memoMi, è nato il museo virtuale della memoria di Milano

Quante volte abbiamo detto e scritto: Vidas, è nata e opera a Milano…Strade, piazze, vicoli, palazzi e case di ringhiera, chilometri e chilometri percorsi in tanti anni dai nostri operatori e volontari fin nel cuore di una città che è diventata parte di noi e che tante volte abbiamo ringraziato per la sua generosità.

Una, cento, mille Milano. Una miriade di immagini in un caleidoscopio che si frammentano e poi si riuniscono attraverso un esperto lavoro di montaggio. Milano d’autore, Milano dei capolavori, Milano della scienza e della tecnica, Milano delle case museo, Milano di chi ha costruito la sua storia, delle sue battaglie civili e delle sue vertiginose cadute, Milano delle sue industrie e dei suoi lavoratori, Milano dei suoi quartieri e della sua gente.

memoMi

È tutto ciò e altro ancora memoMi, il museo virtuale della storia del Novecento milanese, ora a disposizione di quanti amano non già la Milano che fu, ma la Milano che è e che sarà attraverso le sue esaltanti e controverse vicende.

Se un uomo o una donna perdono la memoria – rammenta Didi Gnocchi, direttrice editoriale dell’iniziativa – la prima conseguenza è lo smarrimento: non ricordano più chi sono, da dove vengono e non sanno neppure bene dove andare. E se a perdere la memoria è una città che ne sarà della sua identità sociale?

memoMi è un portale di accesso libero e facile su una web tv, che raccoglie, divisa per argomenti, una mole imponente di materiale video, frutto di un lavoro di ricerca condotto in collaborazione con archivi pubblici e privati.

Siamo solo ai primi passi, ma già sono sufficienti a darci un’idea del bendidio che si trova, dei ricordi che emergono per chi ha gli anni e delle scoperte che si fanno per chi percorre i primi tratti della vita.

Proviamo allora a entrare nella cittadella. Ecco il Duomo raccontato a partire da quell’agosto del 1906, quando un nobile russo approfittò di una bella giornata di sole per scattare la prima foto a colori del monumento milanese per antonomasia. Eccoci alla scoperta della Stazione di notte, introdotti dallo splendido racconto “Silenzio a Milano” di Anna Maria Ortese.

Grandi storie come quella dell’imperiale Arena e dei suoi fasti sportivi accanto a luoghi che restano scolpiti nei vecchi adagi della città: “Se fai il bravo ti porto al Diana” cento metri di piscina pubblica nella quale si tuffano nel principio del ventesimo secolo ardimentosi in mutanda lunga immortalati dai fratelli Lumière.

La Milano dei giorni belli da ricordare e dei giorni orribili, ma da non dimenticare, a partire dalla strage di Gorla, una scuola elementare devastata da una bomba il 20 ottobre di settant’anni fa.

Basta così, altrimenti il cronista si perde come Pasolini nel 1959 nella Nebbiosa, sceneggiatura mai diventata film-ritratto in chiaroscuro della Milano prima del boom.

Il mio consiglio è quello di andare a farvi una bellissima “passeggiata” virtuale su www.memomi.it


Giuseppe

Mi chiamo Giuseppe Ceretti e ho fatto il giornalista per oltre 40anni. Ho fatto, ma a dire il vero faccio, perché se ami questo mestiere non smetti mai. Così qualche tempo fa ho detto sì ad un’amica che mi ha chiesto se volevo diventare un volontario della penna per Vidas. Un impegno che mi onora e che tengo ad assolvere con il massimo impegno. Tanto più ora. È un debito di gioia e di riconoscenza che mi lega a Giovanna, da qualunque parte mi guardi.

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