Vidas con gli occhi dei ragazzi dell’alternanza scuola-lavoro

Oltre ad avermi spiegato come funziona un’associazione avete aggiunto al mio bagaglio di vita una consapevolezza non scontata: non importa arrivare al traguardo, ma in che modo, dare valore al percorso, alle parole, ai gesti, a tutto quello che ci farà arrivare alla fine con uno sguardo sorridente. (…) Mi rendo conto di aver avuto una crescita emotiva perché quando ho servito i pasti nelle camere, non ho avuto paura di entrare con il sorriso, mi è piaciuto molto e per questo ringrazio tutte le persone che lavorano qui per essermi sempre state vicine e aver reso possibile questa crescita.
Camilla

Davanti ad argomenti come la vita e la morte paradossalmente la cosa che conta di più può essere una piccola carezza, un semplice sorriso, il modo in cui porti da mangiare al paziente (…) penso che questa esperienza mi abbia lasciato moltissimo, ho capito che la vita è veramente un bene prezioso e ognuno di noi ha la responsabilità di non buttarla via. È sbagliato infatti vivere come se non si dovesse mai morire; la morte esiste e quindi ogni attimo di vita è fondamentale.
Simona

Camilla e Simona, ma anche Arianna, Tommaso, Rebecca, Matteo, Isabella, Viola e tanti altri sono state le ragazze e i ragazzi che in corso Italia e in hospice hanno lasciato un segno, e non parlo tanto delle bellissime testimonianze scritte elaborate alla fine del percorso di alternanza scuola-lavoro ma dei loro volti, degli sguardi, dell’attenzione, della curiosità, della capacità di cogliere i piccoli particolari nei gesti di operatori e volontari.

Ragazzi e ragazze con percorsi di studi diversi, di età ed esperienze diverse, ma uniti da una straordinaria voglia di scoprire, di vivere emozioni, di essere critici e di confrontarsi con un mondo per fortuna ancora lontano da loro, ma di cui hanno dimostrato di non avere paura. leggi tutto…


Il coraggio di vivere

Qualche giorno fa un promettente pilota di gare motociclistiche ha compiuto un atto che non ha precedenti anche in una disciplina tanto rischiosa: a oltre 200 chilometri all’ora ha affiancato un collega pinzando il freno della moto (leggi l’articolo qua). Solo un puro caso e la perizia di questi acrobati del rischio hanno impedito la tragedia, ma non la radiazione del giovanotto (22 anni) da ogni competizione futura.

“A nessuno importa di me, di quello che sto soffrendo. Allora meglio dire addio e per sempre alle corse” è la replica affidata dal malcapitato alle penne dei cronisti.

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Gianfranco Piacentini, “l’amico dei pensieri”

Il 27 luglio 2008 moriva nell’hospice di via Ojetti Gianfranco Piacentini, fine umanista, letterato, compagno per un lungo tratto di vita di Giovanna Cavazzoni e con lei socio fondatore di Vidas.
Scrisse Giovanna in quei giorni: “Dopo 26 anni ho perso l’amico dei pensieri, ma anche se la nostra storia è stata interrotta, quel capitale è lì per chi verrà o vorrà”.

Ebbene, quel capitale è capitato anche a me d’intaccarlo. Ne ho goduto nelle molte sere fatte di chiacchiere davanti a una collina di arachidi che si formavano sul tavolo, frutto di conversazioni che spaziano nell’infinito del nulla che producono, ma forse proprio per questo d’ineguagliabile necessità.

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Il cibo per il corpo e per la mente

“Mangia… mangia… mangia amore mio!”. Questa è una frase che da tanti anni sento ripetere insistentemente al proprio caro affinché si nutra per reagire alla malattia e al deperimento organico. Spesso questa esortazione nasce dal bisogno del caregiver di voler contribuire attivamente al rallentamento del decadimento fisico sempre più evidente con il peggioramento della malattia mentre la silhouette della morte si delinea progressivamente.

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La solitudine di nonna Ester e di Mario il giramondo

Meglio soli che male accompagnati, recita un vecchio detto. Pensato da qualcuno che la solitudine vera, certamente, non sapeva cosa fosse. Di certo nonna Ester non la pensava alla stessa maniera, dato che per sfuggirvi si è inventata nientemeno che una rapina.

Lunedì mattina alle 9 arriva al centralino del 113 una telefonata in cui un’anziana signora lamenta di essere stata legata e rapinata. Una pattuglia accorre prontamente ma subito si capisce che c’è qualcosa di strano: è la signora Ester ad accogliere gli agenti, col vestito della festa in ordine e la messa in piega.

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La solitudine dei maturandi

“Mi spieghi il perché di questa morbosa attenzione per i temi della maturità?” mi ha chiesto ieri a cena mio marito. Confesso che non ho saputo dare risposta, se non che anche io alle tracce avevo già prestato attenzione. Sarà che è una tappa da cui tutti – o quasi – siamo passati. La prima prova, quella di italiano, unisce tutti i maturandi dal blasonato liceo classico al più bistrattato istituto professionale. E poco importa se gli intervistati nei grandi giornali escono sempre dai più patinati licei del centro, l’elaborato migliore potrebbe provenire dal più sperduto plesso di provincia quando in campo c’è il tema della solitudine.

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Facciamo casino!

Grazie al progetto di alternanza scuola-lavoro, abbiamo conosciuto ragazzi curiosi, attenti e pronti a mettersi in discussione, giovani uomini e donne molto più maturi e consapevoli di quanto si creda solitamente.

E naturalmente, ogni volta, ci auguriamo che l’esperienza fatta in Vidas sia non solo formativa, ma anche di crescita a un livello emotivo.

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La visita alla Casa Sollievo Bimbi e l’emozione di un vecchio cronista

Capita al vecchio cronista di scrivere di una conferenza stampa. Meglio, è capitato, centinaia di volte nel lungo percorso di lavoro che lo ha condotto sulla riva di Vidas, con l’orgogliosa definizione di volontario della penna.

Tuttavia lo scorso lunedì 28 maggio, al seguito di colleghe e colleghi fatalmente assai più giovani, è capitato altro. Diciamo pure emozioni, senza timore di apparire un ingenuo d’antan, in un mondo troppo abituato a misurare secondo i rituali dell’apparire.

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La tessera Vidas per Papa Francesco

Dico sempre che i nostri volontari sono straordinari…
Giordano, furia della natura, generosissimo, empatico e sempre abbronzato (lo vedi e ti viene da sorridergli), non ce l’ha fatta: potendo parlare al Papa, gli è venuto dal cuore di parlare di Vidas e regalargli la sua tessera Vidas.
Mi dico io… Noi “Siamo Vidas”… Dentro. Lo si sente, e lo si sceglie.

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Cogliere l’istante

“- Alice: Per quanto tempo è per sempre?
– Bianconiglio: A volte, solo un secondo.”

Giovanni, volontario in Casa Vidas, probabilmente risponderebbe come Bianconiglio. Istanti, secondi, attimi di vita che sono luce, che aprono cuore e mente e che ci aiutano a crescere.

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