Bio testamento: un’aula piena e l’altra triste e vuota

Ho due immagini che non riesco a cancellare dalla memoria. Evidentemente il mio sistema operativo, impropriamente chiamato cervello, fa le bizze.
La prima è di poche sere fa, nella bella sede del centro congressi della Fondazione Cariplo di Milano. L’altra immagine, speculare, la offre la casa di tutti gli italiani, l’aula di Montecitorio.

Biotestamento - confronto aule

Andiamo con ordine. leggi tutto…


Alle donne che tutti i giorni mi insegnano qualcosa

M aveva una cascata di ricci color oro come era il suo cuore. A aveva 19 anni e lentamente con calcolata ossessione ha distrutto il suo corpo di donna forse per rendersi invisibile in un mondo che non voleva più. I ha perso il marito giovane, donna nel pieno della vita, sta crescendo i suoi figli con la forza e la determinazione di una leonessa.

Alle donne che tutti i giorni mi insegnano qualcosa

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Fine vita e alleanza tra medico e paziente

Si fanno sempre più pressanti gli appelli per una legge sul fine vita, ora in discussione alla Camera. L’intervento di Enzo Bianchi, fondatore della comunità di Bose, su la Repubblica di martedì 21 febbraio sottolinea la

necessità e urgenza che ai cittadini sia consentito di redigere un testamento biologico o una dichiarazione anticipata avente rilevanza legale che precisi le condizioni auspicate per il proprio fine vita.

Foto di ©Alberto Calcinai

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Tenere per mano chi sta per morire è un “inno alla vita”

Le parole di Mariarosa Lonzar, volontaria Vidas da 15 anni, sono la conferma di come tenere per mano chi sta per morire sia un “inno alla vita”. Ricordarci del valore del tempo e del limite del tempo che non conosciamo. Ognuno di noi lo declina a modo proprio ma è una lezione di vita che è la miglior risposta all’immancabile domanda “Come riuscite a fare questo lavoro?”.

Foto di ©Alberto Calcinai

Recentemente mi è stato chiesto di parlare dalla mia esperienza in Vidas.
In questi 15 anni la mia vita si è affiancata a quella di molte persone che si trovavano in un momento molto delicato della propria esistenza: si preparavano a lasciare la vita su questa terra.

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“Sully” e il fattore umano

Il film di Clint Eastwood “Sully, attualmente nelle sale, racconta una storia vera accaduta a New York nel gennaio del 2009: il caso eccezionale di un ammaraggio d’emergenza di un volo di linea appena decollato dall’aeroporto La Guardia, causato dallo spegnimento di entrambi i motori per la presenza di uno stormo di uccelli nelle gondole delle prese d’aria. Le procedure d’emergenza prevedevano il rientro immediato ad un aeroporto alternativo, ma il comandante valutò che le condizioni di volo non sarebbero state sufficienti per un atterraggio planato in sicurezza, così decise di non applicare la procedura standard prevista dal manuale e di ammarare nell’Hudson. Una scelta imposta dalla lucida valutazione delle condizioni che rendevano impossibile l’atterraggio consigliato dalla torre di controllo, data dallo scarto di tempo tra l’accertamento dell’avaria dei motori e il momento della scelta operativa: il fattore umano.

Sully. Il fattore umano fa la differenza

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Quando si è perso qualcuno…

So, anche per esperienza diretta, quanto la perdita di qualcuno a cui eravamo molto legati può diventare un’esperienza molto dolorosa, qualche volta insopportabile. Altre volte si può semplicemente sentire il bisogno di dare spazio al ricordo e alla narrazione. Altre volte, quando non c’è stato il tempo o la possibilità, si vorrebbe trovare il modo di comunicare ancora con chi ci ha lasciato, di dirgli cose mai dette, di poter compiere tutto quanto è invece rimasto sospeso. In alcuni casi, poi, ci si vergogna di quello che si prova e così si evitano i rapporti umani.

Perdita

Ecco perché, quando tra noi psicologhe di Vidas ci siamo chieste come possiamo dare una mano a chi resta per elaborare il lutto, la nostra mente ha spaziato in più direzioni e ci siamo raccontate le nostre perdite e gli “aiuti” che ci sono arrivati. Anche noi abbiamo perso persone importanti e il fatto di fare il nostro mestiere non ha reso le cose più facili: il dolore è dolore. Ma il supporto può arrivare in più modi.

