Il Congresso SICP, quattro giorni di riflessioni sulle cure palliative

Eccoci di ritorno da Torino… io, Mauro, Alberto, Luigi, Teresa, Alessandro e Cristina. Una folta rappresentanza Vidas, in effetti, per assaporare tutte le possibili novità e aprirci al confronto con le altre realtà di cure palliative esistenti sul territorio nazionale al Congresso Nazionale della SICP. Risultato? Quattro giorni trascorsi pressoché ininterrottamente al Centro Congressi del Lingotto, durante i quali – dividendoci i compiti – abbiamo potuto ascoltare numerose e stimolanti riflessioni su temi “caldi” per noi operatori di cure palliative.

Si è parlato di comunicazione, di spiritualità, di sedazione palliativa, di reti, di simultaneous care, dell’altra terminalità (quella non oncologica), del core curriculum del palliativista, dell’assistenza ai bambini e di molte altre tematiche. Il fil rouge di questo XIX Congresso era la “comunicazione” a cui sono state dedicate alcune tavole rotonde tra cui una in collaborazione con la Società Italiana di Psico Oncologia (SIPO) moderata dal nostro Luigi Valera sul miglioramento delle competenze comunicative.

Interessante anche lo spazio-mostraLa CARTA è più paziente degli uomini” – frase tratta dal “Diario” di Anna Frankallestito dagli ex studenti del Master di Cure Palliative dell’Università degli Studi di Milano, prevalentemente medici e infermieri in cure palliative, che hanno raccolto pensieri, disegni, dipinti, dediche, storie, immagini, fotografie attorno a quattro parole chiavi: Condivisione, Comprensione, Perdono, Commiato.

Ampio spazio è stato dato ai contributi frutto del lavoro di chi le cure palliative le fa davvero tutti i giorni, espressi sotto forma di poster (i 4 poster Vidas sono scaricabili qui) e di oral comunication. Anche in questo caso, il nostro contributo è stato considerevole, partecipando in modo attivo con 5 presentazioni a quattro diverse sessioni: “Associazionismo e Volontariato”, “Etica, spiritualità e religioni”, “Aspetti clinici”, “Luoghi e reti di cure palliative”.

A casa riportiamo un maggior senso di appartenenza alla nostra Associazione, il desiderio di crescere sempre più professionalmente attraverso lo studio e la ricerca condivisi e la sensazione che quanto stiamo vivendo in Vidas non solo sia in linea con la letteratura e le esperienze di molti altri centri di cure palliative, ma dia spesso origine a un pensiero e a uno sguardo sulla realtà particolarmente “originali”. Ma accanto a tutto ciò ci portiamo a casa anche la consapevolezza che le cure palliative non possono che partire dal malato e dalla sua famiglia, dall’ascolto e dalla comprensione dei loro bisogni, dal coraggio – che talvolta è fatica – di noi operatori di lasciarci interrogare dai dubbi, dalla sofferenza, dal senso, dalla voglia di vivere e dalle mille stimolazioni che i nostri pazienti ogni giorno ci offrono.


Barbara

Barbara Rizzi: figlia, sorella, amica, moglie, madre e… medico palliativista di professione. Direttore Scientifico del CSF (Centro Studi e Formazione) Vidas dove lavoro dal 2001. Amo il silenzio, il profumo dell’erba appena tagliata, leggere, scrivere, passeggiare in montagna. Preferenze: piatto, pizzoccheri alla valtellinese; sport, pallavolo; colore, blu.

2 commenti

  1. sergio pedrotti:

    grazie Barbara per la breve comunicazione , che riesce pero’ a far percepire , anche ad un volontario , la quantita’ di impegno e di elaborazione che e’ alla base delle cose fatte seriamente !

  2. Barbara:

    Grazie a te Sergio!!!
    Come sai uno dei poster che abbiamo presentato al Congresso riportava il votro impegno di volontari nella formazione permanente… e proprio in questa occasione è stata presentata la prima bozza del “core curricula” dei volontari nelle cure palliative, nel quale – grazie anche al nostro contributo – ampio spazio e grande importanza è stata data proprio alla formazione (di base e permanente).
    Barbara

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