Ogni giorno di Natale accanto ai “suoi” malati

La festa di Natale in Casa Vidas è sempre occasione di incontri: a volte è semplicemente un “ritrovarsi” con volti noti per lo scambio di auguri; altre volte capita di fare nuove conoscenze scoprire nuovi mondi. Questo è quel che è successo con Sergio, volontario, che tra un bicchiere di spumante e una fetta di panettone ha suscitato la mia curiosità di cronista raccontandomi la sua storia con Vidas.

Albero di Natale Vidas

Sembra quasi un bel racconto di Natale, ma prende le mosse in una rovente giornate d’agosto. Una signora parcheggia la macchina proprio accanto all’hospice di via Ojetti e Sergio, che abita a pochi passi, la riconosce. È Giovanna Cavazzoni, si sono incontrati quando Sergio lavorava per l’impresa di costruzioni che ha partecipato alla gara d’appalto per la costruzione di Casa Vidas, poi vinta da un’impresa concorrente.
Vincendo la timidezza che si legge al primo istante in quegli occhi buoni ed espressivi, Sergio le chiede se servono volontari in Casa Vidas e che cosa può fare.

È iniziata così, in quell’estate di sette anni fa, l’attività di volontario di Sergio che pare stupito dal mio interessamento nei suoi confronti: “Che ho fatto di così speciale? – si chiede- semmai ho ricevuto” inorgogliendosi solo quando precisa che ha seguito il corso per volontari superando la prova.

Sergio oggi ha 67 anni, è in pensione. La mamma era tutta la sua famiglia, il suo universo affettivo, finché non è morta di tumore. Ma la volontà di fare qualcosa per gli altri, per chi soffre, era maturata da tempo, come chi sa che ha dell’affetto da regalare e non vuole che resti nel sacco della sua esistenza come un regalo non giunto a destinazione. Per questo Sergio sceglie di trascorrere ogni festa, ogni giorno di Natale da 7 anni, accanto ai “suoi” malati dell’hospice.

Se ricordo il mio primo malato? Eccome! – dice Sergio- Nella stanza c’era sempre la tv accesa ad alto volume, su un canale che trasmetteva quasi solo pubblicità. Alle mie domande rispondeva a monosillabi, tanto che dopo qualche giorno mi sono chiesto se non fossi io a dare noia. Le do fastidio? Chiesi quasi sottovoce . Nessuna risposta. Ero già pronto a uscire quando mi sussurra: «Stai qui, stai qui! Vegn, vegn, vieni». Allora ho capito quanto era importante anche la sola presenza, come mi avevano detto al corso”.

Così Casa Vidas diventa la sua casa, giorno dopo giorno, Natale dopo Natale, accanto a medici, infermiere, operatrici sanitarie che lo invitano a dividere un piatto con loro: “Sono persone stupende. Io? Non ho altro merito che abitare vicino”.
I miei tentativi di indurre Sergio entro i panni, pur legittimi, del suo altruismo, cadono a vuoto. Semmai confessa le sue debolezze, i suoi sogni: “All’inizio pensavo che la mia presenza potesse fare miracoli, poi ho compreso che la morte è un evento naturale e che dovrò dire addio a chi incontro per giorni o settimane nelle stanze dell’hospice”.

Meglio parlare degli altri, di quegli uomini e donne incontrati nella stanze. Come quel “gran signore, così delicato e così istruito” che aveva un negozio d’erboristeria; o Adele, la vecchia compagna di giochi della casa di ringhiera, tutte famiglie di operai del vetro, che fino a quel momento non voleva vedere nessuno: “Sono qui a curarmi, adesso che ci sei tu sono più tranquilla”. Fino alla sera in cui gli chiese: “Come stanno quelli del 67 (il numero civico, ndr)?”. “Stanno bene”. “Sono felice” fu la risposta. Quella notte morì.

È giunta ormai l’ora di salutarci e lui, senza che me l’aspetti, confessa: “Quando entro all’hospice sono carico e quando esco lo sono ancor di più. Sì, ho trovato una famiglia”. E dove trascorrere le Feste se non in famiglia?

Sergio mi fa venire in mente Lucio Dalla: “Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno…”.


Giuseppe

Mi chiamo Giuseppe Ceretti e ho fatto il giornalista per oltre 40anni. Ho fatto, ma a dire il vero faccio, perché se ami questo mestiere non smetti mai. Così qualche tempo fa ho detto sì ad un’amica che mi ha chiesto se volevo diventare un volontario della penna per Vidas. Un impegno che mi onora e che tengo ad assolvere con il massimo impegno. Tanto più ora. È un debito di gioia e di riconoscenza che mi lega a Giovanna, da qualunque parte mi guardi.

6 commenti

  1. federica:

    Grande il Nostro Sergione!
    Presenza silenziosa, ma basta un suo ‘mah!’ per farti intendere che ha capito tutto….
    …sembra un po’ brontolone, ma ha il sorriso nel cuore, sempre. Grazie Sergio!

  2. Emilia Burgio:

    Ho perduto mio marito nove mesi fa nell’hospice dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento. Per 18 giorni ho vissuto all’Hospice accanto mio marito allontanandomi per una o due ore al massimo per far ritorno a casa. Bene,ogni volta che rientravo in reparto avevo la sensazione di far ritorno a casa ,quella era la mia casa ,accanto mio marito circondato dalle cure di medici e infermieri. Adesso farò parte anche io di una associazione di volontariato che si è appena formata e che presterà il suo contributo proprio all’interno dell’Hospice .Spero di poter dare assolvere questo compito così delicato con tanta umanità e umiltà.

  3. Roberta:

    grazie Sergione,
    che bello sapere che Casa Vidas è anche un po’ casa tua, con l’affetto che lega un po’ tutti noi a quel luogo….
    Sei un volontario discreto e fidato, apprezzato per questo.
    Non scoraggiarti quando pensi di non lasciare segno….il segno dei silenzio rimane nel cuore.
    Un abbraccio

  4. Maurilla:

    Ho potuto conoscere e apprezzare di persona, in occasione del soggiorno in via Ojetti di mio padre, la delicatezza e la professionalità del personale Vidas, infermieri, medici e volontari.presso di voi mio padre è addirittura migliorato al punto da poter trascorrere circa un mese a casa sua, sempre seguito da voi a domicilio. In prossimità della fine ha voluto rientrare in struttura perché si sentiva più protetto.
    Il vostro lavoro e la vostra dedizione sono impagabili, meritereste voi gli stipendi faraonici che una società che non ha più etica regala a politici corrotti e calciatori.
    Per questo motivo scelgo con fierezza di sostenere il vostro operato quando mi è possibile.
    Auguro buon Natale a tutto il personale di casa Ojetti con grande affetto.Maurilla Parma

  5. sergio pedrotti:

    fare il volontario . . c’e’ chi apprezza il “trovare una famiglia” , come il Sergio del racconto , e chi predilige il contatto con le persone una ad una . . , e chi magari mette anche attenzione a raccogliere sensazioni e stimoli , per poi ragionarci sopra , e continuare a crescere e maturare , che non si finisce mai : spesso facendo fatica , ma ne vale sempre la pena

    del resto , essere volontari non esclude che si sia persone , quindi normalmente molto diverse l’una dall’altra : il volontariato in vidas ( io lo sono da solo cinque anni ) riesce ad essere accogliente anche per volontari molto diversi fra loro , e questa e’ probabilmente una ottima caratteristica , da valorizzare e da non perdere !

    a presto

  6. Alberto:

    Sergio ormai sei un istituzione quante cose mi stai insegnando,un unica pecca….sei astemio

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