Davide il Drago

Le cure palliative pediatriche sono il corredato di un tempo della vita che non dovrebbe mai toccare a un bambino, il tratto finale – il periodo subito dopo il quale non c’è più niente.

Così inizia la chiacchierata con Michele Grillo, conosciuto in veste di presidente dell’associazione Davide il Drago, nata dopo la perdita di suo figlio più piccolo, sette anni, nell’ottobre 2013, per un sarcoma delle parti molli. La vita di Michele si è spaccata in due il 25 ottobre di tre anni fa – un colpo di lama netto tra il prima, con una famiglia fatta di un uomo e una donna sposati dal ’98 dopo un amore di 11 anni e i loro due figli, Davide e Tommaso, che oggi ha 16 anni, e il dopo. Ho voluto chiedergli cosa fosse stato quel periodo, i due anni della malattia di un bambino così piccolo.

Michele Grillo, presidente dell'Associazione Davide il Drago

Quando si è ammalato Davide era all’ultimo anno di scuola materna, si era a febbraio 2012.

L’inizio è lo spaesamento, non sai nemmeno in quale ospedale devi andare, finché la malattia ha un nome e cognome – e la vita viene stravolta. leggi tutto…


Giovanna Cavazzoni, cittadina benemerita di Milano

Volontaria nel cuore e nell’operato, donna delle utopie e insieme di profondo rigore e pragmatismo, una vita dedicata ai più soli e sofferenti. Così la “cittadina benemerita di Milano” Giovanna Cavazzoni è stata ricordata in un’intensa cerimonia nell’aula consiliare di Palazzo Marino il 12 settembre scorso.

Giovanna Cavazzoni nel cantiere di Casa Vidas

Ambrogino d’Oro, cavaliere, grandi onorificenze sino a quella d’ufficiale al merito della Repubblica. Un cursus honorum meritato, che tuttavia Giovanna amava schivare con il consueto sorriso e una frase spiazzante:

Sono null’altro che una questuante a vita, solo con questo impegno costante posso garantire assistenza e gratuità per i più bisognosi.

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“Non è mai troppo tardi”

Poche, nella vita, sono le cose democratiche: la nascita, la malattia e la morte. Giovani e vecchi, poveri o ricchi, tutti siamo uguali davanti a questi misteri della nostra vita. È così che i protagonisti di “Non è mai troppo tardi, lo squattrinato meccanico Carter (Morgan Freeman) e il ricchissimo magnate Edward (Jack Nicholson), si incontrano in una camera di ospedale, entrambi malati di cancro. Sarà la condivisione dell’esperienza della malattia a sancire la loro amicizia.

Non è mai troppo tardi

Scopertisi terminali, i due stilano una “bucket list” (tradotta in italiano come “lista del capolinea”) di cose da fare prima di morire: più filosofica la versione iniziale di Carter, più avventurosa grazie alle aggiunte di Edward. leggi tutto…


L’invecchiamento è una malattia?

In seconda elementare i miei figli hanno studiato una semplice verità, che probabilmente nel corso del tempo tendiamo a dimenticare: siamo esseri viventi. E gli essere viventi hanno un ciclo vitale: nascono, si nutrono, crescono, si riproducono e muoiono.

Diciamo che di questo ci piace tutto tranne l’ultima parte. La corsa a non invecchiare mai altro non è che fuga dalla morte. E non è una scoperta dei giorni nostri.

L'invecchiamento è una malattia?

Il mito di Eos e Titone ci insegna però che immortalità ed eterna giovinezza non sono la stessa cosa. leggi tutto…


Ultima Madre

Ricevere un libro dalle mani dell’autore è un’esperienza davvero emozionante soprattutto se chi scrive è una persona che fa parte della tua vita. Ma quando ti accorgi, leggendo il libro, che si tratta di un romanzo autobiografico ecco che le emozioni lasciano spazio alla gratitudine.

Ultima madre

Aveva voglia di scrivere e dunque l’avrebbe fatto, così come aveva mangiato le sarde e bevuto il prosecco. A lei piaceva scrivere, le era sempre piaciuto e questo bastava.

Poche parole capaci di descrivere bene Sonia Ambroset, autrice del romanzo Ultima Madre, europa edizioni. leggi tutto…


Quando il respiro si fa aria

È successo che questa primavera un collega e amico da sempre in prima linea nella lotta contro il fumo abbia condiviso su un social network la copertina di “Quando il respiro si fa aria” di Paul Kalanithi, creando in me una certa curiosità.
È accaduto poi che la mattina dopo si sia presentato in hospice l’Ing. De Santis, storico amico del Vidas, con un cospicuo numero di copie proprio di quel libro destinate agli operatori. Una delle copie era per me.
Inutile dire che la coincidenza mi ha spinta a divorare il libro. Ne è valsa la pena.

