Cure palliative: a rischio i medici con esperienza pluriennale

Medico e degente in Casa VidasL’art. 5 comma 2 della legge 38/2010 individua le figure professionali atte a garantire l’erogazione delle cure palliative ai pazienti adulti, che saranno: il medico specialista (in anestesia, rianimazione e terapia intensiva, ematologia, geriatria, medicina interna, malattie infettive, neurologia, oncologia medica, radioterapia); il medico di medicina generale, il medico con esperienza almeno triennale in cure palliative, lo psicologo specialista, l’infermiere, il fisioterapista e il dietista, l’assistente sociale e l’operatore socio-sanitario. A queste figure si può integrare anche l’assistente religioso.

Il 17 ottobre scorso si è discusso in Conferenza Stato-Regioni la bozza di accordo tra Governo e Regionirelativa all’applicabilità della legge 38/2010, sull’individuazione delle figure professionali competenti nel campo delle cure palliative e della terapia del dolore, nonché delle strutture sanitarie ospedaliere, territoriali e assistenziali coinvolte nelle reti delle cure palliative e di terapia del dolore. Drammaticamente la figura dei medici con esperienza almeno triennale in cure palliative scompare.

Il provvedimento – previsto dall’articolo 5 comma 2 della Legge n. 38/2010 – rappresenta un atto dovuto, ma il testo rischia di cancellare dalle reti di erogazione dell’assistenza diverse centinaia di medici esperti che non rientrano nei profili previsti, ma che si sono lungamente formati sul campo.

Negli ultimi 20 anni, peraltro in assenza di una specializzazione in cure palliative (il riconoscimento della disciplina in cure palliative risale al marzo di quest’anno), migliaia di medici hanno assistito pazienti nella fase finale della loro vita, acquisendo un know-how tecnico e affinando un sentire che nessun pezzo di carta potrà mai sostituire.

In favore di questi oltre 2000 medici – che insieme ai medici con una specialità “sbagliata”‘, ovvero non riconosciuta come pertinente dal nuovo accordo rappresentano circa la meta dei medici che si occupano oggi di cure palliative in Italia la Federazione cure palliative e la Società italiana di cure palliative hanno esercitato una forte pressione sulla stampa e l’opinione pubblica, chiedendo un regime transitorio, che consenta loro di operare in virtù dell’esperienza acquisita.

È forse anche grazie a questo che la Conferenza Stato-Regioni ha espresso parere favorevole al testo proposto per l’individuazione delle figure professionali competenti in cure palliative e terapia del dolore,

a condizione che il Governo si impegni a risolvere entro la fine dell’anno in sede legislativa la questione dei medici senza specializzazione con esperienza triennale e che l’accordo potrà essere applicato solo dopo l’approvazione di questa norma.

Per il momento oltre 2000 medici e diverse migliaia di pazienti possono proseguire gli uni ad assistere, gli altri ad essere assistiti. Si sarebbe altrimenti tornati alla situazione di abbandono di oltre 30 anni fa, prima che coraggiosi pionieri investissero su giovani medici – magari senza specializzazione ma di certo pieni di passione – per garantire un’assistenza dagli importanti contenuti tecnici e di straordinario valore umano.

Al Governo spetta ora trovare una soluzione. Attendiamo fiduciosi, nella certezza che il patrimonio umano e culturale in campo consentirà di superare un cavillo legislativo, perché la legge – di questo siamo convinti – serve a far vivere meglio le persone.
Esattamente come le cure palliative.


Giada

Sono medico, ho 40 anni da un po', da più di 20 mi occupo di cure palliative. Sono sposata con Giovanni, compagno di liceo. Ho due figli e un piccolo cane. Mi piacciono le cose semplici, le linee essenziali, lo stile minimale. Mi piace l’acqua per la sua capacità di adattarsi rapidamente ai contenitori e per la sua pazienza di modificare i profili delle cose. Se non avessi fatto il medico, avrei fatto il cuoco.

7 commenti

  1. vale:

    perché la legge – di questo siamo convinti – serve a far vivere meglio le persone.
    Il problema è che altri non ne sono molto convinti!!!

