A Giovanna

Così, con una delle poesie che più amavi, oggi, nel giorno del tuo compleanno, ti vogliamo ricordare. Sì, con Itaca che tanto ti rappresenta, tu che tante volte ci hai ricordato quanto importante sia sognare, tu che con tenacia quei sogni li hai saputi coltivare e realizzare con il coraggio di una giovane ragazza fino all’ultimo momento. Oggi vogliamo dirti che il tuo Vidas, quell’utopia ragionevole come la chiamavi, è in viaggio con la sapienza della calma e ricca dei tesori accumulati per strada.

Cavazzoni giostra

Grazie con tutto il cuore.

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Buon compleanno, Giorgio!

Nel pomeriggio di lunedì 8 maggio, le attività degli uffici di Vidas, in corso Italia, si sono fermate un attimo per festeggiare i sessant’anni del nostro Segretario Generale, Giorgio Trojsi, con un brindisi e qualche pasticcino.

Compleanno Giorgio Trojsi

Dei regali che ha ricevuto, assai gradito quello dei suoi due figli: il libro di poesie di Franco Arminio, Cedi la strada agli alberi. Poesie d’amore e di terra (Chiarelettere editore, Milano, 2017), che aveva questa dedica:

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I bisogni di relazione dei bambini e le fortezze della medicina

Capita che nel bel mezzo di un dialogo sulla relazione tra medico e bambino, organizzato dalla Fondazione Giancarlo Quarta (un rinnovato grazie alla presidente Lucia Giudetti per il suo instancabile impegno), spunti tra le diapositive di illustrazione una vignetta di Altan, uno dei maestri della satira fulminante.

Il bimbo si rivolge a papà: “Mi racconti una fiaba?”
Papà risponde: “No, ti racconto una balla, così ti abitui”.

Convegno_La_Relazione_Medico_Bambino_

La perfida amarezza del botta e risposta riassume verità e auspici riassunti nella Carta sui diritti del bambino quale soggetto della relazione di cura, elaborato dalla Fondazione. leggi tutto…


L’ospite più atteso

Lei non lo sa, ma quello spasmo rapido e furtivo ha siglato l’esperienza che trasforma una ragazza in donna e una donna in madre. […] In verità di essere «in dolce attesa», come scrivono i giornali femminili, lo sapeva ormai da mesi. Ma è sul tram numero 28, in un giorno di novembre, che il bambino si è fatto vivo nella sua individualità e, uscendo dalla dimensione del sogno, è entrato nella capsula spaziale del corpo materno da cui, piccolo astronauta, uscirà quando sarà pronto per l’atterraggio.

Così Silvia Vegetti Finzi – membro del Comitato Scientifico Vidas – nel suo nuovo libro parla de “L’ospite più atteso”, il figlio che nascerà, analizzando le emozioni della maternità per mezzo del suo alter ego Lena. A metà strada tra il racconto personale e l’analisi dell’esperienza universale di ogni madre, l’autrice fornisce interessanti spunti di riflessione a chi come me si trova alle prese con un turbinio di sensazioni a volte contrastanti. Un legame ambivalente che unisce, come già sulle pagine di questo blog ci aveva ricordato l’autrice, la prima e l’ultima carezza.

L'ospite più atteso

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Bio testamento: un’aula piena e l’altra triste e vuota

Ho due immagini che non riesco a cancellare dalla memoria. Evidentemente il mio sistema operativo, impropriamente chiamato cervello, fa le bizze.
La prima è di poche sere fa, nella bella sede del centro congressi della Fondazione Cariplo di Milano. L’altra immagine, speculare, la offre la casa di tutti gli italiani, l’aula di Montecitorio.

Biotestamento - confronto aule

Andiamo con ordine. leggi tutto…


Alle donne che tutti i giorni mi insegnano qualcosa

M aveva una cascata di ricci color oro come era il suo cuore. A aveva 19 anni e lentamente con calcolata ossessione ha distrutto il suo corpo di donna forse per rendersi invisibile in un mondo che non voleva più. I ha perso il marito giovane, donna nel pieno della vita, sta crescendo i suoi figli con la forza e la determinazione di una leonessa.

Alle donne che tutti i giorni mi insegnano qualcosa

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Fine vita e alleanza tra medico e paziente

Si fanno sempre più pressanti gli appelli per una legge sul fine vita, ora in discussione alla Camera. L’intervento di Enzo Bianchi, fondatore della comunità di Bose, su la Repubblica di martedì 21 febbraio sottolinea la

necessità e urgenza che ai cittadini sia consentito di redigere un testamento biologico o una dichiarazione anticipata avente rilevanza legale che precisi le condizioni auspicate per il proprio fine vita.

Foto di ©Alberto Calcinai

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Tenere per mano chi sta per morire è un “inno alla vita”

Le parole di Mariarosa Lonzar, volontaria Vidas da 15 anni, sono la conferma di come tenere per mano chi sta per morire sia un “inno alla vita”. Ricordarci del valore del tempo e del limite del tempo che non conosciamo. Ognuno di noi lo declina a modo proprio ma è una lezione di vita che è la miglior risposta all’immancabile domanda “Come riuscite a fare questo lavoro?”.

Foto di ©Alberto Calcinai

Recentemente mi è stato chiesto di parlare dalla mia esperienza in Vidas.
In questi 15 anni la mia vita si è affiancata a quella di molte persone che si trovavano in un momento molto delicato della propria esistenza: si preparavano a lasciare la vita su questa terra.

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“Sully” e il fattore umano

Il film di Clint Eastwood “Sully, attualmente nelle sale, racconta una storia vera accaduta a New York nel gennaio del 2009: il caso eccezionale di un ammaraggio d’emergenza di un volo di linea appena decollato dall’aeroporto La Guardia, causato dallo spegnimento di entrambi i motori per la presenza di uno stormo di uccelli nelle gondole delle prese d’aria. Le procedure d’emergenza prevedevano il rientro immediato ad un aeroporto alternativo, ma il comandante valutò che le condizioni di volo non sarebbero state sufficienti per un atterraggio planato in sicurezza, così decise di non applicare la procedura standard prevista dal manuale e di ammarare nell’Hudson. Una scelta imposta dalla lucida valutazione delle condizioni che rendevano impossibile l’atterraggio consigliato dalla torre di controllo, data dallo scarto di tempo tra l’accertamento dell’avaria dei motori e il momento della scelta operativa: il fattore umano.

Sully. Il fattore umano fa la differenza

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Quando si è perso qualcuno…

So, anche per esperienza diretta, quanto la perdita di qualcuno a cui eravamo molto legati può diventare un’esperienza molto dolorosa, qualche volta insopportabile. Altre volte si può semplicemente sentire il bisogno di dare spazio al ricordo e alla narrazione. Altre volte, quando non c’è stato il tempo o la possibilità, si vorrebbe trovare il modo di comunicare ancora con chi ci ha lasciato, di dirgli cose mai dette, di poter compiere tutto quanto è invece rimasto sospeso. In alcuni casi, poi, ci si vergogna di quello che si prova e così si evitano i rapporti umani.

Perdita

Ecco perché, quando tra noi psicologhe di Vidas ci siamo chieste come possiamo dare una mano a chi resta per elaborare il lutto, la nostra mente ha spaziato in più direzioni e ci siamo raccontate le nostre perdite e gli “aiuti” che ci sono arrivati. Anche noi abbiamo perso persone importanti e il fatto di fare il nostro mestiere non ha reso le cose più facili: il dolore è dolore. Ma il supporto può arrivare in più modi.

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