Pet therapy a supporto delle cure palliative

Ricordo perfettamente quando quasi sei anni fa abbiamo iniziato questo cammino con Silvia e Milo della Maith e l’arca di Noè degli animali che sono venuti in casa Vidas. Il primo amore non si scorda mai e Moka e Toffy, i primi cani che abbiamo conosciuto, hanno un posto speciale nel nostro cuore e credo noi nel loro visto che quando imboccano via Ojetti cominciano ad agitarsi. Abbiamo iniziato ed ora fanno parte della grande famiglia di Vidas. Lo racconta Silvia in questo post.

Un ricordo della pet therapy

Sempre più frequentemente si affronta il tema di una medicina “umana” che si ponga nei confronti del malato non in quanto tale ma come persona nella sua interezza; i sentimenti, le relazioni personali, tutto un insieme di fattori rende ogni paziente unico. Le cure palliative si occupano in maniera attiva e totale dei pazienti colpiti da malattia.

La definizione di cure palliative è derivata dal termine latino pallium (il mantello che ti copre, ti protegge), sinonimo di assistenza (ad-sistere = “stare (seduto) accanto”), accoglienza e, più precisamente, adesione solidale e supporto ai malati e al loro nucleo famigliare ed affettivo, nonché sollievo al dolore.

In hospice l’ambiente è accogliente, sereno, l’obiettivo è affermare la vita fino in fondo, con dignità. Da quasi sei anni con la nostra associazione Maith ci siamo affiancati a Vidas per intraprendere un progetto (allora) pionieristico di pet therapy a supporto delle cure palliative. leggi tutto…


Cosa significa essere referente dei volontari

Caterina ha accettato di candidarsi quale referente dei volontari Vidas con l’entusiasmo, l’energia e il sorriso con i quali affronta la vita. Oramai sono sei mesi che partecipa alle riunioni del consiglio e che porta la parola ed il pensiero dei volontari e qui ci racconta le prime impressioni del suo nuovo impegno.

Il gruppo volontari

Cosa significa essere referente dei volontari? Immagino che molti se lo chiedano e siccome un po’ me lo chiedo anch’io… ho pensato che potesse essere interessante scrivere due righe e condividerle con tutti voi.

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Una originale strenna natalizia per i dipendenti

Il 21 dicembre scorso abbiamo ricevuto un regalo insolito ma tanto bello che abbiamo voluto condividerlo con voi. Sonia ce lo racconta in breve…

Una originale strenna natalizia per i propri dipendenti, quella di Roberto Porta, dirigente della Schaeffler Italia S.r.l. Un incontro in Casa Vidas aperto ai lavoratori, senza particolari obiettivi, se non quello di offrire un’opportunità di scambio reciproco che è avvenuto mercoledì 21 dicembre.

originale strenna natalizia dipendenti

Un gruppo di circa 15 persone, dipendenti dell’azienda, è venuto in visita: all’inizio una chiacchierata informale per raccontare cosa sono le Cure Palliative, qual è la filosofia di Vidas e testimoniare le diverse competenze dell’équipe. Poi un po’ di domande e risposte e infine un giro con accompagnatore in tutta la struttura, con la possibilità di proseguire il dialogo mentre si guarda, si ascolta, si respira questo luogo e, infine, un brindisi natalizio con fotografia di gruppo. leggi tutto…


A Roma due congressi sulle cure palliative

Roma caput mundi. Così è stato dal 16 al 19 novembre scorso, quando la capitale ha ospitato ben due congressi sulle cure palliative: il XXIII congresso organizzato dalla Società Italiana di Cure Palliative (SICP), a trent’anni dalla sua fondazione, e il 3rd Congress On Paediatric Palliative Care.

A Roma due congressi sulle cure palliative

Numerose le sollecitazioni e gli elementi di riflessione che sono emersi durante la quattro-giorni romana tra cui la consapevolezza che le cure palliative, nate come risposta della medicina ai bisogni dei pazienti che vanno oltre il “semplice” trattamento dei sintomi, si sono trasformate negli anni divenendo sempre più un movimento culturale che ha l’ambizione di abbattere il muro del pregiudizio della scienza nei confronti della morte. Le cure palliative, dunque, possono essere uno strumento utile anche per noi per aiutarci a vivere meglio il nostro tempo passando dal concetto di Κρόνος (il tempo che passa) al tempo inteso come Καιρός (il tempo opportuno). A Valentina, Elisa, Donatella e Giovanna ho chiesto di raccontarci il loro punto di vista sui due eventi.  leggi tutto…


Un ricordo speciale di Giovanna Cavazzoni nel libro di Cinzia Sasso

Di Giovanna Cavazzoni ho un ricordo speciale. Era uno scricciolo, davvero non riuscivi a capire come un corpo così minuto potesse avere dentro una forza così immensa (…). Sono andata a salutare Giovanna per l’ultima volta insieme a mio marito. Era il 12 maggio 2016. Era il giorno del suo compleanno, 85 (…). Era in una stanza dell’hospice, la casa che ha fondato per dare alle persone che non ce l’hanno un posto decoroso dove morire. Le stanze non hanno il numero, hanno il nome di un fiore. La stanza di Giovanna si chiama dalia. L’unico consiglio di amministrazione dove sia entrato mio marito è stato quello Vidas. Giovanna lo amava molto. Era nel letto, ma prima di salutarci ha voluto che le mettessero un foulard per coprire i capelli, che non erano in ordine. Ha trovato un po’ di forza. Ci ha abbracciato, baciato. Sapevamo tutti che sarebbe stato per l’ultima volta. È morta otto giorni dopo.

