Riflettere insieme sulla relazione

Fernando Savater, filosofo e scrittore spagnolo, incomincia un suo libro dedicato al figlio facendogli osservare che la prima realtà di cui ci accorgiamo è la presenza umana.

Venire al mondo significa venire al nostro mondo, al mondo degli umani. Stare al mondo significa stare fra gli umani, vivere, nel bene e nel male, in società.

Fonte: fanpage.it

Fonte: fanpage.it

La relazione è prima di tutto un’esperienza, un fatto; la teoria o le teorie vengono dopo e cercano di rispondere a tre domande: perché la relazione? Come è? Come deve essere?

Tentiamo anche noi delle risposte.

  1. Perché la relazione?

  2. Come può (e deve) essere la relazione?

Aspetto le vostre riflessioni. Grazie, Luigi


Luigi

Laureato in Psicologia c/o Università di Padova – Psicoterapeuta e Psicoanalista di Gruppo – Direttore Centro Clinico dell’Istituto Italiano di Psicoanalisi di Gruppo sede di Mi – Consigliere Nazionale e Regionale Società Italiana di Psiconcologia

13 commenti

  1. Barbara:

    Chiedi qualcosa di veramente complesso ma lo trovo molto stimolante perciò… provo ad aprire le danze e a essere sintetica!!!

    Relazione, perché? …per vivere, oserei direi. Perché la vita è relazione.

    Relazione, come? …spontanea, autentica, diretta, sincera.

  2. sergio pedrotti:

    relazione , perche’ :
    per posizionarsi ed avere dei riferimenti , quindi darsi e poi man mano aumentare o ridursi i propri obiettivi ( chi nasce in un paese dell’india povera , chi nel kuwait di oggi , … chi nasce a milano , chi a eboli … chi nasce ricco e chi povero … chi in un contesto umano istruito e stimolante e chi in un ambiente degradato e violento … ecc )

    relazione , come e’ :
    sempre migliorabile

    relazione , come deve essere :
    consapevole , etica , coerente con le fasi della propria vita , conseguente alle proprie scelte

    all’inizio di tutto non c’e’ relazione , perche’ nessuno mi ha chiesto se volevo nascere
    alla fine c’e’ relazione solo se si entra nei ricordi di qualcuno
    nel durante , la vita e’ relazioni ( d’accordo con Barbara , ma al plurale : cambia un poco )

    parafrasando dal “decidere” , anche la non-relazione e’ una relazione

    ti auguro un buon raccolto , a presto

  3. mauro:

    io farei un passo in dietro e partirei dalla relazione con se stessi, prima vera realtà con cui si viene in contatto e con la quale si deve fare sempre i conti quando poi, il vivere, ci porta alle relazioni già ben descritte dai due commenti precedenti….

  4. mauro:

    ops! scusate il refuso…tornassi indietro lo rileggerei prima di inviare!

  5. roberta brugnoli:

    Che bella sfida, Valera! mi butto e provo a rispondere ai tuoi stimoli….

    1.Perché la relazione?
    perché vivere vuol dire relazionarsi con gli altri, con tutte le difficoltà di uscire dall’io e provare a sentirsi noi. L’uomo è un animale sociale, la relazione con l’altro è imprescindibile, e noi vediamo negli occhi e nelle reazioni dell’altro anche un po’ noi stessi, come davanti ad uno specchio, perché l’altro ci rimanda il nostro essere “adeguati”, empatici, simpatici, educati, belli dentro e fuori….questa è la sfida!

    2.Come può (e deve) essere la relazione?
    mettersi nei panni dell’altro, vedere il mondo da un’altra angolazione, senza annientare sé stessi e il proprio pensiero, ma con la curiosità di scoprire e di scoprirsi…
    Con l’attenzione sempre al rispetto della sfera dell’altro; quando varcare il limite e come farlo, fa parte dello stile e delle capacità di ognuno, cogliendo l’attimo fuggente, con i propri sensi e col proprio cuore….

  6. Luigi Valera:

    Bene ragazzi, abbiamo cominciato molto bene. Quindi come dice Mauro è importante il rapporto con se stessi prima di poter incontrare gli altri, ma perchè questo avvenga la mente di un bambino appena nato necessita di una persona di riferimento che costantemente gli insegni a trasformare le sue pulsioni e disagi in pensieri e bisogni. In poche parole che lo aiuti a trasformare il caos che c’è in una mente arcaica o apena nata.
    Questa esperienza di dipendenza benefica del neonato gli crea il bisogno della presenza “DELL’ALTRO” che lo accompagnerà per sempre.

    Per esempio: Questa mattina la nostra presidente ci ha mandato questo messaggio che a mio parere è una bella esemplificazione di quanto voi ed io abbiamo detto:

    “Aprendo la finestra del mio inverno, ho visto un prato di fiori meravigliosi. Piccoli e larghi petali.
    Ognuno col suo messaggio unico e prezioso mi ha portato grande conforto.
    Un grazie profondo mentre attendo di riabbracciarvi.

