21 luglio 2006: il primo giorno dell’hospice

Il 21 luglio resterà per noi e per voi, nostri cari e fedeli accompagnatori, una data storica, indimenticabile: l’hospice ha cominciato ad esistere. Lo hanno fatto vivere i primi malati. Una nascita, lo sapete, tante volte annunciata, ma un inizio tanto bello ed originale proprio nessuno se lo sarebbe immaginato. Ve lo raccontiamo così, come si è svolto.

Il primo giorno di Casa Vidas

“Sì, grazie. Un goccio di Bonarda, di quella buona: mi piace tanto!” fu la risposta all’infermiera che le chiedeva quale bevanda preferisse.

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Quanto ci hai insegnato, Sara

Sara è stata una delle prime piccole creature arrivate bisognose delle nostre cure da quando la Signora Cavazzoni annunciò il progetto della Casa Sollievo Bimbi. L’incontrarla, per noi, ha avuto un significato ancor più forte, se possibile. Una prima creatura consapevole lei stessa, questo il tratto più deciso. Quanto ci ha insegnato, con la sua forza, la sua schiettezza, la sua capacità empatica. Il suo essere bambina trasformata in piccola adulta dalla malattia.

Sara

Così la ricorda la sua mamma:

Sara è la mia Principessa…
Mi manca tanto tanto…
Piccola Sara tu sei la mia Principessa…
Piccola Sara… tu sei stata la mia Principessa…
e anche adesso sei la mia Principessa, in cielo…
Sei sempre nel mio cuore…
Io sono viva e tu sei viva dentro di me….
Mi manchi tanto tanto, Sara….

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Il diritto di non soffrire

Il diritto di non soffrire, questo il titolo che va dritto al punto del libro di Umberto Veronesi. Ancor più esplicativo il sottotitolo che ne chiarisce i contenuti: Cure palliative, testamento biologico, eutanasia. Diana ci consiglia questa lettura sintetizzandone i punti chiave e lasciando a ogni singolo lettore il piacere della scoperta.

Il diritto non soffrire, libro di Umberto Veronesi

Eutanasia: si parte da qui
Un altro libro coraggioso, tra i suoi tanti. Non è recente: esce nel 2011 e viene ripubblicato l’anno dopo in Oscar. 100 pagine circa di pensieri densi di sfide, nell’onestà intellettuale e nel raccontare attraente che conosciamo. Veronesi parte dal tema più difficile: eutanasia. È una posizione sofferta; riguarda anche il ricordo doloroso di un amico che anni fa gli chiese di poter morire. “Non l’ho fatto perché c’è l’imperativo categorico della legge, ma scrivo questo libro proprio perché la legge non ci sia più, perché l’eutanasia venga depenalizzata”. Ma, attenzione. Meglio leggere via via prima di impantanarci in ‘pro’ e ‘contro’ a prescindere. leggi tutto…


Oggi il mio turno in Casa Vidas inizia alle 7

Quando siamo partiti a novembre 2014 con l’introduzione di un nuovo orario di presenza di volontari in degenza non speravo certo di ottenere una risposta così positiva. Il turno inizia alle 7 del mattino e ora ai vanta una task force di una decina di volontari che si alternano. Ecco il racconto di Paolo, storico volontario Vidas, che ha iniziato con l’assistenza a domicilio prima che nascesse casa Vidas per poi passare, quando gli è stato chiesto, all’assistenza in hospice. Un uomo che non si tira mai indietro nel fare ma anche nel dire (ne sappiamo qualcosa noi tre grazie di volontari)!

Turno delle 7

È un giovedì mattina di novembre 2014, alle 5,30 suona la sveglia. Oggi il mio turno in Casa Vidas inizia alle 7. Da qualche giorno tutti noi volontari di abbiamo aumentato la copertura oraria, passando da quattro turni (dalle 10,30 fino alle 19,30) a sei (dalle 7 alle 21.30).

Il risveglio è un po’ difficile, non sono più abituato, fatico ad organizzare l’uscita, ma alle 6 mi chiudo la porta di casa alle spalle. leggi tutto…


Dallo sguardo alla Carta dei diritti del bambino

Come un viandante sul cammino della vita, la Fondazione Giancarlo Quarta e la sua instancabile guida, Lucia Giudetti, si sono inoltrate entro il sentiero forse più impervio. Coniugare infatti la propria missione, alleviare la sofferenza emotiva dei malati gravi migliorando la relazione tra medico e paziente, con il soggetto bambino, è quanto di più difficile si possa immaginare e non solo per le complicanze emotive.

Il primo tratto è stato percorso nell’ottobre del 2015 quando sono stati chiamati medici e operatori sanitari a gettare uno sguardo sulla sofferenza emotiva del bambino malato e della sua famiglia. Otto mesi dopo e grazie al lavoro di èquipe di 90 medici coordinati dalla Fondazione, quello sguardo si è trasformato in un atto concreto, la Carta dei diritti del bambino, che ora si può sottoscrivere sul sito della Fondazione Giancarlo Quarta Onlus.

La carta del convegno “Lo sguardo sulla sofferenza del bambino”

Non un decalogo di cura, non una guida all’intervento su specifiche situazioni patologiche, ma una carta d’intenti che impegna medici e personale sanitario d’ogni dove a curare e prendere in carico i bambini e le loro famiglie considerando i pazienti anagraficamente minori come soggetti della relazione di cura, da coinvolgere con il linguaggio e i comportamenti. leggi tutto…


Abbraccia l’altro per estirpare le radici della paura

Se la sala che lo scorso martedì ha ospitato il nostro incontro su “Le radici della paura” fosse stata il centro del mondo forse vivremmo in un mondo migliore. Non perché in quella sala fossero raccolti i migliori. Piuttosto in quella sala ha prevalso la capacità di farsi prossimo, il dialogo fatto di comprensione e rispetto.

