Aiutare gli altri dalle retrovie per dire grazie ricordando la mia mamma

11 anni fa in questa notte di Aprile moriva la mia mamma Emanuela.
52 anni di vita spesa per noi tre figli, piena di sacrifici, in attesa di sistemarci tutti prima di godersi la sua di vita, prima di fare un viaggio o prendere un aereo.
8 anni di malattia, la stessa che portò via sua madre quando lei aveva 17 anni, un intervento, la speranza e poi, 5 anni dopo, quando pensi di vedere la fine del tunnel ecco la sentenza senza appello.

Me lo ricordo ancora quel giorno in cui un giovane ed imbarazzato dottore disse a mia madre che non le avrebbe fissato altri appuntamenti ma scrisse su un foglietto un nome dicendole: “chiami questa associazione”. Lessi il nome e chiusi gli occhi: Vidas… non ci sarebbe stato ritorno.
Tornava nella mia vita questo nome. Da giovane studentessa universitaria rimasi colpita dal volantino di reclutamento appeso nel mio ateneo e decisi che quello era un buon modo per rendermi utile e chiamai per fare la volontaria. Ma i miei studi universitari non andavano bene… rischiavano di contaminare quel percorso.

Vidas accompagnò in maniera affettuosa e dignitosa mia madre alla morte: per lei un percorso sereno, per me uno dei periodi più bui della mia vita.
Mi si stringeva lo stomaco tutte le volte che vedevo l’infermiera. Ero grata a questi operatori che la facevano star meglio ma la loro presenza per me era il segno tangibile della fine.
Mi chiedevo come si potesse scegliere un lavoro così, tutti i giorni vicino alla morte, io volevo mia madre e non volevo lasciarla andare, loro sembravano non capire.

La notte che morì mia madre mi aspettò, fui io ad accompagnarla, dava sempre a me i compiti importanti, mi diceva sempre “sei tu la maggiore, devi prenderti tu cura degli altri”. Mi presi quel compito, chiusi gli occhi e sussurrai a quel Dio in cui credevo che ero pronta, che non potevo essere così crudele ed egoista da volerla tenere con me in quello stato.
Non ero pronta, non lo sarei mai stata, ma sono grata a quel Dio per avermi ascoltato.
La vita è molto strana…a volte ti fa fare giri lunghi per poi portarti dove volevi andare.

Lavoro in Vidas da cinque anni e per tenermi questo lavoro ho stretto i denti ed attraversato tante difficoltà ma quando qualcuno mi chiede se non potevo trovare qualcosa di meglio rispondo sempre che questo è il meglio per me.

Da parente ad operatore continuano a spuntarmi le lacrime quando penso a mia madre malgrado siano passati 11 anni, ma essere passati dal dolore di una perdita mi aiuta a capire meglio le famiglie dei nostri assistiti, la loro rabbia, la loro disperazione, il loro dolore.

Incontro i loro sguardi quando giro per la struttura, sguardi disperati, rassegnati, in cui mi riconosco e a volte vorrei allungare una mano per farli sentire meno soli ma so che non è il mio compito. Io mi prendo cura di loro in maniera indiretta, lavoro nelle retrovie.
Mi occupo della salute e sicurezza sul lavoro degli operatori di Vidas, il mio compito è prevenire i rischi presenti nell’attività lavorativa e quando non è possibile proteggere gli operatori dai rischi residui.

Siamo tanti a lavorare nel backstage, noi non siamo medici, infermieri, oss, non siamo quelli in prima linea… ma aiutiamo tutti al meglio questa associazione in cui crediamo a diventare ancora più grande e più efficiente.
Anche se non siamo a contatto con il paziente noi il dolore lo vediamo, lo sentiamo, ci si materializza tra le carte, non esistono barriere impermeabili al dolore in hospice. Tutti lo respiriamo.
Io sono un pezzo piccolo di questo puzzle immenso il cui unico fine è assistere nel modo migliore i nostri pazienti. Ma pur piccolo che io sia, mi impegno al massimo e questo è un modo per dire grazie a questa associazione per quel che fece 11 anni fa.

Ho capito cosa ti spinge a scegliere un lavoro così, quanta abnegazione, passione e cuore ci devono star dietro, ora ho provato entrambi i lati della barricata.
11 anni dopo mi guardo indietro e sorrido. Dopo tanto girarci attorno ci sono arrivata, sono “una di Vidas” e ne sono orgogliosa.
…chissà Mamma se anche tu sei orgogliosa di me?


