Responsabilità della vita

Da qualche tempo ho scovato due capelli bianchi. Sarà forse anche colpa loro o saranno le molte responsabilità cui il ruolo di direttore sanitario mi ha posto di fronte. Di certo sarà che quando, quasi vent’anni fa, mi sono innamorata delle cure palliative, avevo molte più risposte e ora ho molte più domande. Sta di fatto che da un po’ dico che ho bisogno di riavvicinarmi alla filosofia. Lo dico anche ai miei figli: “Sbrigatevi a crescere che la mamma deve iscriversi a Filosofia”. Loro mi guardano perplessi, persi tra il neolitico e il teorema di Pitagora.

Ed ecco che scopro che Umberto Veronesi, il medico, e Giovanni Reale, il filosofo, si sono messi a ragionare e dissertare insieme sulla “Responsabilità della vita, un libro in uscita oggi.

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La mia prima volta al Festival del Fundraising

Quest’anno sarò per la prima volta al Festival del Fundraising, il più grande evento italiano per chi si occupa di raccolta fondi. Sono elettrizzata all’idea di trovarmi per 3 giorni insieme a tanti colleghi con più esperienza di me con cui condividere successi e insuccessi e da cui imparare come dialogare proficuamente con i sostenitori e come coinvolgere nuovi potenziali donatori.

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Addio a Ottavio Missoni e al suo grande cuore pieno di colori

Ieri Mariangela Melato, oggi Ottavio Missoni. Se n’è andato un altro caro amico di Vidas.
Lo ha fatto in silenzio, con il garbo e la misura che costituivano il tratto peculiare della sua personalità.
Uno stile di vita che non è venuto meno anche qualche mese fa, quando un atroce destino gli ha tolto uno degli amati figli, scomparso nei mari del Venezuela. Una perdita che ha duramente provato il cuore del grande atleta d’un tempo.

 

A proposito di cuore, di grande cuore, mentre scrivo tengo sott’occhio una fotografia che ci è cara.
La didascalia dice: “A Milano servono mattoni per realizzare il progetto Vidas, la casa ospedale per i malati di cancro”. leggi tutto…


Cucina con il trucco e aiuti Vidas

Caterina,  volontaria Vidas da cinque anni, è una donna sempre sorridente e tranquilla. La definerei un po’ zen forse perché so della sua cultura buddista e sicuramente una delle ragioni che l’hanno avvicinata a Vidas è stato crescere avendo ben presente che la morte è certa, il momento è incerto.

Ha scritto un libro di cucina dal titolo “Cucina con il trucco”  e ha deciso con generosità di devolvere il suo compenso a noi di Vidas. Le ho fatto una semplice domanda: «Un libro di cucina? Perché?». Ecco quel che mi ha risposto.
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Un bacino sulla guancia, un regalo grandissimo

Questo racconto di Gianfranco, che ci ha accompagnato durante il nostro settimo incontro di medicina narrativa, racconta la nostra difficoltà di assistere un bambino morente, in quanto evento contro natura: ne siamo coinvolti, emotivamente, e spesso sono loro a condurre le “regole” dell’assistenza e della relazione… e nella sofferenza sanno regalare a chi li sa ascoltare doni unici come un “bacino” che non dimenticheremo mai.

Eccoci di nuovo qua. Cerco di ripartire e provare a scrivere quello che ho in testa e che da un po’ di tempo cerca di uscire. Ma non è semplice: sembra che riesca a mettere su carta con più facilità le emozioni negative, quelle che tormentano sia l’anima che il corpo ma stranamente sto vivendo un periodo di insolito benessere emozionale e sinceramente faccio fatica. Desidero, però, condividere con voi un’esperienza: ricorderete certamente l’ultima bambina che abbiamo ricoverato e i problemi che tutti noi abbiamo affrontato.

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Vincenzo ha gli occhi che ascoltano

Vincenzo, ultimo nato volontario autista in casa Vidas. Chiedo a Federica, la mia compagna di scrivania , “com’è Vincenzo?”. Lei, che solitamente è un fiume in piena, mi dice semplicemente: “ Vincenzo ha gli occhi che ascoltano ed è dolcissimo”. “Lo sposo!!!” penso io. Ci ha raccontato anche lui, come già Michela, il suo primo giorno ed è già cuore Vidas.

 L’esperienza di ieri è stata bellissima! Come mi è servito aspettare così tanto tempo prima di essere messo sul campo, credo di essermi preparato dentro di me ad essere vicino a persone consapevoli che tutto per loro sta finendo.

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Non più soli nel dolore

L'immagine della campagna del ministero della Salute per la diffusione della legge 38/2010

Prosegue il lavoro di adeguamento delle diverse realtà di cure palliative alla legge 38/2010 e alle successive normative regionali. L’indagine svolta da Age.Na.S., di cui sono stati pubblicati i risultati sul Corriere Salute e che ha visto Vidas tra i protagonisti, conferma che solo un’organizzazione forte e ben strutturata può offrire risposte appropriate a domande che nella fase ultima della vita sono molteplici e talvolta incalzanti.

Un’équipe multiprofessionale e interdisciplinare, composta da personale formato e dedicato, risposte adeguate 24 ore su 24 ogni giorno dell’anno, un piano assistenziale individualizzato capace di modularsi in tempo reale in base alle esigenze del paziente e della sua famiglia leggi tutto…


Il dolore e la morte nell’Espressionismo

Vi ho già raccontato qui come i venti di guerra del primo conflitto mondiale riportarono gli artisti alla dura realtà dopo la sfolgorante parentesi della Belle Epoque. Già nel primo decennio del Novecento le avanguardie artistiche esplodono fragorosamente, rompendo ogni convenzione di rappresentazione naturalistica attraverso l’uso distorto del colore e della forma.

Già nel 1897 un pittore come il belga James Ensor nel suo “Le maschere e la Morte” trasfigurava la sofferenza dell’uomo attraverso rappresentazioni grottesche attorno alla morte raffigurata da uno spaventoso teschio. leggi tutto…


Le mille vite e i tanti modi per dirsi addio

“Così è la vita”, mai titolo più azzeccato. Il libro di Concita De Gregorio è un cammino tra ricordi di vita personale, film, libri, saggi, testimonianze in cui si parla di addii, dei tanti modi di dire addio. Una scrittura leggera, lieve, mai soffocante che sembra portare il lettore in una galleria di quadri, immagini di memorie che possono appartenere ad ognuno di noi.

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Aiutare gli altri dalle retrovie per dire grazie ricordando la mia mamma

11 anni fa in questa notte di Aprile moriva la mia mamma Emanuela.
52 anni di vita spesa per noi tre figli, piena di sacrifici, in attesa di sistemarci tutti prima di godersi la sua di vita, prima di fare un viaggio o prendere un aereo.
8 anni di malattia, la stessa che portò via sua madre quando lei aveva 17 anni, un intervento, la speranza e poi, 5 anni dopo, quando pensi di vedere la fine del tunnel ecco la sentenza senza appello.

Me lo ricordo ancora quel giorno in cui un giovane ed imbarazzato dottore disse a mia madre che non le avrebbe fissato altri appuntamenti ma scrisse su un foglietto un nome dicendole: “chiami questa associazione”. Lessi il nome e chiusi gli occhi: Vidas… non ci sarebbe stato ritorno.
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