Un uccellino e il magico incontro di due vite

Da qualche mese il rituale si ripete. Il giorno prima chiamo Luigi e gli comunico l’orario indicativo in cui passerò a trovarlo. Lui mi aspetta, seduto al tavolo del soggiorno, vestito di tutto punto. Giacca, camicia e cravatta, pantaloni con la piega e scarpe lucidate. Non importa che la camicia sia sempre più larga e non conta nemmeno che alzarsi dalla seggiola gli costi sempre più fatica. Ho la sensazione che non rinuncerà facilmente a quel tipo di accoglienza. Lo conferma la sorella che lo assiste: “Eh, con la vita che ha avuto, piena di amicizie femminili, non si presenterebbe mai in disordine a un appuntamento con una signora!“.
Lui sorride sornione e mi precede in corridoio, verso la sua stanza dove sono solita visitarlo.

La sua camera offre un’interpretazione molto libera del concetto di ordine, tra libri, vecchi giornali, quadri, oggetti di ogni tipo e farmaci sparsi qua e là.

Uccellino

Contrariamente al solito, non si dirige verso il letto, però. Mi invita a seguirlo verso un tavolino sotto la finestra il cui piano è stato liberato per ospitare una scatola di cartone. Dentro, in un nido artigianale fatto con carta di giornale, c’è un rondinotto. Quando sente la voce di Luigi il piccolo volge il capo. Luigi gli parla dolcemente e, con grande delicatezza lo avvicina a sé. Poi si siede e appoggia l’uccellino sul tavolo. Ci raggiunge la sorella, che dalla cucina porta un hamburger. Luigi avvolge delicatamente con la mano sinistra il corpo del piccolo pennuto, mentre con la mano destra prende una briciola di carne e gliela avvicina al becco. Attende pazientemente che il piccolo spalanchi il beccuccio e poi gli infila in gola il frammento di carne, proprio come farebbe mamma rondine. Intanto non smette di parlargli con tono dolce, invitandolo a mangiare.

Poi si mette sul letto, pronto alla visita, e intanto mi spiega come sua sorella abbia trovato la piccola rondine caduta dal nido e come in questi giorni sia grato alla sua insonnia che gli consente di nutrire l’uccellino con regolarità anche nelle ore notturne.

Il rondinotto, lasciato libero sul letto, zampetta sino all’incavo della spalla sinistra di Luigi e lì si accoccola. Esattamente così – mi spiega la sorella – passano la notte.

Esco – commossa e grata – gli occhi umidi di lacrime, nel cuore l’incanto di queste due vite e del loro magico incontro.


Giada

Sono medico, ho 40 anni da un po', da più di 20 mi occupo di cure palliative. Sono sposata con Giovanni, compagno di liceo. Ho due figli e un piccolo cane. Mi piacciono le cose semplici, le linee essenziali, lo stile minimale. Mi piace l’acqua per la sua capacità di adattarsi rapidamente ai contenitori e per la sua pazienza di modificare i profili delle cose. Se non avessi fatto il medico, avrei fatto il cuoco.

1 commento

  1. Roberta:

    Grazie per il racconto Giada, così vivido da sembrare quasi di essere lì. Un grande insegnamento di che cosa significa la cura e quanto amore si riceve in cambio da chi è curato: l’immagine del signor Luigi che passa la notte con la rondine accoccolata sulla spalla è di una tenerezza infinita!

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