    Giovanna

    Un abbraccio Luigi

  7. Luisa:

    la relazione è una cosa inevitabile, obbligata e faticosa. Nasci e sei subito catapultato inconsapevole in un vortice di relazioni tattili, verbali, affettive… positive e negative.
    Utopicamente dovrebbe essere libera, paritaria, rispettosa, empatica, supportante…,ma niente è
    perfetto!!!

  8. vale:

    Uno dei più bei temi che sono stati proposti nel blog di Vidas ,per rispondere penso non possa bastare qualche pagina, forse un libro, ma sarebbe solo teoria sempre, allora meglio trovare una sola parola che renda bene l’immagine di quello che è e ti da una relazione, EMOZIONE!!!

  9. gabriella:

    relazione che non è fatta solo di parole e di contatto, ma di silenzi, di profumi, di ricordi , di lontananza, di musica.. per condividere, per stare sempre insieme

  10. alessandra:

    perché la relazione? ma perché la vita è relazione,
    come può essere una relazione? di tutte le sfumature e di tutti i colori
    come deve essere? non ” deve ” mai
    ciao Luigi è bello risentirti

  11. Luigi Valera:

    Una prima risposta, comunemente condivisa, è la seguente:
    perché è utile anzi necessaria; nessuno può farcela da solo, nessuno
    è autosufficiente; c’è un’interdipendenza, più o meno avvertita, ma
    sempre esistente.
    Questa comprensione del rapporto vede l’altro come strumento o
    occasione per me; l’altro è visto in chiave utilitarista e funzionale.
    Inoltre, se per ipotesi l’individuo fosse autosufficiente o pensasse di
    divenirlo, la relazione non avrebbe più alcun senso. In breve, la
    risposta non è soddisfacente.
    Quindi si ripropone di nuovo la domanda (perché la relazione?). La
    risposta più vicina alla verità è che l’essere umano è, per natura,
    relazionale (sociale, comunitario). Egli si definisce per la sua
    individualità e, insieme, per la sua relazionalità. L’essere umano è
    naturalmente sociale. Il testo sacro, quando parla della creazione
    dell’uomo e della donna, mette in evidenza il carattere relazionale:
    «Non è bene che l’uomo sia solo (non è bene che la donna sia sola):
    gli voglio fare un aiuto che gli sia (le sia) simile» (Gen 2,18).

    Ciao Luigi

  12. Luigi Valera:

    2. Come può (e deve) essere la relazione?
    È facile rispondere: la relazione può essere buona/cattiva;
    umana/disumana; soddisfacente/insoddisfacente;
    promotiva/distruttiva; liberante/oppressiva; strumentale/finale.
    Più impegnativo è rispondere al come deve essere. In altre parole, la relazione umana è umana quando è inter-soggettiva (interpersonale): ciascuno intende l’altro come
    soggetto; e il riconoscimento è reciproco: se non riconosco l’altro ogni
    altro come soggetto nemmeno io sono riconosciuto nella mia
    umanità.
    Quando e ogniqualvolta in campo umano si verifica il primo tipo di
    relazione, la relazione si sperimenta come cattiva, disumana,
    insoddisfacente; distruttiva, strumentale. In breve, c’è un nesso
    inscindibile tra il riconoscimento di sé e il riconoscimento dell’altro, di
    ogni altro.
    Si dice la stessa cosa quando si parla del passaggio dal rapporto
    di tipo captativo (egoistico) a rapporto di tipo oblativo. La maturità
    dell’essere umano si raggiunge _ come insegna la psicologia evolutiva
    _ quando prevale la tendenza oblativa su quella captativa.
    Fin qui arriva (è arrivata) la filosofia e la psicologia. È noto il
    principio etico fondamentale di I. Kant: «Tratta l’altro sempre come
    fine, mai come mezzo».
    Se si confronta il pensiero filosofico con il pensiero religioso
    (cristiano), allora troviamo ulteriore approfondimento e motivazione.
    Nel pensiero cristiano, la qualità della relazione è misurata dalla
    carità, traduzione latina della voce greca agape che vuol dire amore
    di donazione, amore altruista, amore oblativo. In perfetta coerenza, il
    concilio Vaticano II afferma che l’essere umano «si ritrova», cioè si
    realizza nel dono sincero di sé.

  13. Luigi Valera:

    “la salute di un essere umano si esprime e può essere colta attraverso la qualità del contatto senza bisogno di ricorrere a metri di confronto esterni ad essa: la forza, la grazia, il ritmo, la fluidità, l’intensità del contatto dell’organismo col suo ambiente, del processo di formazione di una figura sullo sfondo, in sintesi la bellezza del contatto è misura della salute..”
    Ciao Luigi

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