Riflessioni su “La spiritualità alla fine della vita”

Tanti sono i sentimenti di questa sera. Il prevalente forse è la stanchezza, come quella che si prova in montagna quando si arriva in vetta o comunque alla meta e, sedendosi, si è pervasi da quel misto di stupore, curiosità, stanchezza nel quale per un momento i dubbi lasciano il posto alla “pienezza”.

Scrivo quando è appena terminato il convegno che il Centro Studi e Formazione (CSF) ha organizzato su una tematica solo apparentemente astratta: “La spiritualità alla fine della vita”. La partecipazione, nonostante la concomitanza a Milano di altri convegni per addetti ai lavori, è stata numerosa. Una settantina tra infermieri, medici, psicologi, OSS, fisioterapisti, volontari, un assistente spirituale e un paio di uditori sono giunti in Casa Vidas con il desiderio di fermarsi per una giornata, “staccare” dalla routine e dalla frenesia di tutti i giorni e riflettere insieme sul significato del termine spiritualità.

Alle diciotto quando, concludendo la tavola rotonda e il covegno, ho salutato tutti i partecipanti sono rimasta sorpresa di vederli ancora tutti seduti, attenti e perfino dispiaciuti che la giornata fosse giunta al termine. Leggendo i questionari di customer satisfaction poi, ho compreso come il bisogno tra noi operatori di ragionare insieme su questo argomento sia davvero grande… forse perché, come sottolineava un medico nel dibattito finale, essendo ormai capaci di gestire la maggior parte dei sintomi che caratterizzano la fase terminale di malattia, le persone possono manifestare molti altri bisogni tra cui quello spirituale.

L’organizzazione di questo convegno ha coinvolto parecchie persone, dal comitato scientifico del CSF ad altri colleghi che mi hanno coadiuvata nella ricerca dei relatori, nell’ideazione dei titoli dei singoli interventi, nella preparazione della tavola rotonda finale che voleva aprire il confronto con i partecipanti, partendo dalle esperienze personali di tre membri della nostra équipe di Casa Vidas (infermiere, Elena – medico, Giada – psicologo, Gino) che ogni giorno vivono accanto al malato come professionisti ma anche, e forse soprattutto, come persone. A questa tavola rotonda si è arrivati “preparati” grazie agli interventi dei tre relatori della giornata, tutti esperti di spiritualità: Laura Campanello, filosofa e consulente presso l’hospice dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, il Pastore Massimo Aprile, Presidente del Collegio degli Anziani dell’UCEBI, e Don Giovanni Sala, cappellano dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

Numerosi sono stati gli interventi dei partecipanti: domande, considerazioni, puntualizzazioni, condivisione dei dubbi in un clima di grande attenzione e rispetto reciproco.

Parlare di spiritualità non è semplice, così come per me stasera non è stato semplice scrivere del convegno anche se la stanchezza che mi pervade è sinonimo di rilassatezza e pace interiore. Stanca sì, ma felice di aver colto un bisogno di molti operatori di cure palliative, di aver offerto loro uno spazio e un tempo per sé, di aver condiviso infine dubbi ed esperienze dell’essere uomini e donne – prima ancora che professionisti – accanto a uomini e donne come noi che sono giunti al termine di questa vita. Se vi interessa approfondire i temi trattati dai relatori qui trovate lo Storify con i momenti salienti del live-tweet dell’evento.

 


Barbara

Barbara Rizzi: figlia, sorella, amica, moglie, madre e… medico palliativista di professione. Direttore Scientifico del CSF (Centro Studi e Formazione) Vidas dove lavoro dal 2001. Amo il silenzio, il profumo dell’erba appena tagliata, leggere, scrivere, passeggiare in montagna. Preferenze: piatto, pizzoccheri alla valtellinese; sport, pallavolo; colore, blu.

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