Vidas attraverso gli occhi dei tirocinanti: Davide

Eccoci di nuovo insieme, come promesso, per offrire uno sguardo di Vidas attraverso gli occhi dei tirocinanti che vengono accolti nella nostra Associazione e ai quali noi speriamo di riuscire a trasmettere il nostro stile di cura e accoglienza…
A Davide Ferraris, aspirante assistente sociale, abbiamo chiesto di “rompere il ghiaccio”.

La mia esperienza di tirocinio come assistente sociale è iniziata con mille domande su quello che mi sarei aspettato da questo servizio di cure palliative: Vidas che da più di 30 anni cerca di dare molte risposte a pazienti e famiglie che si trovano ad affrontare periodi di vita cruciali e densi di significato.

Nei primi istanti mi sono subito reso conto di quanto sia importante la sinergia di ogni figura professionale all’interno della struttura e di quanta passione e determinazione le persone mettono a disposizione ogni giorno dedicandosi agli altri.

Una riunione d’équipe

La resilienza che ci viene propinata nelle lezioni di psicologia dell’Università Cattolica, emerge dai colloqui di presa in carico, non più come nozione teorica, ma come riscontro concreto e del tutto comprensibile. I colloqui con il mio supervisore Alberto mi hanno consentito di capire che le famiglie, pur portatrici di uno o più bisogni, riescono a far emergere le loro risorse nel momento in cui si trovano a dover condividere un evento così traumatico. La complessità e a volte la drammaticità dei percorsi assistenziali indubbiamente non può che lasciare un segno tangibile nelle persone coinvolte nel processo d’aiuto, figure professionali comprese.

Come operatori, la condivisione e la ricerca empatica sono variabili costanti: Vidas è una “grande famiglia operativa” sempre alla ricerca di nuove soluzioni da mettere a disposizione partendo dal medico fino ad arrivare alla figura del volontario…

Sulla base di ciò che spesso viene presentato rispetto al ruolo dell’assistente sociale nei servizi, Vidas rappresenta del tutto un’eccezione: a volte il ruolo dell’assistente sociale non viene valorizzato senza alcun spazio di autonomia e rielaborazione nel panorama dei servizi socio-sanitari attivi su tutto il territorio nazionale. In questo Vidas fa la differenza e chi come me entra in contatto di questa realtà, non può che rendersene conto in prima persona.

Attraverso le prime visite domiciliari e ospedaliere con il mio supervisore, mi sono reso conto che le emozioni sono forti e mi spingono a conoscere e a sapere sempre di più su storie di vita” hic et nunc”.

Nulla è lasciato al caso e tutto è materiale di crescita, oltre al percorso formativo che è implicito nell’esperienza di tirocinio. È una sensazione molto importante poter riconoscere in me maggior consapevolezza su molti quesiti e riflessione esistenziali che porterò sempre con me e che contribuiranno a determinare non solo il mio bagaglio professionale ma saranno determinanti anche nella mia vita personale.

Arrivato a metà del mio monte ore di tirocinio, mi auguro di intensificare fino alla fine il valore esperienziale che Vidas ha potuto offrirmi, aggiungendo un altro tassello alle motivazioni e alle convinzioni che mi hanno portato a scegliere d’intraprendere la professione di assistente sociale, valorizzando la mia identità personale e percorsi di vita precedenti.


Barbara

Barbara Rizzi: figlia, sorella, amica, moglie, madre e… medico palliativista di professione. Direttore Scientifico del CSF (Centro Studi e Formazione) Vidas dove lavoro dal 2001. Amo il silenzio, il profumo dell’erba appena tagliata, leggere, scrivere, passeggiare in montagna. Preferenze: piatto, pizzoccheri alla valtellinese; sport, pallavolo; colore, blu.

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