Un bacino sulla guancia, un regalo grandissimo

Questo racconto di Gianfranco, che ci ha accompagnato durante il nostro settimo incontro di medicina narrativa, racconta la nostra difficoltà di assistere un bambino morente, in quanto evento contro natura: ne siamo coinvolti, emotivamente, e spesso sono loro a condurre le “regole” dell’assistenza e della relazione… e nella sofferenza sanno regalare a chi li sa ascoltare doni unici come un “bacino” che non dimenticheremo mai.

Eccoci di nuovo qua. Cerco di ripartire e provare a scrivere quello che ho in testa e che da un po’ di tempo cerca di uscire. Ma non è semplice: sembra che riesca a mettere su carta con più facilità le emozioni negative, quelle che tormentano sia l’anima che il corpo ma stranamente sto vivendo un periodo di insolito benessere emozionale e sinceramente faccio fatica. Desidero, però, condividere con voi un’esperienza: ricorderete certamente l’ultima bambina che abbiamo ricoverato e i problemi che tutti noi abbiamo affrontato.

Quando ci presentarono il caso ricordo che dentro di me dissi “no! adesso proprio no”. La bambina era già da sola un bel problema, in più c’era quel marasma familiare che disorientava ancora di più l’assistenza. Io poi avevo timore di “fallire” e questo mi metteva ancora più in tensione. La bambina facilitò tutto, almeno con me: vi fu subito una sintonia particolare, era evidente che aveva bisogno di una figura che in qualche modo le ricordasse un padre. Questa cosa da una parte mi ha sicuramente facilitato ma d’altra mi spaventava, non volevo cadere nel trappolone delle emozioni: dovevo mantenere una piccola ma vitale distanza per riuscire a leggere i problemi che ogni giorno aumentavano di spessore.

Ricordo le espressioni molto colorate che ogni tanto coloravano le giornate di Clara, espressioni figlie di una vita travagliata, confusa e, infine, malata. Con lei mi regolavo giorno per giorno: non ho mai provato a forzare la mano, ho sempre aspettato che lei mi concedesse un piccolo spazio, una piccola parola; ho sempre rispettato i suoi silenzi. Ma non voglio annoiarvi con queste cose: desideravo solo raccontarvi della sua ultima notte. Mi sembra fosse una sabato sera. Ormai era qualche giorno che Clara era peggiorata. I problemi clinici erano tali ormai da rendere necessaria una sedazione. Entrai nella stanza e Clara dormiva. Dovevo però cambiarla e speravo di non disturbarla troppo. Mentre la cambiavo, lei aprì gli occhi, mi guardò, allungò l’esile collo e mi diede un bacino sulla guancia con le sue labbra ormai sottili, poi appoggiò la testa sul cuscino e riprese a dormire. Un gesto enorme, un regalo grandissimo: è tanto che volevo ringraziarla…

“Se ti scrivo solo adesso è che sono io così
è che arrivo spesso tardi
quando sono già ricordi che hanno preso casa qui
non è vero ciò che ho detto: qua c’è tutto a dire che ci sei
fai buon viaggio e poi riposa se puoi”*

* tratto dalla canzone “Lettera a G.” di Ligabue


Nadia

Ciao sono Nadia, 44 anni, sposata dal 2005, infermiera dal 1994, palliativista dal 2001, infermiera in Casa Vidas dal 2006. Malata d'Africa dal 1997. Amo profondamente l'ozio, il the, il cioccolato fondente, il silenzio del deserto, andare per funghi e nuotare. I miei eroi sono Capitan Harlok e Corto Maltese. Credo che il Vangelo sia a tutt'oggi il messaggio più rivoluzionario mai scritto. Non so perché ma i colleghi mi chiamano Gianburrasca.

1 commento

  1. Nicoletta:

    Grazie Gianni!

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