La vita e la morte raccontate dai ragazzi di una scuola media

Si può parlare con dei ragazzi di 13-14 anni dei concetti di vita e morte? Si può se s’incontrano un preside, insegnanti e genitori sensibili. È accaduto a noi di Vidas con gli alunni delle classi terze della scuola media Majno di Milano. Siamo stati invitati a parlare di malattia cronica, di incurabilità, di cure palliative. Comprensibili timori, perplessità , interrogativi ci hanno accompagnato lungo la strada che ci ha condotto agli incontri.  Alla fine è stato lo stupore ad albergare in noi, la piacevole scoperta della spontaneità e della profondità di talune riflessioni.

Quel viaggio dentro l’adolescenza si è trasformato in un documentario intitolato “Vivere e morire” realizzato dal regista Giovanni Covini.

Abbiamo poi chiesto ai ragazzi di tradurre per iscritto le loro riflessioni. Ben 263 dei 270 giovani coinvolti lo hanno fatto spontaneamente. Di seguito proponiamo alcuni spunti tratti dai loro scritti.

… non credo di aver mai affrontato il discorso della morte in modo così diretto. Se prima mi sembrava la cosa più terribile ora la vedo come una cosa naturale a cui l’uomo deve arrendersi. Ecco io da oggi vivrò la mia vita in modo positivo, senza rancore, voglio avere una morte serena, libera e circondata d’amore. La fine non esiste, l’amore sì ed è qui perché il bene genera bene.

Valentina,  3ˆ F

… so quello che si prova ad assistere qualcuno che è malato. Ti senti impotente quando ti dicono che non ritornerà più quello di prima o che fra mesi non ci sarà più. L’ho provato sulla mia pelle e fa male…

Stefania,  3ˆ M

… Grazie a questo incontro ho capito che cosa ho perso non stando vicino a mio nonno affetto da questa malattia. La mia lontananza era stata mascherata da un rispetto nei confronti del mio parente, ma lui non aveva bisogno di stare da solo, ma di contatti umani che gli ho negato. Se altre persone avranno bisogno della mia vicinanza, non commetterò lo stesso errore…

Matteo, 3ˆ F

… ho capito come dovrò comportarmi quando, purtroppo, arriverà l’ora dei miei nonni. So che sarà un’esperienza dura, ma ora so che cosa mi attende e che cosa dovrò fare per far sentire i miei nonni a loro agio…

Gabriele,  3ˆ F

Riflessioni dei ragazzi che ci arricchiscono e ci permettono di conoscerli nelle profondità di pensiero che spesso non vediamo. Possiamo, se vorrete, proporvene altri. Vi piacerebbe? A voi, come sempre, la scelta.


Raffaella

Amo il silenzio, soprattutto di prima mattina, e le persone che riflettono prima di parlare. Amo il cioccolato e le torte senza panna. Leggo di tutto. Sono mamma di due ragazzacci. Odio le palestre e amo la bicicletta, adoro nuotare, viaggiare. Sono antropologa, per qualifica e per passione. In Vidas mi occupo di comunicazione e cultura.

3 commenti

  1. Barbara:

    Che bello leggere ciò che i ragazzi hanno voluto condividere con noi. Queste riflessioni trasmettono freschezza, stupore e profondità d’animo… in una parola: vita!
    Eppure, ci stanno parlando di morte.
    grazie

  2. Valentino:

    Solleva il morale e la speranza leggere quello che i giovani, ma direi i giovanissimi per il tema affrontato, hanno scritto, io direi che è soprattutto un’occasione da cogliere per farne uno scritto da inviare a coloro che nel nostro paese parlano senza cognizione di causa di contesti che non conoscono, ……… ma forse è tempo perso!
    Finisco qui perchè avrei solo in seguito cose poco simpatiche da dire, probabilmente non pubblicabili!

  3. RAFFAELLA:

    Condivido i vostri pensieri, personalmente trovo che se solo fossimo più capaci di ascoltare credo che potremmo imparare molto dai ragazzi. Ci farebbe molto bene a volte “scendere dal piedistallo” e smettere di insegnare, è così bella e arricchente la vita guardata da tanti occhi, anche quelli dei nostri ragazzi. BRAVI!

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