Cure palliative e terapia del dolore

Nonostante la legge 38/2010 – “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore” – collochi l’Italia in una posizione avanzata dal punto di vista normativo rispetto alla gran parte dei paesi europei, il lavoro da fare perché la norma scritta si traduca in realtà è ancora lungo.

Le sfide che si aprono sono tante e diversificate. Manca ancora nella classe medica una cultura vera della cura del dolore e della palliazione dei sintomi ed è ancora definito in modo insufficiente il percorso formativo indispensabile per poter esercitare in ambito palliativo. Intanto la popolazione invecchia e si aprono nuovi scenari di assistenza, in cui le cure palliative non sono più destinate al paziente oncologico ma abbracciano l’intero spettro della cronicità. Accanto a questo, il bisogno di contenere i costi getta una luce nuova sul ruolo dell’assistenza a domicilio, che da sempre rappresenta il luogo elettivo in cui accompagnare il malato nella fase in cui la malattia non è più guaribile.

Questi ed altri temi sono stati affrontati – proprio mentre aveva inizio a Torino il XIX congresso della SICP (Società Italiana di Cure Palliative) –  ieri su la Repubblica. Potete leggere l’articolo completo cliccando qui o sull’immagine.

Il cammino per garantire a tutti una vita (prima che una morte) serena e senza dolore è solo all’inizio.


Giada

Sono medico, ho 40 anni da un po', da più di 20 mi occupo di cure palliative. Sono sposata con Giovanni, compagno di liceo. Ho due figli e un piccolo cane. Mi piacciono le cose semplici, le linee essenziali, lo stile minimale. Mi piace l’acqua per la sua capacità di adattarsi rapidamente ai contenitori e per la sua pazienza di modificare i profili delle cose. Se non avessi fatto il medico, avrei fatto il cuoco.

2 commenti

  1. Marco V.:

    E, per essere ancora più vicini a chi ha davvero bisogno, si andrà a “toccare” la legge 104/92 , con problemi facilmente immaginabili per i famigliari che assistono le persone malate.

  2. Giada:

    La riflessione è corretta e l’argomento meriterebbe da solo una riflessione articolata, per evitare il rischio di banalizzare o politicizzare una questione delicata come il supporto alle persone più fragili. Grazie, Marco.

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