Il mio “Orso”

Edoardo, mai come con lui aggettivo più adatto è NOSTRO volontario. Tanti anni, tante storie condivise, tanti i pazienti accompagnati… tanto Vidas. Sempre un sorriso, sempre una parola gentile, sempre disponibile, così lo conosco da tanto tempo e così lo “ritrovo” tra le righe di questa bellissima testimonianza che lascio a voi, con un grazie di cuore a lui.

A luglio è mancato uno dei nostri pazienti domiciliari, il Signor G. L’ho benevolmente sopranominato “Orso” per la sua naturale abitudine nell’accettare, da solo, il forzato isolamento nella sua piccola “tana” costituita da un ridotto monolocale. Mi ha sempre accolto con gran calore: quando arrivavo si trasformava e finalmente la luce illuminava i suoi occhi, prima tristi, con un sorriso radioso. Quel sorriso sincero e riconoscente rimarrà sempre nel mio cuore. Impersonava la vera accoglienza, apprezzando la mia compagnia con gratitudine per i momenti condivisi, sempre con vera soddisfazione per entrambi. Tanti ricordi che trattengo con grande emozione.

Berliner Salon mit Kaminfeuer by Paul Gehrmann

Il Signor G. ha vissuto pienamente ed ha tratto dalla sua vita quanto di meglio la stessa può lasciare nella vecchiaia. I suoi ricordi belli, le sue passioni per l’arte, la filosofia, la poesia e la natura. Erano tutti argomenti delle nostre conversazioni e trasmessi a me con entusiasmo ancora giovanile, sono ora un grande patrimonio che non scorderò mai.

Sono stati sedici mesi di assistenza, durante i quali mi ha dimostrato un’amicizia che va oltre il normale rapporto volontario-malato. Molte persone considerate amiche abbandonano parenti e conoscenti nel momento più delicato. Noi volontari Vidas cerchiamo di colmare questo vuoto, pur senza volerlo sostituire. Posso decisamente affermare che spesso può anche nascere un’amicizia che si esprime appunto nella condivisione d’interessi, di rispetto reciproco per i ruoli di ognuno e per l’amore della vita.

Certo in queste “parentesi” c’è ancora vita da vivere, molta! Sì, il mio “Orso” l’ha amata anche e soprattutto nei suoi ultimi istanti. Diceva sempre di averla avuta in dono ed accettava con serenità il momento in cui questo dono gli sarebbe stato tolto. Ha sempre affermato che è stato per lui un bellissimo dono, comunque!

Noi volontari incontriamo sì pazienti, ma soprattutto persone che necessitano di una “cura” diversa, che è anch’essa cura. Con alcune può anche nascere un rapporto diverso come è stato il mio con il Signor G., ma essenzialmente ne traiamo la considerazione che la fraternità umana esiste ancora. Noi di Vidas lo sappiamo e così pure molti volontari di altre pregevoli associazioni.

Cerchiamo di tenere ancora accesa quella fiammella che è la vita – sempre più flebile e tremolante ma che trasmette ancora luce – sino all’ultimo!


Raffaella

Amo il silenzio, soprattutto di prima mattina, e le persone che riflettono prima di parlare. Amo il cioccolato e le torte senza panna. Leggo di tutto. Sono mamma di due ragazzacci. Odio le palestre e amo la bicicletta, adoro nuotare, viaggiare. Sono antropologa, per qualifica e per passione. In Vidas mi occupo di comunicazione e cultura.

1 commento

  1. federica:

    È vero Edo! Il senso di accoglienza che si prova quando la nostra presenza viene accettata è davvero il primo dei tanti doni che si ricevono quando si accompagna…
    E poi, pian piano, si diventa ‘compagni di viaggio’ per quel tratto…
    fede

Lascia un commento

Questo spazio è a disposizione di tutti per dare il proprio contributo al dibattito con riflessioni, pensieri, domande. Se sei un nuovo utente leggi la policy e ricorda che il tuo primo commento verrà rivisto dagli amministratori prima di essere pubblicato.


*obbligatorio