Dignità è un concetto inutile

Propongo questa settimana un vecchio editoriale, apparso sul BMJ (British Medical Journal), di Ruth Macklin sulla dignità e sull’impiego di tale termine in ambito medico e bioetico. Questo articolo mi è caro perché solleva il problema dell’impiego delle parole astratte nella comunicazione.

Le parole astratte sono contenitori vuoti che dobbiamo riempire per dare un senso, ma ognuno può riempire il contenitore con ciò che pare più opportuno. In ambito scientifico le parole debbono avere un significato preciso e condiviso per permetterci di comunicare. Le parole astratte, vuote, si prestano agli slogan ma non alla comunicazione.

Dignità è, in questo contesto, una parola astratta.

Dignità è un concetto inutile

Non significa altro che il rispetto per le persone o per la loro autonomia

Appelli alla dignità umana popolano il panorama dell’etica medica. Crescono le accuse nei confronti di alcuni tipi di ricerca o di pratica medica, in particolare quelle relative agli sviluppi della genetica o delle tecniche riproduttive, che violerebbero o minaccerebbero la dignità umana . Ma sono coerenti queste critiche? La dignità è un concetto utile per una analisi etica delle attività mediche? A un esame più approfondito appare evidente che gli appelli alla dignità altro non sono che slogan o parole vuote che non aggiungono nulla alla comprensione dei problemi.

I principali riferimenti alla dignità si trovano forse negli atti delle dichiarazioni dei diritti umani come nella “United Nations’ universal declaration of human rights” (1948). Con poche eccezioni questi atti non riguardano i trattamenti medici o la ricerca. Una eccezione importante è rappresentata dalla convenzione del consiglio di Europa per la protezione dei diritti dell’uomo e per la dignità dell’uomo riguardo a tecniche biologiche e mediche(1997). In questo ed altri documenti tuttavia, dignità non significa nulla più di ciò che è implicito nell’etica medica: rispetto per la persona, consenso informato , riservatezza, nessuna discriminazione e nessuna pratica abusiva.

I riferimenti alla dignità sono emersi numerosi negli anni 70 nei dibattiti relativi al processo del morire e in particolare al desiderio di rinunciare a pesanti trattamenti che prolungano la vita. Tale desiderio , spesso racchiuso nel termine “il diritto di morire con dignità”, ha indotto alcuni stati USA alla produzione di emendamenti che riconoscono ai cittadini il diritto alle dichiarazioni anticipate di trattamento. Uno di questi , quello dello Stato della California cita (1976) :”….…riconoscendo il diritto dei pazienti alla dignità e alla privacy, la legge dello lo stato della California dà alle persone adulte il diritto di scrivere le loro volontà circa l’inizio e la sospensione dei trattamenti di sostegno vitale, nella evenienza di uno stato terminale….” In questo contesto la dignità non è altro che il rispetto per la autonomia.

Commentando il fiorire di termini vaghi connessi al trattamento di fine vita, una commissione presidenziale USA osserva (1983) “..… frasi come – morire con dignità – sono state usate in modi tanto diversi, che il loro significato, se mai è stato chiaro, ora si è definitivamente offuscato”

Un uso completamente differente del termine dignità in relazione alla morte si verifica quando studenti in medicina si esercitano in alcune procedure, spesso con l’intubazione tracheale, su persone appena morte. Alcuni bioeticisti obiettano che tale modalità di apprendimento viola la dignità della persona. Ma questa situazione non ha nulla a che vedere con il rispetto della autonomia perché l’oggetto non e più una persona ma è un cadavere. Può sussistere una ragionevole preoccupazione su come vivrebbero la cosa i parenti se sapessero che il corpo del loro caro è stato usato per tali scopi. Ma questa preoccupazione non ha nulla a che vedere con il corpo morto e ha invece tutto a che fare con il rispetto dei desideri dei viventi (parenti).

Il consiglio presidenziale US di bioetica , nominato dal presidente G Bush, ha pubblicato in giugno 2002 il suo 1° documento dal titolo “dignità umana e clonazione umana”. Traspare dal titolo il posto preminente attribuito alla dignità umana dal comitato. In uno dei tanti riferimenti il rapporto cita: “ un bambino generato viene al mondo esattamente come un tempo i suoi genitori e, pertanto, ha uguale dignità e umanità.” Il rapporto non contiene alcuna analisi di dignità né di come essa si rapporta a principi etici come il rispetto per le persone. In assenza di criteri che ci permettano di capire quando è violata la dignità, il concetto rimane terribilmente vago. Nonostante esistano argomenti anche validi contro la clonazione umana, invocare il concetto di dignità senza chiarirne il significato significa usare un puro slogan. Il consiglio presidenziale si è interessato anche alle tecniche di procreazione assistita e i documenti redatti citano gli esperimenti scientifici che dovrebbero venire proibiti dall’US Congress con una legge chiamata “dignità dell’atto di procreazione umana”. Si possono facilmente identificare atti di procreazione ingiuriosi o umilianti tra due persone, ma resta un mistero come la fertilizzazione in vitro possa avere o non avere dignità.

La genetica umana è un altro argomento che ha implicazioni circa la violazione della dignità. Un capitolo del Nuffield Cuncil on bioethics si intitola “genetica , libertà e dignità umana”. Contrariamente al consiglio della Presidenza qui viene specificato il significato di dignità nella ricerca genetica comportamentale. Il documento si riferisce al senso di responsabilità come un “componente essenziale nel concetto di dignità umana, presumendo che il soggetto sia una persona le cui azioni, pensieri e interessi siano meritevoli di rispetto perché scelti, organizzati e guidati in modo da avere un senso per la persona. Tale definizione rende bene il concetto di dignità umana ma non è altro che la capacità di pensiero e di azione razionale, la principale caratteristica inglobata nel concetto di rispetto per la autonomia . Perché allora così tante discussioni e articoli , si appellano alla dignità umana, come se essa significasse qualche cosa di più ed oltre il rispetto per le persone o per la loro autonomia? Una spiegazione possibile è nelle molteplici fonti religiose che fanno riferimento alla dignità umana, specialmente, ma non solo, gli scritti della chiesa romana cattolica. La fonte religiosa tuttavia non spiega come e perché la “dignità” si sia infiltrata nella letteratura laica di etica medica. Non lo spiega nemmeno il risalto dato al concetto nei documenti sui diritti umani perché solo una minima parte della letteratura di etica medica riguarda i nessi tra salute e diritti umani.

Anche se la eziologia resta un mistero la diagnosi è chiara. Dignità è un concetto inutile in etica medica che può esser eliminato senza alcuna perdita di contenuto.

Testo originale: Dignity is a useless concept It means no more than respect for persons or for their autonomy
Ruth Macklin, Professor of Medical Ethics –  Department of Epidemiology and Population Health
Albert Einstein College of Medicine NY USA
BMJ 2003;327:1419-20


Alessandra

Mi chiamo Alessandra Favero, sono italiana e sono nata tra le montagne della Valtellina tanti anni or sono, e la mia formazione di base è tedesca. Ho speso buona parte della mia vita come medico in un reparto di Terapia Intensiva di adulti e bambini. Esaurite le mie risorse in questo campo, nel 2006 ho lasciato la Rianimazione e mi sono presa un anno sabbatico. Ho ripreso poi a curare i pazienti gravi , ma affrontandoli da un’altra angolazione, quella delle Cure Palliative , assieme al grande gruppo Vidas. Il mio compito nel blog è presentare alcuni articoli tratti da riviste scientifiche.

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