Rifletto mentre mi guardo le scarpe

Sono con una spalla appoggiato al muro, non voglio entrare anch’io nella camera, la Dott.ssa sta visitando la paziente. Rifletto mentre mi guardo le scarpe.

Rifletto mentre mi guardo le scarpe
Dopo poco escono tutti, la Dott.ssa seguita dal figlio e dalle figlie, mi sfilano davanti, si siedono attorno al tavolo rotondo, quei tavoli che si allungano e riducono la spazio permettendo di aumentare il numero dei commensali, nessuno parla.

La Dott.ssa sposta di lato la grossa scatola con i farmaci come ad evitare che ci siano ostacoli alla comunicazione, è un momento difficile, si deve decidere se sia giunto o no il momento di iniziare la sedazione terminale e, cosa più difficile, capire se i famigliari siano pronti e consci del significato di tale scelta, io rimango fuori dal cerchio, sempre in equilibrio precario ascolto.

Le parole vengono dette con chiarezza e con il giusto tono, parole che conosco e ho già sentito dire tante volte, ci sono le giuste pause, i figli hanno lo spazio per fare domande, tutti percepiamo la grande disponibilità, il tempo si ferma.

Vedo la massa di capelli della Dott.ssa ondeggiare lentamente, ne immagino l’espressione del volto, i movimenti delle mani accompagnano le parole, in una sorta di moviola emotiva si parla di idratare, nutrire, posizionare e come stare accanto ad una donna di ottant’anni che sarà nel buio prima che il buio sia in lei.

Nei quasi due mesi di assistenza tutti si sono adoperati al meglio perché la sofferenza che accompagna gli ultimi momenti di vita fosse sopportabile e ora si sta parlando di stare accanto, accudire, ricaricare la pompa della sedazione senza null’altro fare che aspettare, man mano che il tempo passa le domande dei figli si fanno sempre meno incalzanti, i silenzi si allungano, gli sguardi si abbassano poi, improvvisamente la Dott.ssa si gira verso di me e mi dice: “Mauro, hai qualche domanda da fare anche tu?”

Vacillo leggermente e capisco, altre volte sono stato chiamato a dare un mio parere, mai nessun collega mi aveva esortato a fare domande ma qui è diverso, chi sta morendo è la madre di mia moglie, la nonna delle mie bambine, mia suocera… scuoto leggermente il capo a destra e sinistra, piano, per non far tracimare il lago che si è aperto dentro di me.

Grazie Giulia per avermi messo al posto giusto, penso questo mentre mi siedo e appoggio i gomiti al tavolo.


Mauro

Sono nato, vivo e lavoro a Milano, faccio il Fisioterapista da 36 anni! Negli ultimi 14 ho lavorato solo per VIDAS… Mi sento milanese ma ho profonde radici emiliane, ho tre figli spalmati nell’arco di 19 anni. Cosa amo? Amo mangiare e bere in compagnia, sono un esperto di parmigiano, prosciutto, salame e gnocco fritto. Cosa mi emoziona? Mi emoziona la vita, lo sport, un bambino che piange, una canzone. Cosa mi fa arrabbiare? La protervia, la violenza, l’arroganza…. Da qualche anno pedalo con regolarità e da qualche mese ho ripreso a correre con scarsi risultati. Se volete farmi felice invitatemi in barca a vela dove dò il meglio di me. Il mio sogno è vivere su una barca con il rumore della risacca come colonna sonora.

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