Un momento speciale: l’Incontro Interreligioso

La sensazione, martedì scorso, è stata bellissima. Un momento speciale: l’Incontro Interreligioso “Le grandi spiritualità di fronte alla sofferenza”. Nella meravigliosa cornice della chiesa sconsacrata di San Paolo in Converso – che tra l’altro vi consiglio di visitare perchè è veramente suggestiva, vi riporto solo qualche scatto – la sala era stracolma. Persone di tutte le età con blocco appunti alla mano in “religioso” silenzio ad ascoltare i relatori invitati a confrontarsi sul tema del dolore e della sofferenza. Relatori speciali perchè provenienti da culture e fedi differenti. Ma questo era lo scopo proporre un dialogo aperto tra diverse spiritualità su un tema spesso dibattuto in ambito teologico.

L’idea era nata mesi fa pensando agli eventi per festeggiare i 30 anni Vidas, proponendo una riflessione che potesse dare voce alle diverse posizioni religiose e laiche su un tema che i nostri operatori vivono ogni giorno: il dolore. Così ci siamo messi in moto e le adesioni sono state importanti: Alfonso Arbib, Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Milano; Asfa Mahmoud, Presidente della Casa della Cultura Islamica di Milano; Luigi Manganini, Arciprete del Duomo di Milano; Salvatore Natoli, Docente di Filosofia Teoretica all’Università di Milano-Bicocca; Giuseppe Platone, Pastore della Chiesa Valdese di Milano; Tenzin Khenrab Rinpoce, Lama residente dell’Istituto di Studi Tibetani Ghe Pel Ling. Ultimo, ma non meno importante, il moderatore Giorgio Cosmacini del Comitato Scientifico Vidas.

Due ore, ma il tempo è volato! Tante le suggestioni e gli spunti: dalla citazione del Corano quando Dio dice “sarete messi sotto la mia prova che si manifesta in avversità, dolori, paura, fame….e infine il lieto annuncio sarà dato a coloro che hanno pazienza“; al ricordo, nella Bibbia, della Pasqua di Cristo, la sua sofferenza, la sua morte e la sua passione, intesa come supremo atto d’amore del Verbo diventato uomo, diventa salvifica e libera l’ umanità. E ancora la tradizione protestante in cui in un orizzonte di fede la risposta possibile al perchè della sofferenza s’inscrive nell’ambito della relazione con Dio, con le persone e con noi stessi. In cui l’autodeterminazione non configge con il concetto di vita=dono di Dio, anzi onora questo dono. Anche nella ricerca spirituale buddhista il tema della sofferenza è centrale, fin dal suo primo insegnamento il Buddha ha invitato a individuarne le cause al fine di rimuoverle e ottenere una vera liberazione, consapevolezza ed emancipazione dalla sofferenza della nostra vita (oggi le guerre e la crisi economica) sono ciò che muove il praticante buddista nel proprio cammino spirituale. E ancora la riflessione ebraica che parte dalle diverse interpretazioni del libro di Giobbe, in cui la sofferenza è parte del rapporto uomo-Dio, è prova che aiuta a tirar fuori le nostre potenzialità ma anche sofferenza dovuta alla debolezza dell’uomo. Per concludere con l’umana sofferenza, in una visione laica, che prevede e “costringe” alla relazione d’aiuto per reciproco sostegno in cui colui che aiuta diventa colui che sostiene il peso della finitezza della vita, in cui l’uomo opera per il bene dell’altro in una vera e propria dedizione, una disposizione che sorge spontanea in noi a patto che non si dimentichi che tutti siamo legati a un comune destino, candidati al dolore.

Non so se almeno qualche spunto sono riuscita a trasmetterlo (il video dell’incontro lo potrete vedere tra una decina di giorni su YouTube) quello di cui sono certa però è che questo sia il cammino giusto. Un cammino culturale di ricerca e confronto con “l’altro da noi” che incontriamo tutti i giorni nelle nostre vite personali e nella nostro accogliere i malati nel rispetto profondo di qualunque credo, cultura, religione e rito, nel momento della morte. Di questo siamo fieri e con questo ci sentiamo sempre più ricchi. Alla prossima!


Raffaella

Amo il silenzio, soprattutto di prima mattina, e le persone che riflettono prima di parlare. Amo il cioccolato e le torte senza panna. Leggo di tutto. Sono mamma di due ragazzacci. Odio le palestre e amo la bicicletta, adoro nuotare, viaggiare. Sono antropologa, per qualifica e per passione. In Vidas mi occupo di comunicazione e cultura.

3 commenti

  1. sergio:

    Direi, anzi lo dico proprio,sei una bella persona!

  2. Raffaella:

    Grazie Sergio, sei molto gentile, ma io mi sento soprattutto una persona molto fortunata, per quello che faccio e per le persone che ho la possibilità di incontrare in Vidas. Grazie ancora di cuore.

  3. Barbara:

    Grazie per aver pensato di concludere i festeggiamenti dei 30 anni di Vidas aprendoci all’incontro con l’altro. Un’esperienza che noi operatori viviamo ogni giorno e che Natoli ha sintetizzato così: vivere l’esperienza del dolore non significa tanto dare all’altro la propria risposta bensì stare con l’altra umanità perché essa possa esprimersi e dare senso al proprio dolore. Credo sia proprio questo il senso che Noi di Vidas diamo al nostro lavoro quotidiano.

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