio. Un Dio di tale profonda misericordia da comprendere e assolvere chi non può rispettare il digiuno per motivi di malattia o perché attende il dono della vita. Grazie per averci ricordato cosa significa e quale piccolo sacrificio rappresenta.

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