Un Natale di emozioni

Durante i colloqui di selezione dei volontari ci capita di chiedere “Perché proprio Vidas?” e la risposta di G. la ricordo come fosse ieri “Perché Vidas c’era quando un Natale di qualche anno fa cercavo qualcuno che potesse alleviare le sofferenze di mia mamma, siete stati gli unici ad aiutarmi”. Con questo racconto, scritto di getto al ritorno della sera di Natale passata in casa Vidas, chiude un cerchio o come dice qualcuno “nulla succede per caso”.

Tu chiamale se vuoi… emozioni
Così titolava una canzone dei miei tempi da parte di un grande cantante e mai così attuale…

Passare un Natale diverso, in parte dagli altri, può essere un giorno carico di emozioni a cui non puoi non dedicare una riflessione sul “vivere e morire” anche nel giorno dell’anno più bello e carico di significato.
Le emozioni/sensazioni ti lasciano qualcosa di indelebile nel tuo interno magari per qualche minuto, magari per qualche giorno, magari per tutta la vita…

Luci di Natale

È così che il mio Natale quest’anno è stato carico di emozioni, che solo se “ami” qualcosa o qualcuno con passione puoi riuscire a ricevere/trasmettere e comprendere. Passi la giornata Santa con i tuoi cari, con la tua famiglia e dopo il classico pranzo viene l’ora di regalare qualche minuto agli altri che sono meno fortunati di Te, che hanno più bisogno di Te o forse Tu hai bisogno di loro
Si forse Tu hai bisogno di loro perché appena finito il pranzo ti trasferisci (sacrificando anche tempo alla tua famiglia) in hospice per un turno di tardo pomeriggio in aiuto al personale presente. Cominci con i saluti, controlli le informazioni sui pazienti, verifichi quelli che non hanno nessuno o forse pur non essendo soli hanno la solitudine presente anche in questa giornata speciale

Anche il 25 dicembre si può morire (così accade) ma il 25 dicembre puoi e devi portare Vita così come se fosse un giorno normale finché potrai… ed allora dopo aver conosciuto alcuni nuovi degenti giunge l’ora della cena e sul finire della stessa ecco che il personale ti chiede di essere veramente utile nell’alimentare una persona che non riesce ad avere neanche in questo giorno un supporto dalla famiglia, ecco che ti prendi le emozioni da quello sguardo oramai spento, da quella mano che accarezza la tua mentre le porgi il cibo in una bocca che a fatica riesce a schiudersi... poi devi sederti ad un tavolo perché invitato da due pazienti ad una partita a carte... poi sei pronto per un’altra emozione ed un’altra ancora sino a guardare l’orologio ed accorgerti che il tuo turno è finito da un pezzo e non te ne sei neanche accorto... ma quello che ti resta dentro è qualcosa di unico, di emozioni forti e sincere, di felicità nell’incontrare un sorriso da chi ancora riesce per qualche minuto a rasserenarsi…

Oggi finalmente nella mia mente è tornato anche quel Natale del 2008 in cui l’unica persona con cui sono riuscito a relazionarmi (non mi conosceva neanche) e dalla quale ho avuto indicazioni telefoniche precise per togliere sofferenza a mia madre, malata terminale, è stato un medico di Vidas associazione fino a quel giorno a me sconosciuta…
Grazie Vidas per quel lontano giorno e grazie anche oggi per avermi permesso di essere utile a qualcun altro. Un debito di riconoscenza che oggi ho potuto nella mia mente “saldare” nella memoria di mia Madre che da lassù condivide pienamente il mio operato…

 


Monica

Sono Monica Pontremoli o Moni e lavoro in casa Vidas come coordinadrice dei volontari della degenza dopo essere stata volontaria per qualche anno. Sono mamma di tre ragazzi adoloscenti e di un'adorabile labrador nera. Adoro tante cose : la natura, il silenzio, il buon cibo e il buon vino meglio se condiviso in compagnia, la lettura, il cinema e viaggiare. Credo di essere una donna ottimista e positiva ma detesto i soprusi.

3 commenti

  1. federica:

    E restituisci con una gioia straordinaria!
    A tutti coloro che ti stanno intorno…ammalati, volontari e operatori….
    Grazie!
    fede

  2. cecilia:

    Da anni amica di Vidas, mi meraviglia sempre l’entusiaasmo e la generosità di tutti gli operatori. Vi ho nel cuore. Cecilia

  3. ugo violini:

    Cari e insostituibili amici
    è il secondo Natale che passo senza Rosanna, il nostro amore pieno di gioie e sofferenze
    è durato circa settant’anni. Fra le sofferenze devo mettere il matrimonio mancato, con la chiesa piena e la benedizione apostolica di papa Pio XXII. Era il 1957 e Rosanna, anche se io mi ostinavo a non ammetterlo era già ammalata. Negli ultimi 12 anni della sua vita
    è stata accudita con ogni cura in una casa di riposo, ma io abitavo già fuori Milano e non potevo come avrei desiderato farle visita tutti i giorni. Nel frattempo la vecchiaia ci aveva aggredito. Lei in seguito a un ictus aveva difficoltà a parlare, io ho quasi perso l’udito.
    Gli occhi però sostituivano quello che volevamo esprimere a voce. Negli ultimi giorni, Rosanna fu vostro ospite. Usare nei vostri confronti la parola professionalità, mi sembra terribilmente riduttivo. L’unica parola che mi viene alle labbra è AMORE. Mi avete permesso di mantenere la promessa fatta quasi oltre mezzo secolo fa.” Quando chiuderài gli occhi si terrò la mano. È Natale, io passerò le feste con miei parenti e con mia moglie che essendo molto più giovane di me sopporta i miei acciacchi. La amo moltissimo ma
    il primo amore è proprio vero che non si scorda mai specie se quello dei vent’anni. A voi con tanto affetto certo che saprete portare conforto anche in questi giorni, a chi non ne trova se non da voi, vi abbraccio
    Ugo

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