Sono vivo, ed è solo l’inizio

Ci sono libri che vanno centellinati, come certi vini da meditazione, che riscaldano il cuore alleggerendolo e che si vorrebbe restassero a farci compagnia a lungo.
Così è stato per me “Sono vivo, ed è solo l’inizio – Riflessioni filosofiche sulla vita e sulla morte” di Laura Campanello.

Fighting Forms by Franz Marc

Questa giovane filosofa, che si occupa di accompagnamento alla malattia e al lutto di pazienti oncologici e affetti da SLA, ci conduce con un linguaggio chiaro e semplice, accessibile veramente a chiunque – e questo è ciò che rende il testo ancora più prezioso – in una riflessione sui tempi ultimi. Lo fa riconoscendo l’umanità che ci accomuna, la paura, la fragilità ma anche la grande forza che deriva dal poter condividere l’unica certezza della vita ovvero che moriremo. L’invito è a partire da questo per restituire al nostro mondo, così imbarazzato di fronte alla morte e alla sofferenza, parole nuove che aiutino i più fragili ad esprimere il proprio dolore e ad esercitarci tutti nel ricordare che il limite è quello che dà senso al nostro presente.

Una riflessione misurata sulla finitezza e la consapevolezza che tutto ha un orizzonte non bastano forse per arrivare pronti alla morte, ma servono in primis per essere pronti a vivere consapevolmente il proprio qui e ora.

Un libro bellissimo, intenso, utile per stare meglio e quindi per diventare anche operatori migliori.


Giada

Sono medico, ho 40 anni da un po', da più di 20 mi occupo di cure palliative. Sono sposata con Giovanni, compagno di liceo. Ho due figli e un piccolo cane. Mi piacciono le cose semplici, le linee essenziali, lo stile minimale. Mi piace l’acqua per la sua capacità di adattarsi rapidamente ai contenitori e per la sua pazienza di modificare i profili delle cose. Se non avessi fatto il medico, avrei fatto il cuoco.

1 commento

  1. sergio pedrotti:

    e’ un piccolo grande libro , l’ho letto anch’io e lo sto rileggendo, a distanza di pochi mesi

    in 250 pagine la Laura Campanello dice il suo pensiero , richiamando ed appoggiandosi ad Epicuro , Socrate , Platone , Epitteto , Seneca , ed altri filosofi

    alla prima lettura , mi sono segnato in particolare due frasi , a pagina 53 :

    “Ma quando e’ stato firmato un contratto che prevedeva la morte solo per anzianita’ ?
    Noi viviamo nella incrollabile certezza – che in realta’ e’ desiderio cieco – che la morte che avviene prima dei 95 anni sia una sfortuna , un evento ingiusto e incomprensibile. ”

    e poi , a pagina 109 :

    “Forse il primo passo dell’imparare a morire e’ proprio riuscire a rinunciare periodicamente , con continuita’ , ad altro , a staccarsi dal fluire incessante e a volte un po’ frenetico delle cose e degli eventi e imparare a sostare .. ” :
    rinunciare . . , staccarsi . . , sostare . .
    parole e concetti pesanti e difficili , tanto per cambiare : faticosi

    ciao Giada L. , a presto !

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