Bella addormentata, una storia di punti di vista

“Bella addormentata” è una storia che parla di punti di vista, di visioni diverse della vita, di luce e di buio. È un film sulla paura di lasciare e lasciarsi morire, ma anche sulla paura di vivere. Quello di Bellocchio non è un film sul tema dell’eutanasia e la vicenda di Eluana Englaro serve solo da ambientazione degli eventi.

3 febbraio 2009: Eluana Englaro viene trasferita alla clinica La Quiete di Udine. Il Senatore Uliano Beffardi (Toni Servillo) viene richiamato a Roma dal suo partito per votare un decreto d’urgenza che blocchi l’attuazione della volontà di Beppino Englaro, mentre sua figlia Maria (Alba Rohrwacher) è in partenza per il capoluogo friulano con il Movimento per la vita. In un autogril si incontra/scontra con Roberto (Michele Riondino) e suo fratello, impegnati sul fronte opposto. Intanto, dallo schermo le immagini dei telegiornali e delle sedute al Senato entrano in casa di una famosa attrice chiamata qui Divina Madre (Isabelle Huppert), la cui figlia è in coma irreversibile da anni, e nell’ospedale dove un medico (Pier Giorgio Bellocchio) salva una giovane tossicodipendente (Maya Sansa) dal suicidio. Le loro vicende personali scorrono accompagnando gli ultimi giorni di vita di Eluana.

Storie apparentemente slegate l’una dall’altra che si fanno metafora delle varie anime coinvolte da una vicenda diventata emblematica, in cui la politica e la religione hanno assunto un peso importante. Lo stesso peso che inevitabilmente assumono nel film, lasciando trasparire la personale visione del regista senza tuttavia che questi ci imponga di pensarla allo stesso modo. Anzi Bellocchio cerca sempre di dare due punti di vista sulla stessa vicenda. Infatti, il Senatore Beffardi si trova nel bel mezzo di una crisi di coscienza perché la pensa in maniera opposta rispetto al suo schieramento politico, che gli chiede di votare per fedeltà, senza tener conto della propria esperienza personale con la moglie terminale a cui ha egli stesso staccato la spina; alle idee della figlia Maria fa da contrappunto l’opinione di Roberto; alla Divina Madre si contrappone debolmente il figlio; da ultimo alla “tossica” Rossa che vuole togliersi la vita si contrappone energicamente il medico Pallido.

“Bella addormentata” potrebbe riassumersi in una battuta che il marito della Divina Madre indirizza al figlio, desideroso di forzare la situazione di stallo in cui la sua famiglia sembra essere sprofondata: «Non puoi imporre agli altri quel che pensi sia giusto, è violenza!». Un’energica presa di posizione a favore della libertà di scelta e di coscienza, oltre che l’affermazione della difficoltà di decidere aprioristicamente su un tema tanto delicato. Tanto più che, come afferma Maria,

L’amore cambia il modo di vedere.


Roberta

Blogger, cinemaniaca, aspirante fundraiser 2.0, lettrice incallita, appassionata social networker, viaggiatrice e cuciniera folle... in una parola iperattiva in tutto tranne che nello sport! Frequento un cineforum ma non sono tagliata per i dibattiti. Sono più brava ad esprimermi nel mio blog in cui parlo di tutto quel che mi passa per la testa! Sono Roberta Tocchio e lavoro in Vidas dal maggio 2011: sono entrata come stagista e non me ne sono più andata. Mi occupo, per lavoro e per passione, di web e social network.

2 commenti

  1. Paola:

    Ciao Roberta, concordo pienamente con il filo della tua ricerca su questo film e non è un caso che io parli di “filo della ricerca” proprio perchè il tuo post coglie in pieno l’idea di fondo di questo film e forse del cinema in generale, ovvero che su temi di questa portata come sull’arte l’unico approccio possibile e onesto è quello della ricerca, dell’apertura, del confronto di idee, sensazioni, immagini.
    Credo che le storie intorno alla vicenda Englaro rappresentino questo, l’idea che la vita si distingua dalla “non vita”, nel suo essere un complesso intreccio di rapporti a partire da quello con noi stessi fino a quello con gli altri e che ognuno di noi non può prescindere da questa ricerca che possiamo definire unica. L’idea che qualsiasi sovrastruttura istituzionale (religiosa o politica) possa decidere a prescindere dalle nostre storie è definibile come atto violento, così come l’imposizione di un’idea su un’altra.
    A suggellare l’idea di vita come ricerca e arte non poteva ovviamente mancare il tema dell’amore.

  2. Roberta:

    Concordo con te Paola, credo che l’aspetto migliore del film sia proprio quello che tu giustamente chiami il confronto di idee, sensazioni, immagini. Grazie per il tuo prezioso approfondimento, spero che continuerai a seguirci e a regalarci le tue riflessioni!

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