Un padre

S. (ricordate la sua storia? Ve l’ho raccontata qui) aveva un padre. Quando passava davanti alla stanza del figlio non entrava, si appoggiava allo stipite della porta, restava lì il tempo necessario a far percepire la sua presenza poi muoveva la mano a salutare, sembrava accarezzasse l’aria. Mai una parola.

Magro, troppo magro; pallido, troppo pallido per chi, come noi, si occupa di pazienti oncologici.

Poi un giorno la mamma di S. mi racconta di quel piccolo neo asportato sette anni prima. Tutto era andato bene, tutti i controlli negativi ma ora, in poco tempo, era tutto ripartito, esploso, gli oncologi non avevano dubbi: non c’era nulla da fare.

Il papà di S. aveva, da qualche tempo, smesso di lavorare; un giorno mi chiese dei consigli per affrontare la scala a chiocciola che portava giù al laboratorio, fu quella l’unica volta che sentii la voce di quell’uomo.

Aveva toni duri di chi sa tutto ma non voleva spazio per i suoi problemi: il figlio prima di lui, prima di tutto.

Ogni briciolo di energia voleva metterla a disposizione di S., della moglie e dell’altra figlia.

E fu così: S. morì un mese prima del padre che si era ormai completamente allettato, distrutto dalla malattia sua e del figlio.

Non vado mai ai funerali o meglio, non vado più ai funerali dei pazienti che seguo, forse proprio perché quella volta ci andai.

Tutto un paese era attorno alla villetta, aspettai che uscisse la piccola bara mescolato tra la folla, il rito delle preghiere poi il silenzio quando la croce si mosse, un silenzio reale, incredibile, insopportabile.

La croce, il prete, due chierichetti, la bara portata a spalla, la mamma e la sorella di S. fuse in un unico corpo che a stento riusciva a tenere il passo della lenta processione.

Tutti i bambini della scuola elementare, quelli della società sportiva con le divise colorate e tanta tanta gente che lentamente si metteva in moto senza fare il minimo rumore, il capo chino come a contare i passi.

Il padre non c’era, non era in grado di stare nemmeno in carrozzina, era nel letto a vivere il suo dolore.

Lasciai sfilare il feretro, i bambini, e scivolai nel corteo incamminato verso il vicino cimitero.

Mi girai un attimo a guardare quella casa che sapevo non avrei mai più rivisto: là, nel buio della finestra aperta, si muoveva lenta una mano diafana ad accarezzare l’aria, la mano di quel padre che salutava il figlio in attesa di riabbracciarlo.

Rimasi con lo sguardo agganciato da quel movimento ipnotico, continuai ad avanzare mosso dal movimento magmatico del corteo funebre finché mi trovai con le spalle girate al senso di marcia.

Abbassai gli occhi e tornai a contare i miei passi.


Mauro

Sono nato, vivo e lavoro a Milano, faccio il Fisioterapista da 36 anni! Negli ultimi 14 ho lavorato solo per VIDAS… Mi sento milanese ma ho profonde radici emiliane, ho tre figli spalmati nell’arco di 19 anni. Cosa amo? Amo mangiare e bere in compagnia, sono un esperto di parmigiano, prosciutto, salame e gnocco fritto. Cosa mi emoziona? Mi emoziona la vita, lo sport, un bambino che piange, una canzone. Cosa mi fa arrabbiare? La protervia, la violenza, l’arroganza…. Da qualche anno pedalo con regolarità e da qualche mese ho ripreso a correre con scarsi risultati. Se volete farmi felice invitatemi in barca a vela dove dò il meglio di me. Il mio sogno è vivere su una barca con il rumore della risacca come colonna sonora.

4 commenti

  1. sergio pedrotti:

    mi pare che le opzioni possibili , per riconoscere se stessi proiettandosi in situazioni come da te descritte , siano :
    1 . avere una fede anestetizzante
    2 . essere filosofi ( almeno , provarci : riflettere , meditare , .. fare fatica )
    3. vivere come bruti ( egoismo , avidita’ e consumismo , e basta )
    4. appartenere al mondo minerale ( manco provare a pensare )

    se a qualcuno interessasse procedere sul punto 2. , vale la pena di procurarsi il libro “che cosa vuol dire morire” , consigliato qui da Giada alcuni giorni fa :
    alcuni filosofi italiani contemporanei , alcuni credenti ed altri no , ragionano sulla vita e sulla morte , in modo comprensibile ed attuale

    io l’ho cercato e trovato , il libro ( alla Hoepli ) :
    non e’ pesante ne’ lunghissimo , da leggere e rifletterci sopra ( studiarlo .. )

    ciao Mauro , terapista del corpo e della mente , a presto !

  2. federica:

    …..

  3. gio:

    Con le spalle girate al senso di marcia. Anch’io.

  4. alessandra:

    Con il tuo racconto Mauro hai ridato vita ad S e il suo babbo.
    grazie Mauro, Alessandra

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