Ultima Madre

Ricevere un libro dalle mani dell’autore è un’esperienza davvero emozionante soprattutto se chi scrive è una persona che fa parte della tua vita. Ma quando ti accorgi, leggendo il libro, che si tratta di un romanzo autobiografico ecco che le emozioni lasciano spazio alla gratitudine.

Ultima madre

Aveva voglia di scrivere e dunque l’avrebbe fatto, così come aveva mangiato le sarde e bevuto il prosecco. A lei piaceva scrivere, le era sempre piaciuto e questo bastava.

Poche parole capaci di descrivere bene Sonia Ambroset, autrice del romanzo Ultima Madre, europa edizioni. leggi tutto…


Quando il respiro si fa aria

È successo che questa primavera un collega e amico da sempre in prima linea nella lotta contro il fumo abbia condiviso su un social network la copertina di “Quando il respiro si fa aria” di Paul Kalanithi, creando in me una certa curiosità.
È accaduto poi che la mattina dopo si sia presentato in hospice l’Ing. De Santis, storico amico del Vidas, con un cospicuo numero di copie proprio di quel libro destinate agli operatori. Una delle copie era per me.
Inutile dire che la coincidenza mi ha spinta a divorare il libro. Ne è valsa la pena.

Quando il respiro si fa aria

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Al giardino ancora non l’ho detto, diario di Pia Pera

Pia Pera è morta il 26 luglio.

“Al giardino ancora non l’ho detto” è il suo diario, il diario di una donna colpita da una malattia che non perdona e che, togliendo poco alla volta autonomia e futuro, trasforma i ritmi del quotidiano:

C’è sempre un chiacchiericcio di fondo, sempre gente in casa, restate soli con se stessi è un lusso raro, trovarsi faccia a faccia con l’Ignoto uno stato di grazia.

Al giardino ancora non l'ho detto

Ma la malattia è soprattutto occasione per compiere un viaggio verso la consapevolezza leggi tutto…


In punta di piedi

Ci sono libri che ti sorprendi a leggere tutto d’un fiato… Vuoi perché sono scritti bene, vuoi perché riconosci come tuoi alcuni tratti dei personaggi che incontri, vuoi perché lo stile narrativo è accattivante e sei curioso di sapere come va a finire, vuoi perché quella lettura te l’ha consigliata la persona giusta nel momento giusto.

Un mix di tutto questo e, forse, molto di più mi ha portato a leggere in soli due giorni le 259 pagine dello straordinario romanzo di Riccardo Betti, Ettore Biagi e Fabiola Abbate In punta di piedi, edito da Ibiskos Editrice Risolo.

In punta di piedi

Un libro che mi ha stimolata come medico ma non solo: tanti gli spunti di riflessione come mamma, figlia, moglie e persino paziente. Un libro che ancora una volta mi ha aiutata a comprendere lo straordinario potere terapeutico della scrittura. Un libro pieno di emozioni, di colore, di vita, un viaggio attraverso gli sguardi pieni di speranza, di paura, di dolore, di fiducia, di determinazione dei vari personaggi – davvero tanti! – che si susseguono e che vengono raccontati per quello che sono in realtà: persone, normali. Un libro, infine, che non sottoscriverei in ogni suo capitolo ma di cui vi consiglio caldamente la lettura. Perché?

Sei anni, capelli castani leggermente lunghi, due occhi grandi, quasi troppo, così vivaci e brillanti al punto che già illuminavano la stanza ben prima che sua madre accendesse la luce.

Questa una delle prime descrizioni di Gabriele la cui storia – sono certa – conquisterà anche voi. Avrete la possibilità di riscoprire l’importanza dei particolari e la bellezza delle cose semplici nella vostra vita, ad esempio. A me ha ricordato anche come sia importante il lavoro d’équipe e come dietro a donne e uomini di successo ci siano sempre e inevitabilmente gruppi di lavoro e famiglie solidi… non perché fatti di eroi o persone straordinarie ma perché tutti coloro che ne fanno parte, uomini e donne normali, sono capaci di andare oltre il proprio io e di mettere passione e conoscenze in progetti condivisi sapendo rimanere uniti sempre, nella cattiva sorte e – cosa non facile né scontata – nei momenti di successo. Ma qui mi fermo e lascio a voi il gusto della scoperta.

Buona lettura, dunque, e se ne avrete voglia io sarò qui per un confronto!


21 luglio 2006: il primo giorno dell’hospice

Il 21 luglio resterà per noi e per voi, nostri cari e fedeli accompagnatori, una data storica, indimenticabile: l’hospice ha cominciato ad esistere. Lo hanno fatto vivere i primi malati. Una nascita, lo sapete, tante volte annunciata, ma un inizio tanto bello ed originale proprio nessuno se lo sarebbe immaginato. Ve lo raccontiamo così, come si è svolto.

Il primo giorno di Casa Vidas

“Sì, grazie. Un goccio di Bonarda, di quella buona: mi piace tanto!” fu la risposta all’infermiera che le chiedeva quale bevanda preferisse.

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Quanto ci hai insegnato, Sara

Sara è stata una delle prime piccole creature arrivate bisognose delle nostre cure da quando la Signora Cavazzoni annunciò il progetto della Casa Sollievo Bimbi. L’incontrarla, per noi, ha avuto un significato ancor più forte, se possibile. Una prima creatura consapevole lei stessa, questo il tratto più deciso. Quanto ci ha insegnato, con la sua forza, la sua schiettezza, la sua capacità empatica. Il suo essere bambina trasformata in piccola adulta dalla malattia.