    Mah!!! mi è capitato e mi capita sempre più spesso, di dover utilizzare il condizionale
    (servirebbe), per quanto riguarda le leggi, sembra che incompetenza e interessi personali siano i parametri che i legislatori utilizzino per governare, spero che anche in questo caso non si ripeta quello che ormai è diventata una spiacevole consuetudine !

  2. nadia:

    Speriamo, speriamo, speriamo!!! Che la burocrazia non sommerga coloro che hanno dedicato anni alle cure palliative con passione ed impegno. Non ci resta che essere fiduciosi e credere che le istituzioni lavorino per il bene dei cittadini, ovviamente facendo sentire la nostra voce e portando la nostra testimonianza.

  3. Elena Milazzo:

    Forse il legislatore non ha mai avuto parenti prossimi in condizioni “terminali” e non sa quanto è importante la terapia del dolore perché un proprio caro possa essere sereno fino alla fine. E poi, ha mai pensato: e se capita a me? Personalmente preferirei avere un medico esperto in terapie del dolore piuttosto che soffrire brutalmente o essere sedato e restare incoscente…

  4. vale:

    Per nadia: molto meglio farsi sentire, sperare in un legislatore è utopia, lontano dai problemi delle persone e l’incompetenza regna sovrana tra i palazzi del potere, spesso è poi interessata e voluta questa ignoranza.
    Per elena: il percorso assistenziale di chi ha potere e dei suoi parenti prossimi è al di fuori dei binari di quello delle persone “normali”, così come la soluzione di altri problemi meno gravi, quindi figuriamoci se si spremono le meningi per cercare solo di alleviare le sofferenze a coloro che più hanno bisogno, anzi solitamente tendono solo a complicare le cose.
    So di essere molto caustico e poco ottimista, ma la mia esperienza di anni passati a confrontarmi con la burocrazia statale non mi porta a sperare, sicuramente non nutro alcuna fiducia.

  5. Giada:

    Grazie a tutti per i vostri commenti, che sento come un incoraggiamento e un sostegno prezioso.
    A differenza di Vale resto ottimista, ma pronta comunque ad affrontare le battaglie che eventualmente saranno necessarie perché venga riconosciuto il valore del lavoro che tante persone da anni svolgono.

  6. Vale:

    Per Giada: direi che non è questione di essere ottimisti o pessimisti, il termine giusto è realista, il mio pensiero è frutto solo di un’ analisi di quel che accade, l’esperienza ci insegna che quello che si può ottenere lo possiamo avere solo lottando e facendo sentire forte la voce di chi da anni ha operato in questo ambito. La strada da seguire è quella della battaglia, la competenza, la comprensione e il dialogo sono mezzi che andrebbero utilizzati in tutti i campi, ma soprattutto nel legiferare, mi sembra però che spesso si utilizzino altri mezzi, da qui il mio pessimismo.Credo invece nella volontà di lottare di coloro che operano con passione e proprio questa passione porterà spero a vincere la battaglia. In questo c’è tanto ottimismo.

  7. maspi:

    C’è’ un altro aspetto di fragilità dell’attuale modello delle cure palliative, per lo meno di quello lombardo ed è il passaggio di testimone. Dopo la prima generazione di palliativisti, coloro che hanno aperto i primi centri di cure palliative in ambito pubblico e privato no-profit, e dopo una seconda generazione di entusiasti discepoli ora 40-50enni, “sbagliati” specialisti e non specialisti, il vuoto “formativo” ufficiale (di fatto la specialità) sta rendendendo difficile trovare allievi palliativisti di terza generazione. Tutto questo a fronte di un bisogno di cure palliative che sta superando il confine dei tumori e che anche nel recente disegno dei legislatori regionali si amplierebbe ad una platea di pazienti enormemente più ampia. Se oggi le cure palliative godono dell’esperienza di quei 2.000 medici precari di prima e seconda generazione, uno sguardo più lungo dovrebbe considerare di consolidare le basi per una terza e quarta generazione.

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