Così Cinzia Sasso nel suo libro “Moglie” ricorda Giovanna, con quell’affetto vero che, io testimone, ho vissuto nei loro incontri, fatti di racconti, serenità, risate complici come solo alcune donne sanno fare.

Il libro di Cinzia Sasso - "Moglie"

Con Giovanna, altri e molti ritratti si alternano nel libro. leggi tutto…


La riconoscenza a Giovanna Cavazzoni

Non è sempre così scontato trovare le parole giuste per ricordare una persona, soprattutto una persona speciale com’era la nostra Giovanna Cavazzoni. Credo che, per chi era presente al primo incontro dei Seminari sulla “Riconoscenza”, l’emozione sia stata forte quando Veronica Notarbartolo, da tanti anni membro del nostro Comitato Scientifico e amica Vidas, con parole lievi e delicate ma di grande profondità e sincera ammirazione ha ricordato Giovanna. Pensieri e immagini che chiunque abbia avuto l’onore di conoscerla ha accolto come regalo prezioso. Quindi grazie Veronica e a voi buona lettura (e appuntamento al 9 novembre con la seconda serata).

cavazzoni cantiere

Vorrei aprire questi Seminari con un breve ricordo di Giovanna Cavazzoni. Con un nodo in gola, perché sono i primi Seminari in cui Giovanna, dopo 30 anni, non è seduta in prima fila, attentissima. leggi tutto…


Cogliere l’unicum in ogni incontro

Rita è una volontaria figlia del corso dell’anno passato e ha quasi concluso il suo tirocinio. Grazie alla sua disponibilità è attiva sia in hospice che a domicilio e dalle sue parole emerge la capacità di cogliere l’unicum in ogni incontro. Una lezione di vita che Vidas ci insegna quotidianamente e che non bisogna dare per scontata.
Sollecitare i volontari a scrivere per il nostro blog e leggere le loro parole è un dono.

Cogliere l'unicum in ogni incontro - Foto di ©Alberto Calcinai

Carissima Monica,
quando ho letto la tua mail, ho chiuso gli occhi per un istante e, come in una pellicola, mi sono passate davanti tutte le immagini relative a questo mio primo anno in Vidas.

Il mio primo colloquio con voi, il corso frequentato, il giorno in cui comunicavate il setting assegnato ad ognuno di noi… quante emozioni! Quanta ansia e quanta preoccupazione per ciò che iniziavamo a fare!

E poi… il primo giorno in hospice insieme con il tutor, il primo giorno in casa di un paziente per l’assistenza a domicilio e ancora l’hospice e poi ancora il domicilio… E così è volato il primo anno tra ansie “da prestazione” e ansia per la “gestione” del proprio cuore!

Ora tu chiedi un “incontro che ha lasciato il segno”, ma cara Monica io non riesco proprio ad individuartene uno in particolare.

Per me ogni momento trascorso con ognuno di voi, con i pazienti e i loro parenti nel hospice, con le famiglie nel domicilio, è sempre stato un momento “unico”: sono tutti “unici nella loro particolarità e diversità”, “unici nelle proprie espressioni di vita”.

Unici perché per ognuno c’è stata un’ emozione diversa, a volte più intensa, a volte più mite, ma farne una classifica o metterne uno sul podio per me significherebbe come fare un torto a tutti gli altri.

Richiudo ancora gli occhi e le rivedo tutte le persone con cui sono venuta a contatto e tutte, con nessuna esclusione, tutte ora occupano un piccolo spazio nel mio cuore e so che li’ rimarranno per sempre.

Scusami, forse ti ho deluso, ma ciò che ti ho scritto è ciò che provo.


Le 56 ore di dignità negata al signor Marcello C.

È accaduto nell’anno, non certo di grazia, 2016. Un uomo malato terminale è stato parcheggiato (proprio così) nel reparto di pronto soccorso dell’ospedale San Camillo di Roma per 56 ore, in una sala dove vengono tenuti i pazienti in codice giallo e verde, i meno gravi. Finché non è sopraggiunta la morte mentre i parenti si affannavano a porre labili scudi in difesa di una dignità travolta e negata.

La cartella clinica non lasciava spazio a dubbi. Ma non è il dubbio che ha accompagnato gli ultimi istanti di vita di Marcello Cairoli, ma un’altra, gravissima malattia endemica, l’indifferenza, il vero flagello che affligge la nostra società.

Le 56 ore di dignità negata al signor Marcello C.

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Storia di una principessa e della sua forchetta

Un libro per ragazzi. Forse. O forse un libro per ragazzi e ragazze ma non solo!

Leggere Storia di una principessa e della sua forchetta” di Annalisa Ponti ha voluto dire per me fare un bel tuffo nel passato, ritrovandomi catapultata in una realtà lontana – persino magica – ma dove ho ritrovato dinamiche relazionali vicine e straordinariamente attuali. Le stesse dinamiche che viviamo quotidianamente non solo come uomini e donne ma anche come professionisti delle cure palliative.

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“La storia delle mie tette”, irriverente graphic novel sulla vita (e il cancro)

Il reparto fumetti delle librerie mi attrae sempre e lì ho trovato, in una pigra giornata d’estate, La storia delle mie tette. L’irriverente graphic novel di Jennifer Hayden guarda alla vita da un punto di vista del tutto originale: il seno della protagonista, anzi le sue tette.

la storia delle mie tette cover

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