Gianfranco Piacentini, “l’amico dei pensieri”

Il 27 luglio 2008 moriva nell’hospice di via Ojetti Gianfranco Piacentini, fine umanista, letterato, compagno per un lungo tratto di vita di Giovanna Cavazzoni e con lei socio fondatore di Vidas.
Scrisse Giovanna in quei giorni: “Dopo 26 anni ho perso l’amico dei pensieri, ma anche se la nostra storia è stata interrotta, quel capitale è lì per chi verrà o vorrà”.

Ebbene, quel capitale è capitato anche a me d’intaccarlo. Ne ho goduto nelle molte sere fatte di chiacchiere davanti a una collina di arachidi che si formavano sul tavolo, frutto di conversazioni che spaziano nell’infinito del nulla che producono, ma forse proprio per questo d’ineguagliabile necessità.

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Il cibo per il corpo e per la mente

“Mangia… mangia… mangia amore mio!”. Questa è una frase che da tanti anni sento ripetere insistentemente al proprio caro affinché si nutra per reagire alla malattia e al deperimento organico. Spesso questa esortazione nasce dal bisogno del caregiver di voler contribuire attivamente al rallentamento del decadimento fisico sempre più evidente con il peggioramento della malattia mentre la silhouette della morte si delinea progressivamente.

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La solitudine di nonna Ester e di Mario il giramondo

Meglio soli che male accompagnati, recita un vecchio detto. Pensato da qualcuno che la solitudine vera, certamente, non sapeva cosa fosse. Di certo nonna Ester non la pensava alla stessa maniera, dato che per sfuggirvi si è inventata nientemeno che una rapina.

Lunedì mattina alle 9 arriva al centralino del 113 una telefonata in cui un’anziana signora lamenta di essere stata legata e rapinata. Una pattuglia accorre prontamente ma subito si capisce che c’è qualcosa di strano: è la signora Ester ad accogliere gli agenti, col vestito della festa in ordine e la messa in piega.

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La solitudine dei maturandi

“Mi spieghi il perché di questa morbosa attenzione per i temi della maturità?” mi ha chiesto ieri a cena mio marito. Confesso che non ho saputo dare risposta, se non che anche io alle tracce avevo già prestato attenzione. Sarà che è una tappa da cui tutti – o quasi – siamo passati. La prima prova, quella di italiano, unisce tutti i maturandi dal blasonato liceo classico al più bistrattato istituto professionale. E poco importa se gli intervistati nei grandi giornali escono sempre dai più patinati licei del centro, l’elaborato migliore potrebbe provenire dal più sperduto plesso di provincia quando in campo c’è il tema della solitudine.

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Facciamo casino!

Grazie al progetto di alternanza scuola-lavoro, abbiamo conosciuto ragazzi curiosi, attenti e pronti a mettersi in discussione, giovani uomini e donne molto più maturi e consapevoli di quanto si creda solitamente.

E naturalmente, ogni volta, ci auguriamo che l’esperienza fatta in Vidas sia non solo formativa, ma anche di crescita a un livello emotivo.

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La visita alla Casa Sollievo Bimbi e l’emozione di un vecchio cronista

Capita al vecchio cronista di scrivere di una conferenza stampa. Meglio, è capitato, centinaia di volte nel lungo percorso di lavoro che lo ha condotto sulla riva di Vidas, con l’orgogliosa definizione di volontario della penna.

Tuttavia lo scorso lunedì 28 maggio, al seguito di colleghe e colleghi fatalmente assai più giovani, è capitato altro. Diciamo pure emozioni, senza timore di apparire un ingenuo d’antan, in un mondo troppo abituato a misurare secondo i rituali dell’apparire.

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La tessera Vidas per Papa Francesco

Dico sempre che i nostri volontari sono straordinari…
Giordano, furia della natura, generosissimo, empatico e sempre abbronzato (lo vedi e ti viene da sorridergli), non ce l’ha fatta: potendo parlare al Papa, gli è venuto dal cuore di parlare di Vidas e regalargli la sua tessera Vidas.
Mi dico io… Noi “Siamo Vidas”… Dentro. Lo si sente, e lo si sceglie.

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Cogliere l’istante

“- Alice: Per quanto tempo è per sempre?
– Bianconiglio: A volte, solo un secondo.”

Giovanni, volontario in Casa Vidas, probabilmente risponderebbe come Bianconiglio. Istanti, secondi, attimi di vita che sono luce, che aprono cuore e mente e che ci aiutano a crescere.

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Ti ricordo al fiorire del glicine

È tornato a fiorire il glicine e ogni volta che lo vedo non posso non pensare a te, caro prof.

Ricordo, come fosse oggi,  quando ci parlasti del glicine che si arrampicava sul tuo balcone e di come attendevi la fioritura ogni primavera.

Ho sempre il timore di trovare tra i molti nomi che ogni giorno incontro un nome conosciuto e così è stato con te.

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La fine e il principio

Per riuscire a lasciare qualcuno (o qualcosa) spesso abbiamo bisogno di un ultimo incontro, un saluto che ci fa nello stesso tempo prendere coscienza del distacco. Sapere che è l’ultima volta cambia molto le cose.

È il senso umano della fine e del principio, un momento saliente, quasi un rituale. Il più semplice forse dei riti di passaggio per incamminarsi verso il proprio destino, cioè per voltarsi, abbandonare e da lì in poi “fare a meno”.

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