C’era una volta il grande albero della vecchiaia

Capire. Capire che la morte è un processo normale e non patologico. Capire che la vita va sostenuta fino a quando ha risorse per riprodursi. Ma quando e soprattutto chi stabilisce tali confini? Il progresso scientifico allunga la vecchiaia e ci fa dimenticare la memoria del nostro limite. Ma si tratta davvero di progresso o non si rischia piuttosto di smarrire il senso della vita?

L'ulivo che saluta gli ospiti all'ingresso di Casa Vidas

Vivere troppo è il titolo di una stimolante intervista apparsa su Repubblica lunedì 17 febbraio al filosofo Salvatore Natoli, relatore storico dei seminari e da sempre amico di Vidas, di cui di seguito proponiamo l’incipit.

La vita si sta allungando sempre più, ma questo evento indubitabilmente positivo si porta appresso una terribile domanda, pronunciata a mezza bocca: non è che stiamo campando troppo? Se la fanno tanti vecchi che trascinano le loro giornate nella sofferenza o nell’inedia. E se la fanno tanti figli che li accompagnano nel loro estenuato tramonto. La questione, neanche a dirlo, è oltremodo delicata.

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Giuseppe

Mi chiamo Giuseppe Ceretti e ho fatto il giornalista per oltre 40anni. Ho fatto, ma a dire il vero faccio, perché se ami questo mestiere non smetti mai. Così qualche tempo fa ho detto sì ad un’amica che mi ha chiesto se volevo diventare un volontario della penna per Vidas. Un impegno che mi onora e che tengo ad assolvere con il massimo impegno. Tanto più ora. È un debito di gioia e di riconoscenza che mi lega a Giovanna, da qualunque parte mi guardi.

2 commenti

  1. Giada:

    un grazie speciale a Giuseppe per aver condiviso questa riflessione.
    il nostro tempo, che consente di scegliere, impone di divenire consapevoli delle scelte che si compiono e chiede di avere uno sguardo più ampio che, accanto al destino del singolo, prenda in considerazione l’intera società, presente e futura, perché non sia la sostenibilità delle scelte a indirizzarne l’opportunità.
    non è facile trovare risposte ma porsi le domande giuste è necessario.
    ancora grazie.

  2. alessandra:

    caro Giuseppe grazie per quanto ci proponi .
    Certamente i”allungamento della vita è uno dei tanti problemi indotti dai rapidi progressi della scienza le cui dimensioni hanno superato la capacità di valutazione, comprensione e adattamento dell’uomo, quantomeno per la mia generazione.
    L’uomo tuttavia conserva la libertà di valutare e scegliere, almeno per quanto riguarda la propria persona. Curarsi , allungarsi la vita, sopravvivere non è un obbligo, bere e alimentarsi per fortuna non è un obbligo, scelta di la vita e la scelta di morte di ciascuno resta nelle proprie mani.
    Questo è quanto penso io.
    E da ultimo già alla prima lettura dell ‘articolo, ero disturbata dalla frase…un tempo l’unica eutanasia possibile era il suicidio…
    suicidio non è eutanasia, se non definiamo i significati delle parole non ci possiamo capire.
    grazie Giuseppe

    i

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