La topina fortunata: comunicare notizie difficili a un bambino

La diagnosi di malattia oncologica è una comunicazione traumatica la cui conseguenza è l’interruzione della progettualità della vita non solo del paziente, ma anche di tutto il nucleo famigliare. L’atmosfera casalinga si altera in presenza di un nuovo ospite: la paura.

Nelle famiglie dove vi è la presenza di un bambino c’è un’ulteriore preoccupazione da parte del genitore ammalato e del coniuge: proteggere il piccolo dalla cattiva notizia che potrebbe angosciarlo o caricarlo eccessivamente d’ansia. Il paziente si sente così doppiamente in colpa, ritenendosi un peso per la famiglia ma soprattutto un impedimento alla felicità altrui. Per questa ragione un tempo si cercava di proteggere il bambino dalla realtà, allontanandolo da casa momentaneamente oppure raccontando una serie di bugie. Oggi invece conosciamo sia l’importanza di chiamare le cose con il loro nome sia la necessità di comunicare la situazione, valutando sempre la singolarità di ogni caso, cercando di utilizzare una terminologia adeguata all’età del bambino.

La topina fortunata: comunicare notizie difficili a un bambino

Questa scelta è dettata dalla lunga esperienza e dalle tante situazioni in cui i bambini, tenuti all’oscuro, hanno rimproverato poi al genitore di avergli mentito, di non aver avuto fiducia, di non aver permesso loro di prendere parte ad un dramma famigliare che li aveva poi in ogni caso coinvolti.

Attualmente ho in cura una giovane signora, mamma di una bimba di cinque anni, che avendo avuto in passato un carcinoma alla mammella, purtroppo si ritrova a ricominciare la chemio e radio terapia per una ricaduta della malattia. Malattia che si evidenzia anche all’esterno, a causa della spiacevole conseguenza della perdita dei capelli. La mamma ha così voluto spiegare alla figlia quanto sta accadendo attraverso questo racconto:

LA TOPINA FORTUNATA
C’era una volta un piccolo pianeta che come tutti i pianeti vagava nell’Universo. A quel tempo si trovò ad attraversare lo Spazio sotto il controllo del pianeta More così chiamato dai topini, gli abitanti del piccolo pianeta, per la sua forma che richiamava un insieme di more. Ma anziché aver un aspetto invitante era sgradevole, con quel color fumo scuro e quell’odore acre, da cui tutti i topini volevano fuggire. Infatti, il pianeta More era particolarmente arrabbiato e aggressivo, così staccava da sé quelle specie di more e le lanciava continuamente verso gli abitanti del piccolo pianeta al grido di “Per te da More!”. Così la popolazione, chi colpita al fegato, chi ai polmoni, chi alle ossa, chi in altre parti si ammalava, poi riusciva a curarsi, ma non proprio tutti… alcuni di loro morivano. Perché la mora crudele non faceva male, si insediava nei corpicini e lì rimaneva, convincendo le cellule vicine a trasformarsi come lei. Per questo se un topino si accorgeva di avere una piccola pallina nel suo corpicino era meglio correre dall’amico Dotto, che avrebbe sempre saputo cosa fare per aiutarlo.

Sul pianeta dei topini abitava una topina, che cercava di essere gentile e attenta con tutti. Un giorno mentre andava a fare la spesa, venne colpita da More e subito cadde in uno stato di confusione e tanti pensieri le giravano nella testa. “Massì, tanto prima o poi si deve morire… sono piena di tante cose belle che mi ha dato la vita… però sono ancora giovane…” Questi erano i pensieri tragici che le attraversavano la mente mentre si recava dall’amico Dotto. Ma lei non sapeva cosa le avrebbe detto. “Sei fortunata!” le disse Dotto dopo averla disinfettata, “ti ha colpito solo di striscio e qui non è rimasto nulla”. Ma la topina fece solo un piccolo sorriso. “Perché non sei felice?” chiese Dotto. “Penso che la mora crudele, toccandomi, possa aver convinto qualche cellula vicina o lontana a diventare come lei” pronunciò la topina con tono sommesso e le lacrime agli occhi. “Hai ragione” disse Dotto “ma proprio per questo ti farò tante di quelle foto che neanche immagini così le tue cellule vicine e quelle più lontane, saranno così stanche che si addormenteranno e si dimenticheranno di quello che hanno sentito, sempre che lo abbiano sentito. Ci vogliono un po’ di giorni per farle tutte, sei pronta?”. “Evviva!” urlò la topina “allora non sono più malata!” “Certo che non lo sei e non devi sentirti tale!” rispose Dotto. Così la topina tornò a casa felice pronta per fare anche la modella.
La mamma

Mi piacerebbe raccogliere anche le vostre esperienze: vi siete mai trovati a dover comunicare notizie difficili a un bambino? Come l’avete o avreste fatto?


Luigi

Laureato in Psicologia c/o Università di Padova – Psicoterapeuta e Psicoanalista di Gruppo – Direttore Centro Clinico dell’Istituto Italiano di Psicoanalisi di Gruppo sede di Mi – Consigliere Nazionale e Regionale Società Italiana di Psiconcologia

Lascia un commento

Questo spazio è a disposizione di tutti per dare il proprio contributo al dibattito con riflessioni, pensieri, domande. Se sei un nuovo utente leggi la policy e ricorda che il tuo primo commento verrà rivisto dagli amministratori prima di essere pubblicato.


*obbligatorio