I relatori dell'incontro interreligioso "Le radici della paura"

Tale è stato il primo pensiero dinnanzi alle oltre 400 persone che hanno gremito la stupenda sede del centro ambrosiano di documentazione e studi religiosi e hanno seguito con estrema attenzione (gli interventi del pubblico sono il segno più evidente delle tracce positive lasciate dagli oratori) gli interventi del presidente della fondazione della Casa della Carità don Virginio Colmegna, Svamini Hamsananda Giri, vice presidente dell’Unione Induista Italiana, Asfa Mahmoud, presidente della Casa della Cultura Islamica di Milano e Giuseppe Laras presidente onorario dell’assemblea rabbinica italiana.

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Vidas apre all’assistenza ai minori e alle loro famiglie

Il Presidente di Fondazione Mario Usellini conclude la sua lettera a Giovanna Cavazzoni raccontando – dopo la nascita e la crescita dal primo anno –  l’ultima tappa del percorso condiviso: Vidas apre all’assistenza ai minori e alle loro famiglie, altro grande sogno della nostra fondatrice.

Giovanna Cavazzoni dialoga con Mario Usellini

Cara instancabile Giovanna. Due anni fa, dopo aver maturato, con i nostri meravigliosi medici, infermieri, OSS e volontari, guidati da Giada Lonati, direttore socio-sanitario e Barbara Rizzi, direttore del Centro Studi e Formazione, esperienze di assistenza a malati terminali in età pediatrica, e constato il vuoto di assistenza per questi piccoli pazienti, proponi di costruire, nell’area non ancora utilizzata a lato di Casa Vidas, un padiglione per la assistenza ai minori e alle loro famiglie. leggi tutto…


Dal primo anno dell’Associazione alla Casa Vidas

Il Presidente di Fondazione Mario Usellini continua il suo racconto: dopo la nascita, narra la crescita dal primo anno dell’Associazione all’apertura dell’hospice Casa Vidas.Cavazzoni e Usellini tagliano la torta per i 30 anni di Vidas

L’esperienza del primo anno di vita dell’Associazione ci aveva sconvolti entrambi, Giovanna. La situazione sociale che abbiamo trovato nel mondo dei malati terminali era impressionante. leggi tutto…


La nascita di Vidas

Il presidente della Fondazione Mario Usellini è stato accanto a Giovanna Cavazzoni dalla nascita di Vidas e con lei ha contribuito a crearla. Così ricorda l’amica e gli inizi intensi e appassionati, nel primo dei tre racconti che segnano le tappe fondamentali della nascita dell’Associazione.

La conferenza stampa di presentazione di VIDAS: al centro Cavazzoni e Usellini

La conferenza stampa di presentazione di Vidas: al centro, Giovanna Cavazzoni e Mario Usellini

Cara Giovanna, era la primavera del 1982. Mi chiama Mario Bassani, allora Vicepresidente dell’Istituto dei Tumori. Mi chiede di vederci con una sua amica che vuole realizzare un sogno: eri tu, Giovanna, l’amica. leggi tutto…


Sofferenza: la bellezza come cura possibile

Succede. Momenti che ci investono con un affondo brutto: densi, troppo densi, e troppo bui, se riguardano la sofferenza. Barcolliamo, a volte cadiamo, e se va bene non ci facciamo troppo male. È storia di ognuno di noi, ciascuno con i propri modi. Chi più protetto, chi più ‘attrezzato’, chi meno. Resta una prova dura, insopportabile spesso. Studi scientifici accurati e utili ci aiutano a riconoscere una traccia che ci riguarda, e se possibile qualche “via di scampo”. Qualcosa, comunque, riusciamo a capire se ci ascoltiamo con un orecchio un poco attento. Non discipline yoga, non meditazione, non credo religioso, nessun tipo di modello “new age”, quello che provo a dire. Vorrei dire solo che concentrarci anche per pochi minuti in parole, immagini, musiche, creazioni speciali di creature speciali, può davvero cogliere un volo, un momento, in cui la sofferenza vira in altro. Forse si attenua; oppure ci racconta una specie di “senso” che poi riviviamo in qualche modo. Ciascuno nel proprio, sempre. Spero che leggere queste tre cose possa essere utile: la bellezza è davvero, ma davvero, una “cura”.

Niente di più straziante che una voce amata e stanca: voce estenuata, rarefatta, per non dire esangue, voce che viene da in capo al mondo, che va ad inabissarsi in remotissime acque fredde: essa sta per scomparire, così come l’essere stanco sta per morire: la stanchezza è l’infinito, la cosa che non finisce di finire. Questa voce breve, corta, quasi sgraziata a forza di laconicità, questo quasi niente della voce amata e distante, diventa dentro di me un groppo gigantesco, come se un chirurgo mi stesse ficcando a forza nella testa un grosso tampone di cotone.
ROLAND BARTHES, Frammenti di un discorso amoroso (Einaudi, 1979)

Antonello da Messina (1430-1479), Cristo alla colonna (1476)

Antonello da Messina (1430-1479), Cristo alla colonna (1476) leggi tutto…