Solitudine nella malattia, solitudine nella vita

Solitudine nella malattia, solitudine nella vita. Chi è alle prese con un male inguaribile può provare solitudini vertiginose, così come chi si trova in storie cruciali lungo il percorso del vivere. Ma non sempre la solitudine è di per sé devastante. Alleviarla a chi soffre in una situazione terminale, lo sappiamo bene, è una sorta di ‘imperativo’ etico; eppure, esistono momenti in cui…

Dalla solitudine possono nascere forze (anche per ripartire da capo) che infondono il coraggio per uscire dalla strada abituale, che consentono di non rimanere aggrappati a ciò che abbiamo vissuto finora, ma di lasciare la presa, saltare…

Chi scrive è Margot Kässmann, teologa tedesca, nel libro A metà della vita (Claudiana, 2012). La solitudine è anche, spesso, silenzio.

So, per esperienza diretta, che dopo una fase di silenzio ritrovo l’equilibrio e posso anche affrontare dei conflitti, andare avanti, rischiare dei confronti. Senza un tale silenzio mi manca la base da cui ripartire.

Qui di seguito vi propongo due poesie distanti tra loro più di un migliaio di anni, nate da culture diametralmente opposte, e le associo ad un brano musicale che ormai si può dire ‘leggendario’. È The sound of silence, di Simon & Garfunkel, 1964, reso immortale come colonna sonora di un film altrettanto leggendario, Il Laureato. Potete ascoltarlo qui con la traduzione italiana del testo.

Orazione nell'orto - Mantegna
Andrea Mantegna
(1430-1506)
Orazione nell’orto (1460)

Solitudine

Celo la solitudine agli ospiti con gioia.
Le solitudini che prima non amavo,
nascoste nel mio animo adesso
le tengo a dialogare con me stesso.
BASHSHᾹR IBN BURD, Poesia straniera (Araba), Edizioni La Biblioteca di Repubblica, 2004


René Magritte
(1898-1967)
Le fantasticherie del passeggiatore solitario (1926)

La condanna

E la parola di pietra è caduta
Sul mio petto ancora vivo.
Non è nulla, ecco, ero preparata,
In qualche modo la supererò.

Oggi ho molto da fare:
Occorre la memoria annientare,
Occorre far l’anima impietrire,
Occorre reimparare a vivere.

Se no…Infuocato il sussurro dell’estate,
Come una festa oltre la mia finestra.
Avevo da molto presentito questo
Radioso giorno e la casa rimasta vuota.
ANNA ACHMATOVA, Io sono la vostra voce…, Edizioni Studio Tesi, 1990


Diana

Sono giornalista - specializzata in musica classica e cultura - e scrittrice, affetta da consumo sfrenato di libri: narrativa e psichiatria, psicologia, teatro e poesia. Non ho figli, ma è come se ne avessi avuti molti: ho lavorato a lungo in una Onlus, ‘La Stravaganza’, che ha portato in tanti teatri italiani spettacoli di opere liriche mescolate a ‘canzonette’, cantate, danzate e recitate da disabili psichici e fisici. Per un periodo sono stata impegnata in Vidas come Ufficio Stampa. Raffaella mi ha invitato in questo blog, e ne sono molto più che felice.

2 commenti

  1. alessandra:

    grazie davvero Diana per le immagini, il pensiero, la musica. le poesie, bellissimi.
    Ma… nel silenzio solitudine della teologa c’è energia positiva , speranza, futuro;
    nella “solitudine vertiginosa ” del malato terminale non c’è nessuna energia;
    sono molto diverse le due solitudini , non credi?

  2. diana:

    Ciao Alessandra, grazie per quel che ti è piaciuto, e anche per quello che non. Da non credente ho citato la teologa per un punto di vista ‘altro’ anche rispetto ai due testi che proponevo. Credo esistano tante solitudini diverse nella nostra vita. Però non so, non sono così certa che nel malato terminale non ci sia spazio per proprio nessuna energia riguardo a una solitdunie ‘vertiginosa’. Da quel che ho vissuto – in questo blog ci si scambia opinioni su esperienze condivise o differenti – in giorni cruciali ho visto a volte accadere qualcosa che nella vertigine ‘azzoppa’ un passo, e ferma per pochi secondi il tempo, magari giusto e solo per dare un’occhiata a chi ti sta accanto, chiunque sia, e capire che c’è. Non è sempre così, certo. Ma credo che teologi e non credenti, o qualunque percorso intermedio sperimentiamo, accorgerci anche solo per un istante di una presenza non sia più solitudine totale. Ciao, e grazie

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