Elisabetta

Sono Elisabetta, in Vidas mi occupo di sicurezza sul lavoro e di formazione. Sono innamorata persa dei miei figli che mi fanno sentire un dinosauro e del mio compagno con il quale ho imparato la bellezza del termine condividere. Dalla vita vorrei in regalo il tempo perché tutto il resto già lo possiedo. Amo il vento, il profumo della terra dopo che ha piovuto, il sole che ti scalda il viso, le righe che fanno gli aerei in cielo, la tela dei ragni, il profumo del caffè a colazione, il mio terrazzo d’estate e la fotografia che ferma il tempo.

5 commenti

  1. vale:

    Esperienze, emozioni e sentimenti ci accomunano! Abbraccio e bacio……….come sempre!

  2. fulvio:

    Ho sempre pensato che il senso della vita sia quello di trasformare il dolore che permea questa esistenza in crescita. Ho sempre pensato che superando un muro di sofferenza dopo aver ripreso il cammino ci si senta più ricchi e completi. Forse questa è un’illusione, forse è solo un modo di concepire la vita senza farsi schiacciare, ma forse chissà…
    Qui dentro il dolore è tanto e forse se ciò che penso è vero è proprio questo ad elevarci.
    Il dolore che hai vissuto nella tua vita è stato tanto ed è forse per questo che sei così.
    L’unico rammarico che ho è pensare che le persone intorno a te conoscano della tua profondità d’animo solo una microscopica percentuale.
    Un pensiero per Emanuela (inespressa suocera) un ringraziamento ad Elisabetta.
    Un’esortazione a tutti i lettori: teniamo il cuore fuori dal petto, perchè solo così ci si sente vivi.

  3. sergio pedrotti:

    Elisabetta , fra quello che dici tu e quello che che fa intravedere Fulvio mi pare di sentire che la tua esperienza e’ ancora attuale , aperta e bruciante : magari potrai riconciliarti con la sofferenza e la morte , chi lo sa . . , persone positive mi pare di capire che ne hai , intorno

    parole tue : ” . . le famiglie dei nostri assistiti , la loro rabbia , la loro disperazione , il loro dolore. ” : ebbene , molti sono senz’altro cosi’ , ma ci sono anche non pochi casi dove sorprendentemente (?) si trova serenita’ , disponibilita’ a convivere con quel poco di presente e di futuro che resta , soddisfazione per quello che si e’ fatto

    anche questa e’ una significativa realta’ dei pazienti e dei loro familiari , direi anche abbastanza indipendente dalla convinzione o meno rispetto ad una vita trascendente , per quanto puo’ valere la mia esperienza di volontario vidas ( da ormai quasi cinque anni )

    certo che , ormai spesso , su queste pagine si leggono cose di grande umanita’ e spessore : che le persone vidas siano davvero un po’ fuori dalla norma ?
    almeno nel coraggio e nella sensibilita’ del raccontarsi !

    ciao , con affetto , a presto

  4. mariagrazia:

    cara Elisabetta scopro una persona “diversa” da come ti immagino quando ti incontro, fiera, battagliera che incute un po’ di timore…., e’ vero abbiamo avuto pochi momenti per scambiare due parole ma comunque ti fai un’idea delle persone che vedi o incontri , e i giudizi sono sempre superficiali e me ne scuso perche’ ho scoperto una persona molto sensibile. noi siamo solo dei micro pezzetti di un puzzle ma che insieme formano un meraviglioso quadro di un gruppo di persone molto affiatate e accumunate da un entusiasmo e soprattutto tanto amore verso il prossimo e questo traspare dal tuo scritto e la tua mamma non puo’ che essere fiera di te.
    bacio

  5. federica:

    Elisabettaaaa!
    dinosauro, tigre, lupa fiera e forte…
    camminando con la tua grinta è ben chiara la voglia di far bene e una motivazione solidissima… a tutto, ai, figli, al tuo lavoro, alla vita! e -ora capisco bene perché- a Vidas!
    Con dei mattoncini di Vidas così tosti….insieme si affrontano grandi cose…
    grazie!…un bacione forte…

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