C’è ancora un limite?

La natura tradizionale del farmaco è quella di essere un rimedio. Dove la vita manifesta un disfunzionamento (nel corpo come nel pensiero) la promessa del farmaco è quella di ripristinare il livello normale di efficienza guastato dall’irruzione della malattia. Nel nostro tempo, all’estensione inflattiva di questa promessa che tende sempre più a medicalizzare la vita […], dobbiamo aggiungere qualcosa di inedito: una versione del farmaco non più come rimedio ma come potenziamento della vita…

Quel rifiuto dei nostri limiti che ci trasforma in schiavi – Massimo Recalcati

Leggendo questo pezzo su Repubblica (potete leggere il resto cliccando qui) ho pensato al nostro blog…

LIMITE… è una parola che spesso mi risuona nel profondo dell’animatutte le volte, per esempio, che mi avvicino a una persona che sta morendo e che mi ributta addosso tutta la sua impotenza nel vivere gli ultimi giorni della propria esistenza dovendo fare i conti – suo malgrado – con i propri limiti e quelli altrui…Il cielo è il limiteI limiti imposti dal proprio corpo che non risponde più alla volontà di “fare”

I limiti imposti dalla propria mente che non è più capace di dare senso a ciò che sta succedendo

I limiti degli altri che non accettano, che non comprendono, che hanno paura e sono tanto arrabbiati da dover essere consolati piuttosto che essere fonte di consolazione e rassicurazione…

I limiti della medicina, che io rappresento, che ha promesso tanto e illuso troppo… quei limiti insomma, che fino a pochi giorni prima erano stati negati o forse, semplicemente, erano stati superati tanto da averci fatto accarezzare l’idea di essere immortali…


Barbara

Barbara Rizzi: figlia, sorella, amica, moglie, madre e… medico palliativista di professione. Direttore Scientifico del CSF (Centro Studi e Formazione) Vidas dove lavoro dal 2001. Amo il silenzio, il profumo dell’erba appena tagliata, leggere, scrivere, passeggiare in montagna. Preferenze: piatto, pizzoccheri alla valtellinese; sport, pallavolo; colore, blu.

5 commenti

  1. valentino:

    Tanto più triste e dolorosa è la realtà di chi affronta la malattia terminale, tanto più è la rabbia e la non comprensione di ciò che sta gli sta accadendo, allora si cercano i perché, ce la si prende con il “destino” e con il mondo intero, fino ad arrivare all’accettazione consolatoria. Il percorso è lungo e difficile, a volte proprio impossibile, allora resta solo la disperazione di chi deve continuare a vivere! Non so se ci si possa preparare, se esista un metodo per farlo, forse ognuno affronta il dolore a modo suo, non so!!!

  2. Barbara:

    Anch’io penso che il dolore sia un’esperienza unica per ciascuno di noi… e che ciascuno di noi viva il dolore a modo suo, proprio come dici tu Valentino.
    Alcuni nel silenzio e nella solitudine…
    Alcuni attraverso le parole e la condivisione…
    C’è chi arriva a comprendere e accettare…
    C’è chi rimane nella disperazione…

  3. alessandra:

    cara Barbara il limite c’è ancora, solamente si sposta. E’ difficile situarlo ma è importante prenderne coscienza.
    Ho trovato in un libro una citazione di Epicuro a proposito del limite della vita che riporto
    “la finitezza, la mortalità, non è una obiezione alla pienezza della vita. Anzi, l’attenersi alla mortalità è condizione favorevole per attingere insieme il vertice della vita e il suo insuperabile limite…”

  4. Barbara:

    Non so perché ma leggendo il tuo commento mi è venuta in mente una frase scritta da una amica di mia figlia: è necessaria l’infelicità per capire la gioia, il dubbio per capire la verità… la morte per comprendere la vita.
    Buona vita a tutti

  5. sergio pedrotti:

    scriveva Cesare Pavese ( in ” prima che il gallo canti – il carcere” ) :
    la sorte piu’ brutta diventa un piacere : basta sceglierla noi

    da cui , i limiti non sono un problema , basta accettarli decidendoli preventivamente , (specialmente quando non ci e’ possibile rimuoverli o spostarli)

    parlando di vita e di morte , mi pare che tali discorsi portino ad un approccio filosofico stoico o anche epicureo , che si riflette anche in “la morte per comprendere la vita” .. e quindi viverla in modo consapevole

    buona serata , a presto

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