Quando il respiro si fa aria

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Al giardino ancora non l’ho detto, diario di Pia Pera

Pia Pera è morta il 26 luglio.

“Al giardino ancora non l’ho detto” è il suo diario, il diario di una donna colpita da una malattia che non perdona e che, togliendo poco alla volta autonomia e futuro, trasforma i ritmi del quotidiano:

C’è sempre un chiacchiericcio di fondo, sempre gente in casa, restate soli con se stessi è un lusso raro, trovarsi faccia a faccia con l’Ignoto uno stato di grazia.

Al giardino ancora non l'ho detto

Ma la malattia è soprattutto occasione per compiere un viaggio verso la consapevolezza leggi tutto…


In punta di piedi

Ci sono libri che ti sorprendi a leggere tutto d’un fiato… Vuoi perché sono scritti bene, vuoi perché riconosci come tuoi alcuni tratti dei personaggi che incontri, vuoi perché lo stile narrativo è accattivante e sei curioso di sapere come va a finire, vuoi perché quella lettura te l’ha consigliata la persona giusta nel momento giusto.

Un mix di tutto questo e, forse, molto di più mi ha portato a leggere in soli due giorni le 259 pagine dello straordinario romanzo di Riccardo Betti, Ettore Biagi e Fabiola Abbate In punta di piedi, edito da Ibiskos Editrice Risolo.

In punta di piedi

Un libro che mi ha stimolata come medico ma non solo: tanti gli spunti di riflessione come mamma, figlia, moglie e persino paziente. Un libro che ancora una volta mi ha aiutata a comprendere lo straordinario potere terapeutico della scrittura. Un libro pieno di emozioni, di colore, di vita, un viaggio attraverso gli sguardi pieni di speranza, di paura, di dolore, di fiducia, di determinazione dei vari personaggi – davvero tanti! – che si susseguono e che vengono raccontati per quello che sono in realtà: persone, normali. Un libro, infine, che non sottoscriverei in ogni suo capitolo ma di cui vi consiglio caldamente la lettura. Perché?

Sei anni, capelli castani leggermente lunghi, due occhi grandi, quasi troppo, così vivaci e brillanti al punto che già illuminavano la stanza ben prima che sua madre accendesse la luce.

Questa una delle prime descrizioni di Gabriele la cui storia – sono certa – conquisterà anche voi. Avrete la possibilità di riscoprire l’importanza dei particolari e la bellezza delle cose semplici nella vostra vita, ad esempio. A me ha ricordato anche come sia importante il lavoro d’équipe e come dietro a donne e uomini di successo ci siano sempre e inevitabilmente gruppi di lavoro e famiglie solidi… non perché fatti di eroi o persone straordinarie ma perché tutti coloro che ne fanno parte, uomini e donne normali, sono capaci di andare oltre il proprio io e di mettere passione e conoscenze in progetti condivisi sapendo rimanere uniti sempre, nella cattiva sorte e – cosa non facile né scontata – nei momenti di successo. Ma qui mi fermo e lascio a voi il gusto della scoperta.

Buona lettura, dunque, e se ne avrete voglia io sarò qui per un confronto!


21 luglio 2006: il primo giorno dell’hospice

Il 21 luglio resterà per noi e per voi, nostri cari e fedeli accompagnatori, una data storica, indimenticabile: l’hospice ha cominciato ad esistere. Lo hanno fatto vivere i primi malati. Una nascita, lo sapete, tante volte annunciata, ma un inizio tanto bello ed originale proprio nessuno se lo sarebbe immaginato. Ve lo raccontiamo così, come si è svolto.

Il primo giorno di Casa Vidas

“Sì, grazie. Un goccio di Bonarda, di quella buona: mi piace tanto!” fu la risposta all’infermiera che le chiedeva quale bevanda preferisse.

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Quanto ci hai insegnato, Sara

Sara è stata una delle prime piccole creature arrivate bisognose delle nostre cure da quando la Signora Cavazzoni annunciò il progetto della Casa Sollievo Bimbi. L’incontrarla, per noi, ha avuto un significato ancor più forte, se possibile. Una prima creatura consapevole lei stessa, questo il tratto più deciso. Quanto ci ha insegnato, con la sua forza, la sua schiettezza, la sua capacità empatica. Il suo essere bambina trasformata in piccola adulta dalla malattia.

Sara

Così la ricorda la sua mamma:

Sara è la mia Principessa…
Mi manca tanto tanto…
Piccola Sara tu sei la mia Principessa…
Piccola Sara… tu sei stata la mia Principessa…
e anche adesso sei la mia Principessa, in cielo…
Sei sempre nel mio cuore…
Io sono viva e tu sei viva dentro di me….
Mi manchi tanto tanto, Sara….

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