Sara

Così la ricorda la sua mamma:

Sara è la mia Principessa…
Mi manca tanto tanto…
Piccola Sara tu sei la mia Principessa…
Piccola Sara… tu sei stata la mia Principessa…
e anche adesso sei la mia Principessa, in cielo…
Sei sempre nel mio cuore…
Io sono viva e tu sei viva dentro di me….
Mi manchi tanto tanto, Sara….

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Il diritto di non soffrire

Il diritto di non soffrire, questo il titolo che va dritto al punto del libro di Umberto Veronesi. Ancor più esplicativo il sottotitolo che ne chiarisce i contenuti: Cure palliative, testamento biologico, eutanasia. Diana ci consiglia questa lettura sintetizzandone i punti chiave e lasciando a ogni singolo lettore il piacere della scoperta.

Il diritto non soffrire, libro di Umberto Veronesi

Eutanasia: si parte da qui
Un altro libro coraggioso, tra i suoi tanti. Non è recente: esce nel 2011 e viene ripubblicato l’anno dopo in Oscar. 100 pagine circa di pensieri densi di sfide, nell’onestà intellettuale e nel raccontare attraente che conosciamo. Veronesi parte dal tema più difficile: eutanasia. È una posizione sofferta; riguarda anche il ricordo doloroso di un amico che anni fa gli chiese di poter morire. “Non l’ho fatto perché c’è l’imperativo categorico della legge, ma scrivo questo libro proprio perché la legge non ci sia più, perché l’eutanasia venga depenalizzata”. Ma, attenzione. Meglio leggere via via prima di impantanarci in ‘pro’ e ‘contro’ a prescindere. leggi tutto…


Oggi il mio turno in Casa Vidas inizia alle 7

Quando siamo partiti a novembre 2014 con l’introduzione di un nuovo orario di presenza di volontari in degenza non speravo certo di ottenere una risposta così positiva. Il turno inizia alle 7 del mattino e ora ai vanta una task force di una decina di volontari che si alternano. Ecco il racconto di Paolo, storico volontario Vidas, che ha iniziato con l’assistenza a domicilio prima che nascesse casa Vidas per poi passare, quando gli è stato chiesto, all’assistenza in hospice. Un uomo che non si tira mai indietro nel fare ma anche nel dire (ne sappiamo qualcosa noi tre grazie di volontari)!

Turno delle 7

È un giovedì mattina di novembre 2014, alle 5,30 suona la sveglia. Oggi il mio turno in Casa Vidas inizia alle 7. Da qualche giorno tutti noi volontari di abbiamo aumentato la copertura oraria, passando da quattro turni (dalle 10,30 fino alle 19,30) a sei (dalle 7 alle 21.30).

Il risveglio è un po’ difficile, non sono più abituato, fatico ad organizzare l’uscita, ma alle 6 mi chiudo la porta di casa alle spalle. leggi tutto…


Dallo sguardo alla Carta dei diritti del bambino

Come un viandante sul cammino della vita, la Fondazione Giancarlo Quarta e la sua instancabile guida, Lucia Giudetti, si sono inoltrate entro il sentiero forse più impervio. Coniugare infatti la propria missione, alleviare la sofferenza emotiva dei malati gravi migliorando la relazione tra medico e paziente, con il soggetto bambino, è quanto di più difficile si possa immaginare e non solo per le complicanze emotive.

Il primo tratto è stato percorso nell’ottobre del 2015 quando sono stati chiamati medici e operatori sanitari a gettare uno sguardo sulla sofferenza emotiva del bambino malato e della sua famiglia. Otto mesi dopo e grazie al lavoro di èquipe di 90 medici coordinati dalla Fondazione, quello sguardo si è trasformato in un atto concreto, la Carta dei diritti del bambino, che ora si può sottoscrivere sul sito della Fondazione Giancarlo Quarta Onlus.

La carta del convegno “Lo sguardo sulla sofferenza del bambino”

Non un decalogo di cura, non una guida all’intervento su specifiche situazioni patologiche, ma una carta d’intenti che impegna medici e personale sanitario d’ogni dove a curare e prendere in carico i bambini e le loro famiglie considerando i pazienti anagraficamente minori come soggetti della relazione di cura, da coinvolgere con il linguaggio e i comportamenti. leggi tutto…


Abbraccia l’altro per estirpare le radici della paura

Se la sala che lo scorso martedì ha ospitato il nostro incontro su “Le radici della paura” fosse stata il centro del mondo forse vivremmo in un mondo migliore. Non perché in quella sala fossero raccolti i migliori. Piuttosto in quella sala ha prevalso la capacità di farsi prossimo, il dialogo fatto di comprensione e rispetto.

I relatori dell'incontro interreligioso "Le radici della paura"

Tale è stato il primo pensiero dinnanzi alle oltre 400 persone che hanno gremito la stupenda sede del centro ambrosiano di documentazione e studi religiosi e hanno seguito con estrema attenzione (gli interventi del pubblico sono il segno più evidente delle tracce positive lasciate dagli oratori) gli interventi del presidente della fondazione della Casa della Carità don Virginio Colmegna, Svamini Hamsananda Giri, vice presidente dell’Unione Induista Italiana, Asfa Mahmoud, presidente della Casa della Cultura Islamica di Milano e Giuseppe Laras presidente onorario dell’assemblea rabbinica italiana.

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