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Pet therapy a supporto delle cure palliative

Ricordo perfettamente quando quasi sei anni fa abbiamo iniziato questo cammino con Silvia e Milo della Maith e l’arca di Noè degli animali che sono venuti in casa Vidas. Il primo amore non si scorda mai e Moka e Toffy, i primi cani che abbiamo conosciuto, hanno un posto speciale nel nostro cuore e credo noi nel loro visto che quando imboccano via Ojetti cominciano ad agitarsi. Abbiamo iniziato ed ora fanno parte della grande famiglia di Vidas. Lo racconta Silvia in questo post.

Un ricordo della pet therapy

Sempre più frequentemente si affronta il tema di una medicina “umana” che si ponga nei confronti del malato non in quanto tale ma come persona nella sua interezza; i sentimenti, le relazioni personali, tutto un insieme di fattori rende ogni paziente unico. Le cure palliative si occupano in maniera attiva e totale dei pazienti colpiti da malattia.

La definizione di cure palliative è derivata dal termine latino pallium (il mantello che ti copre, ti protegge), sinonimo di assistenza (ad-sistere = “stare (seduto) accanto”), accoglienza e, più precisamente, adesione solidale e supporto ai malati e al loro nucleo famigliare ed affettivo, nonché sollievo al dolore.

In hospice l’ambiente è accogliente, sereno, l’obiettivo è affermare la vita fino in fondo, con dignità. Da quasi sei anni con la nostra associazione Maith ci siamo affiancati a Vidas per intraprendere un progetto (allora) pionieristico di pet therapy a supporto delle cure palliative. leggi tutto…


Cosa significa essere referente dei volontari

Caterina ha accettato di candidarsi quale referente dei volontari Vidas con l’entusiasmo, l’energia e il sorriso con i quali affronta la vita. Oramai sono sei mesi che partecipa alle riunioni del consiglio e che porta la parola ed il pensiero dei volontari e qui ci racconta le prime impressioni del suo nuovo impegno.

Il gruppo volontari

Cosa significa essere referente dei volontari? Immagino che molti se lo chiedano e siccome un po’ me lo chiedo anch’io… ho pensato che potesse essere interessante scrivere due righe e condividerle con tutti voi.

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Una originale strenna natalizia per i dipendenti

Il 21 dicembre scorso abbiamo ricevuto un regalo insolito ma tanto bello che abbiamo voluto condividerlo con voi. Sonia ce lo racconta in breve…

Una originale strenna natalizia per i propri dipendenti, quella di Roberto Porta, dirigente della Schaeffler Italia S.r.l. Un incontro in Casa Vidas aperto ai lavoratori, senza particolari obiettivi, se non quello di offrire un’opportunità di scambio reciproco che è avvenuto mercoledì 21 dicembre.

originale strenna natalizia dipendenti

Un gruppo di circa 15 persone, dipendenti dell’azienda, è venuto in visita: all’inizio una chiacchierata informale per raccontare cosa sono le Cure Palliative, qual è la filosofia di Vidas e testimoniare le diverse competenze dell’équipe. Poi un po’ di domande e risposte e infine un giro con accompagnatore in tutta la struttura, con la possibilità di proseguire il dialogo mentre si guarda, si ascolta, si respira questo luogo e, infine, un brindisi natalizio con fotografia di gruppo. leggi tutto…


A Roma due congressi sulle cure palliative

Roma caput mundi. Così è stato dal 16 al 19 novembre scorso, quando la capitale ha ospitato ben due congressi sulle cure palliative: il XXIII congresso organizzato dalla Società Italiana di Cure Palliative (SICP), a trent’anni dalla sua fondazione, e il 3rd Congress On Paediatric Palliative Care.

A Roma due congressi sulle cure palliative

Numerose le sollecitazioni e gli elementi di riflessione che sono emersi durante la quattro-giorni romana tra cui la consapevolezza che le cure palliative, nate come risposta della medicina ai bisogni dei pazienti che vanno oltre il “semplice” trattamento dei sintomi, si sono trasformate negli anni divenendo sempre più un movimento culturale che ha l’ambizione di abbattere il muro del pregiudizio della scienza nei confronti della morte. Le cure palliative, dunque, possono essere uno strumento utile anche per noi per aiutarci a vivere meglio il nostro tempo passando dal concetto di Κρόνος (il tempo che passa) al tempo inteso come Καιρός (il tempo opportuno). A Valentina, Elisa, Donatella e Giovanna ho chiesto di raccontarci il loro punto di vista sui due eventi.  leggi tutto…